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Caso DSK. Sesso e potere,
ecco i numeri

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Dominique Strauss Kahn si è dimesso dalla carica di direttore generale del Fondo monetario internazionale, travolto dalle gravissime accuse che hanno portato al suo arresto: stupro e sequestro di persona, ai danni di una cameriera dell'hotel in cui alloggiava a New York.  Quattro giorni dopo l'arresto, DSK - che fino a pochi giorni fa era anche il probabile candidato del Pse per le presidenziali francesi del prossimo anno - ha mandato una lettera al board del Fmi: "nego ogni addebito, voglio proteggere quest'istituzione". Le sue dimissioni erano state auspicate, il giorno prima, dalle donne ministro presenti nella riunione dell'Ecofin, il consiglio dei ministri economici europei: nel quale per la prima volta le ministre hanno preso una posizione comune e contraria a quella dei colleghi maschi. Tra loro, c'è anche Christine Lagarde, che secondo quanto ha scritto nell'immediatezza delle dimissioni di DSK il New York Times,  potrebbe essere candidata alla successione nel ruolo del grand commis caduto in disgrazia. E sarebbe una buona notizia, finalmente.

Tra le tante questioni che caso DSK impone alla riflessione pubblica - a partire dal rapporto tra sesso e potere -, c'è infatti proprio quella della presenza femminile nelle posizioni apicali dei massimi organismi mondiali. Ci concentriamo qui in particolare su alcune istituzioni economiche internazionali. Partiamo proprio dal Fmi.   La poltrona che Strauss Kahn ha occupato dal 2007 a ieri, nella storia del Fondo -  dal 1951 a oggi - è sempre stata ricomperta da un uomo, e lo stesso è successo in tutte le altre istituzioni economiche internazionali. Nel board dei 24 direttori esecutivi, nominati dagli stati membri, c'è una rotazione tra nomi prevalentemente maschili. Andando a vedere il terzo anello, le posizioni di vertice della tecnostruttura, si trova che tra i "senior officials" del Fondo Monetario Internazionale le donne sono il 17%. Nelle massime istituzioni finanziarie europee le cose non vanno meglio, come mostrano le tabelle del database Women and men in decision making. Nel consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce), c'è una sola donna su 22 membri. Anche la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il Fondo europeo per gli investimenti (Fei) sembrano essere in linea: rispettivamente, il 15 e il 14 percento di donne nei loro consigli di amministrazione.

 

 Fonti: Fmi.

          Women and men in decision making database.

 

 Passando alle banche centrali, le cose non sembrano andare diversamente (per vedere la situazione stato per stato guarda Central banks.pdf). Nella media delle banche centrali centrali europee, gli uomini rappresentano ben l’82% contro il 18% delle donne. Per ogni donna ci sono ben quattro uomini all’interno dei consigli direttivi. In Germania, Cipro e Turchia non c’è nessuna rappresentante femminile nel board delle banche centrali. Le note positive vengono da Islanda e Norvegia, dove più del 40 percento dei membri sono donne. In Italia oltre a Mario Draghi, i membri del direttorio sono 17 di cui solo uno è donna. A breve il governatore Draghi potrebbe lasciare la Banca d'italia: dopo il pronunciamento dell’Ecofin in proposito, sembra sempre più in discesa il suo cammino del governatore della Banca d’Italia verso l'Eurotower, sede della Bce. Andrà nominato un nuovo governatore (girano nomi di papabili, tutti maschi), con conseguente rimpasto del consiglio direttivo. Potrebbe essere il momento buono per avere più donne nei massimi organi della Banca d’Italia?

 

Note: Women and men in decision making database

Posizioni considerate: governatori e i membri di tutti i principali organi decisionali

Principali fonti di dati: siti ufficiali