Storie

La pandemia ha avuto e sta avendo un forte impatto sulla salute mentale delle persone, e le ricerche ci stanno mostrando come a soffrire siano soprattutto bambini, bambine e adolescenti. Una rassegna dei primi dati disponibili

Crescere durante
una pandemia

6 min lettura
Foto: Unsplash/ Annie Spratt

Lo stretto legame tra salute e benessere psicofisico e l'importante ruolo che la salute mentale ha nel determinare i successi o gli insuccessi della vita vengono sempre più riconosciuti, a partire dagli obiettivi di sviluppo sostenibile stilati dalle Nazioni Unite, che affermano come la salute mentale sia un presupposto fondamentale per un mondo sano e prospero.

Eppure, i governi e le società investono ancora troppo poco nella promozione, nella tutela e nel sostegno della salute mentale delle fasce più giovani di popolazione e di chi se ne occupa. In un contesto già così precario, la pandemia dovuta al Covid-19 ha avuto un impatto senza precedenti su tutta l’area della salute pubblica, coinvolgendone ogni settore. I servizi di salute mentale che trattano già pazienti particolarmente fragili da un punto di vista psicologico, psichico e biologico sono stati messi a dura prova, vista anche l’organizzazione complessa di cui sono dotati. La questione investe poi l’aspetto sociale, dal momento che detti servizi si occupano, in maggior parte, di soggetti svantaggiati da un punto di vista economico e particolarmente sofferenti perché carenti, spesso, di supporto familiare e amicale, nonché portatori di comorbilità (trattamenti farmacologici per più patologie, cause di disagio che coprono vari aspetti, non solo quello fisico).

Dal rapporto Riscriviamo il futuro. Dove sono gli adolescenti? La voce degli studenti inascoltati nella crisipubblicato a gennaio da Save the Children e dedicato a stati d’animo e aspettative degli studenti delle scuole superiori, emergono dati allarmanti anche rispetto al rischio di dispersione scolastica. Il 28% degli studenti dichiara infatti che almeno un loro compagno di classe dal lockdown della scorsa primavera avrebbe smesso di frequentare le lezioni. Quasi quattro studenti su dieci dichiarano di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%).

Rispetto alla sfera della socialità per quasi 6 studenti su 10 (59%) la propria capacità di socializzare ha subito ripercussioni negative, così come il proprio stato d’animo (57%) e una quota di non molto inferiore (52%), sostiene che le proprie amicizie siano state messe alla prova. In un’età di cambiamento come quella dell’adolescenza, il tema delle relazioni personali è fondamentale e tra le rinunce che i ragazzi hanno sofferto di più, spicca quella di non aver potuto vivere esperienze sentimentali importanti per la loro età (63%). Va comunque evidenziato anche che, se per quasi un adolescente su due (46%) dichiara di aver perso un intero anno, quasi un quarto degli adolescenti (23%), ritiene di aver scoperto che uscire non è poi così importante e che si possono mantenere le relazioni anche online.

Saranno necessari anni prima di poter veramente valutare l'impatto del Covid-19 sulla psiche dei ragazzi e delle ragazze e molti esperti temono il danneggiamento della salute mentale di una intera generazione. Il primario di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma sottolinea come, già in condizioni normali, la fascia di età 0-18 anni sia particolarmente fragile e, già negli ultimi dieci anni, erano aumentati i casi di depressione, ansia, atti di autolesionismo e disturbi alimentari.[1]

Queste fragilità sono raddoppiate con lo scoppio della pandemia, soprattutto durante il secondo lockdown, con un aumento del 30% di ricoveri in psichiatria per atti di autolesionismo e tentativi di suicidio e per tutti l’età scende dai 15 ai 13 anni. Tali problematiche sono state ancora più acute per tutti i soggetti con fragilità pre-esistenti: disabilità, fisica e cognitiva, disturbi dello spettro autistico, ma anche ragazzi che già versavano in condizioni di povertà educativa, isolamento sociale, mancanza di relazioni. 

