Articoloconciliazione - genitorialità - politiche - precarietà

Un bonus per le assunzioni di
genitori disoccupati e precari

foto Flickr/Jason Matthews

L'Inps riapre la banca dati per l’occupazione dei giovani genitori. Ci sono ancora 9 milioni di euro per incentivare le assunzioni di madri e padri disoccupati o precari. Un piccolo sostegno contro il gender gap?

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Ci sono ancora 9 milioni di euro per promuovere il connubio tra genitorialità e lavoro, lo fa sapere l'Inps che riapre le iscrizioni alla Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori[1]. Le aziende che assumono giovani madri e padri disoccupati o precari potranno così beneficiare di uno sgravio contributivo pari a 5.000 euro (ogni datore di lavoro può godere dell’incentivo per un massimo di 5 lavoratori). Il bonus è una misura "neutra", ma, se adeguatamente veicolata, potrebbe costituire un incentivo per le donne che, come noto, sono più penalizzate dal mercato del lavoro soprattutto dopo la nascita di un figlio.

In cosa consiste nello specifico la misura? Innanzitutto, è rivolta a lavoratori e lavoratrici che non abbiano ancora compiuto 36 anni e genitori di un figlio non ancora maggiorenne.

Al fine di ottenere l’iscrizione nella citata banca dati INPS, i potenziali beneficiari devono essere disoccupati o titolari di:

  • contratto di lavoro subordinato a termine;
  • contratto di somministrazione (interinale);
  • contratto intermittente;
  • collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o contratto a progetto (co.co.pro);
  • lavoro occasionale accessorio.

Qualora invece il rapporto di lavoro sia cessato, occorre che gli interessati abbiano provveduto a registrare il proprio stato di disoccupazione presso un centro per l’impiego, un centro servizi per il lavoro o un'agenzia per il lavoro.

Per quanto riguarda le aziende, invece, avranno diritto al bonus, le imprese del privato, comprese quelle sociali e le cooperative, mentre sono esclusi dall’incentivo gli enti pubblici (economici e non), i gruppi parlamentari, le associazioni, e, in generale, i datori di lavoro non qualificabili come imprenditori. 

Inoltre, per ricevere il bonus, le imprese devono essere in regola con gli adempimenti previdenziali, e quindi in possesso del documento unico di regolarità contributiva (DURC), e non devono aver effettuato:

  • licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale, nei 6 mesi precedenti;
  • sospensioni dal lavoro o riduzioni dell’orario di lavoro per crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione industriale;
  • precedenti assunzioni di almeno 5 dipendenti utilizzando la stessa agevolazione.
  • il licenziamento (anche tramite impresa controllata o collegata), nei 6 mesi precedenti all’assunzione del lavoratore per il quale si chiede l’incentivo.

Il contratto di lavoro, che si andrà a sottoscrivere, dovrà essere a tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, e l’assunzione non dovrà rientrare tra quelle obbligatorie.

Per quanto attiene, invece, al contenuto economico della misura, trattandosi nello specifico, come accennato, di uno sgravio contributivo, l’azienda può compensare i contributi dovuti mensilmente con l’incentivo. Il bonus, infatti, è riconosciuto in quote mensili non superiori alla retribuzione mensile del dipendente.

Positivo, poi, che l’agevolazione sia cumulabile con altri incentivi esistenti, come quello per l’assunzione di disoccupati da oltre 6 mesi.

Al fine di individuare le potenzialità della misura, in ottica non solo di aumento occupazionale, ma di politiche di pari opportunità, sarebbe opportuno venisse effettuato un attento monitoraggio con dati disaggregati per genere. La misura si muove sicuramente nella direzione di voler incidere positivamente su più aspetti di vulnerabilità di lavoratori e lavoratrici (giovani, genitori e disoccupati), ma senza un’adeguata analisi delle effettive correlazioni positive, non si potrà avere la percezione della sua concreta efficacia.

NOTE

[1] Istituita in applicazione della legge nn. 247/2007 (articolo 1, commi 72 e 73) e regolamentata dal DM 19 novembre 2010 del Ministero della Gioventù e resa operativa dalla Circolare Inps 115/2011, la banca era stata chiusa temporaneamente al raggiungimento dell'80% del fondo, vale a dire 51 milioni di euro.