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#diversieinsieme, si chiude il contest.
Ne parliamo con Aied Roma

Tante e diverse sono state le idee delle ragazze e dei ragazzi tra i 18 e i 35 anni che hanno partecipato alla gara di idee #diversieinsieme lanciata dall'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica e Cocoon Projects. Ne abbiamo parlato con Luigi Laratta, Presidente di AIED Roma

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Quasi 40 progetti ricevuti da tutta Italia, i più votati su internet hanno raggiunto gli 87mila voti. Si conclude così il contest #diversieinsieme lanciato dalla sezione romana dell'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica (AIED) e Cocoon Projects. Il progetto vincitore si chiama "Ricostruire sui generis" e ha l'obiettivo di mettere in luce, tramite l’arte e la creatività, le peculiari differenze all’interno di ogni singolo individuo a prescindere dal sesso di appartenenza. Originali e varie sono state le idee delle ragazze e dei ragazzi tra i 18 e i 35 anni che hanno partecipato rispondendo all'invito di proporre progetti realizzabili, che potessero avere un impatto concreto sulla realtà, riguardo alla valorizzazione della diversità di genere in quanto elemento fondante per la crescita culturale e sociale. Ne abbiamo parlato con Luigi Laratta, Presidente di AIED Roma. 

Qual è stata la specificità di questa edizione di diversi e insieme? Cosa significa "valorizzare la diversità e complementarità dei generi"?

La specificità di questa edizione sta proprio nella tematica affrontata: il tema della relazione con l’altro. Una relazione difficile in quanto il diverso da noi ci mette in discussione, ci costringe a riflettere su noi stessi e siccome siamo spesso orientati verso l’autodifesa, la paura dell’altro attiva una serie di difese che poi si concretizzano spesso in uno svilimento del 'diverso'. Allora la possibilità di declinare la diversità in un modo non gerarchico e non valutativo, ma in modo inclusivo è stata la scommessa di questa gara di idee. Entrando nello specifico della differenza di genere, la possibilità di entrare in un circolo virtuoso e di mettere in moto un processo dialettico di contrasti, di antitesi e di sintesi, può senza dubbio portare a una ricchezza collettiva straordinaria. Accettare l’alterità, la diversità, vincendone la paura, ci conduce a una integrazione che permette di vivere tutta la nostra complessità, senza dover cedere a semplificazioni mortificanti di parti di sé. Uomini e donne, nel loro sottrarsi alle stereotipie imposte da una cultura obsoleta, ma ancora esistente e resistente, possono conquistarsi degli spazi espressivi nuovi, troppo spesso relegati nel cono d’ombra dell’inesprimibile e guardarsi con rispetto, stima, fiducia reciproca, nella prospettiva di una cooperazione fruttuosa a livello individuale e collettivo. Accettare di vivere “diversi e insieme” permette proprio di mettere insieme risorse diverse per un fine comune. Per i partecipanti al contest il tema si è presentato sicuramente un terreno sdruccioloso, perché la differenza di genere così come è stata pensata fino a qualche tempo fa non è più soddisfacente e la decostruzione progressiva che si sta facendo sull’identità di genere 'classica' ancora ci lascia aperti molti interrogativi. Il valore del contest è proprio questo: far girare pensieri, attivare la creatività dei giovani per inventare modi nuovi di essere “diversi e insieme”

È stata un’edizione partecipata?

La prima edizione -#Noviolenza #Donne- è stata quella con la più alta partecipazione: 60 progetti. Questo perché il femminicidio è un fenomeno purtroppo aumentato notevolmente. Ci interessava sapere quali iniziative avrebbero proposto i giovani per combattere questo fenomeno, perché è proprio durante la loro formazione che si deve 'educare' alla non violenza. Nella seconda -#Giovani #LiberiDiAmare#- sono stati presentati 49 progetti. Il tema serviva a capire quali fossero i mezzi più idonei ad informare i giovani per una sessualità sana e responsabile. Il tema della terza edizione -#Diversieinsieme#- si è dimostrato più impegnativo dei precedenti e i progetti presentati sono stati 36.

Come è stata la partecipazione in termini di genere?

La maggioranza dei progetti è stata realizzata da donne.

Perché avete deciso di rivolgere il contest a una fascia di età limitata?

Perché è proprio il parere dei giovani che ci interessa, sono loro che rappresentano il futuro.

Quali sono stati i progetti più originali o innovativi che avete ricevuto?

Sono stati tanti i progetti originali. Alcuni hanno ad esempio proposto il teatro e la danza come mezzo di comunicazione. Uno la navigazione, ma non su internet, bensì in barca! Un altro la pubblicazione di un libro. Ogni progetto presentato ha un suo profilo di originalità che spazia dai contenuti alle modalità di attuazione. Ed essendo molti progetti basati sul confronto esperienziale con le persone, questo garantisce sicuramente l’originalità dei contributi. L’originalità di alcuni progetti è legata all’utilizzo di arte (teatro, letteratura, fotografia…) e sport (calcio, vela…) come veicoli per fare esperienza della diversità e della possibilità di cooperare, come anche per entrare in contatto e in proficuo confronto con una platea numerosa di persone interessate ad affrontare l’argomento. Ma forse la qualità formidabile di questi progetti e dei team che li hanno presentati sta proprio nella passione e nell’entusiasmo originario e originale dei giovani partecipanti.

Che opportunità avrà il vincitore dell’edizione?

Come negli anni precedenti, la realizzazione del progetto sarà sostenuta dal contributo in denaro da parte dell’AIED di Roma (3.000 euro) e dai servizi di supporto alla definizione e all’avvio del progetto erogati da Cocoon Projects per i prossimi tre mesi (7.000 euro).

E il resto dei progetti rimarranno su carta o ci sono partecipanti che hanno in programma di cercare comunque finanziamenti per realizzarli?

Certo, questo può capitare. Uno dei team finalisti della prima edizione è riuscito a realizzarlo per proprio conto. Speriamo che, questa volta, i partecipanti possano trovare più facilmente qualche sponsor. Però, non sarà facile.