Durante la pandemia di Covid-19, la limitazione dei contatti con le figure informali di sostegno – amici, insegnanti, operatori sociali, famiglia allargata e altri membri della comunità – ha reso bambini e famiglie ancora più vulnerabili.[2] Significative, in tal senso, sono state le reazioni degli adolescenti affetti da DCA (disturbo del comportamento alimentare), con un aumento del livello di ansia – dovuto anche alla maggiore pressione esercitata dalla famiglia, venendo a ridursi la vita sociale – che ha avuto come conseguenza una disregolazione emotiva, e quindi un aumento degli attacchi di bulimia e anoressia, diffusi soprattutto tra le ragazze.[3]

Mentre ci sono molti dati disaggregati per genere che riguardano evoluzione della malattia e tassi di mortalità, sono pochi quelli specifici sugli adolescenti e sulla sintomatologia di disturbi psichici. Uno studio condotto presso l’Università di Parma, riferito al periodo di lockdown, su 2.996 studenti italiani frequentanti la scuola secondaria di primo e di secondo grado, ha fatto emergere elevati livelli di tristezza (84% delle ragazze, 68,2% dei ragazzi), livelli significativamente più elevati nella fascia d’età 14-19 se confrontati con la fascia 11-13 (79,2% contro 70,2%).[4]

Nello specifico, la mancanza del contesto “scuola” è la causa più ricorrente della tristezza per ragazze più che per i ragazzi, (26,5% contro 16,8%), nei ragazzi che vivono nelle regioni del sud (26,45% contro 20,2%) e per la fascia di popolazone 14-19 anni (24,2% contro 14,7% dei pre-adolescenti).

Particolarmente interessante è l’indagine di Telefono Azzurro e Doxa Kids (2020) con una rilevazione fatta durante il primo lockdown di aprile 2020 e una successiva condotta a ottobre 2020. Dalla prima rilevazione è emerso che il 30% dei genitori ha riscontrato nei figli un uso eccessivo dei social network, nel 25% dei casi sono emersi cambiamenti nell’alimentazione e nel ciclo sonno-veglia, nel 18% sono stati riportati isolamento e ritiro sociale, percentuale ancor più alta laddove vi sono figli preadolescenti (25%).

A ottobre 2020 i genitori denunciavano un forte disinteresse per le attività quotidiane da parte dei propri figli (il 17% dei genitori di preadolescenti, il 18% dei genitori di adolescenti), con livelli più alti rispetto ai dati di aprile dello stesso anno, a indicare il persistere o addirittura l’incremento della situazione di disagio nel tempo.

Tra le problematiche che hanno interessato le richieste di aiuto relative a quest’area troviamo paure e pensieri depressivi, atti autolesivi, e ideazione suicidaria, fino ad arrivare a veri e propri tentativi di suicidio. Emerge inoltre un altro dato allarmante, quello relativo all’incremento dei disturbi alimentari nella popolazione adolescente. Complessivamente, l’Osservatorio epidemiologico del ministero della Salute ha stimato un aumento dei disturbi di questo tipo nei bambini e nei ragazzi di circa il 30%.

Note

[1] L’Oms riferisce di un 10% di bambini e di un 20% di adolescenti a rischio

[2] Unicef, Coronavirus, aumento globale della violenza contro i minori, agosto 2020

[3]  S. Meloni, G. Di Girolamo, R.Rossi - Salute Mentale – Covid -19  e servizi di salute mentale in Europa EP anno 44 ( 5-6) settembre 2020 – Epidemiol Prev2020,44 (5-6) Suppl 2:383-393 -

[4]Esposito, S., Giannitto, N., Squarcia, A., Neglia, C., Argentiero, A., Minichetti, P., Principi, N. (2021), Development of psychological problems among adolescents during school closures because of the COVID-19 lockdown phase in Italy. A cross-sectional survey, in “Frontiers in Pediatrics”, 8, 975.

Leggi anche

Non diteci che siamo matte