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E il pubblico votò
per le sex workers

"Bisogna legalizzare e tassare la prostituzione?". Al festival dell'economia di Trento, il dibattito organizzato da inGenere.it, con Francesca Bettio e Oria Gargano in veste di avvocate "pro" e "contro". Ecco com'è andata (in parole e vignetta)

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Acqua, imposte di successione, tasse universitarie. E prostituzione. E' stata una bella sfida, da parte degli organizzatori del Festival dell'Economia di Trento, quella di inserire il mercato del sesso tra i temi caldi, quelli da buttare nell'arena del dibattito con una domanda secca: favorevole o contrario? Ed era necessario – ma, visti i tempi che corrono, non scontato – che per parlare di questo mercato si chiamasse in soccorso un'ottica di genere, cosa che gli organizzatori hanno pensato di fare coinvolgendo noi di inGenere.it nella preparazione di questo “pro/contro”. Bisogna legalizzare e tassare la prostituzione?, era la domanda del titolo. Bruciando i tempi e le leggi della suspence, andiamo subito alla conclusione: sì, ha risposto a grande maggioranza il pubblico che ha partecipato al dibattito, il primo della serie “pro/contro” che quest'anno ha caratterizzato il Festival dell'Economia, dedicato a “i confini della libertà economica”.

La discussione, affollata e appassionata, si è svolta tra gli affreschi della Sala Depero della provincia di Trento, seguendo il format del festival: una breve presentazione dell'argomento, un primo voto dalla platea (che ha visto subito uno schieramento netto, al 77%, a favore del sì), le due relazioni pro e contro, poi una raffica di domande preparate da una giuria selezionata di studenti, le risposte e arringhe finali delle due opposte posizioni. Francesca Bettio, economista di inGenere.it, ha illustrato e difeso le ragioni della legalizzazione della prostituzione. Oria Gargano, presidente di Be Free – cooperativa sociale contro tratta, violenze e discriminazioni-, ha argomentato i motivi del “contro”. Il tutto, si può riascoltare qui mentre può essere utile, per chi volesse farsi un'idea generale dello stato della legislazione e delle scelte fatte nei diversi paesi europei, dare uno sguardo ai materiali preparati da inGenere.it (qui c'è una scheda sui diversi modelli adottati, mentre nel nostro dossier sono raggruppati gli articoli pubblicati da questo sito proprio nei mesi del suo esordio, quando abbiamo aperto il dibattito sul sistema proibizionista svedese a partire dal réportage di Chiara Valentini). Presenti anche i vignettisti Zap & Ida, ai quali si deve la vignetta che illustra quest'articolo.

Per tentare una sintesi, conviene partire da alcune delle domande poste dagli studenti. Anzi, da una notazione a margine: la giuria degli studenti, selezionata dall'università di Trento dopo una call alla quale hanno risposto in un centinaio, era connotata da assoluta parità di genere (15 ragazze e 15 ragazzi) e aveva avuto a disposizione i materiali preparatori della discussione. Le domande sono state poste in maggioranza da ragazzi: il che, data la reticenza maschile a parlare di prostituzione, non è male. Eccone alcune: “scegliere di regolare la prostituzione vuol dire rinunciare a eliminare il fenomeno? Cioè ammettere che sarà sempre presente nella nostra società?”; “qual è la proposta concreta di policy da parte di chi non vuole che la prostituzione sia regolamentata? Cosa proporreste domani, se il ministro vi chiamasse a decidere cosa fare sulla prostituzione?”; “definireste la prostituzione un lavoro 'che concorre al progresso sociale'”?; “se si regola la prostituzione, dato che per la gran parte è esercitata da immigrate, occorrerà prevedere le relative quote nei flussi d'ingresso?”; “fin dove la legislazione di uno stato può spingersi, nel terreno dell'etica?”; “la tassazione della prostituzione non configurerebbe una forma di sfruttamento delle prostitute da parte dello stato?”. Come si vede, sono stati posti molti dei temi principali di un dibattito che divide radicalmente l'opinione pubblica, le scelte politiche dei governi (link alla scheda), i movimenti femministi. Ma pur in questa radicalità di posizioni e opzioni teorico-politiche, partiamo da un terreno comune, ha precisato all'inizio Francesca Bettio: tutte abbiamo a cuore la libertà e la tutela delle donne. Tutte siamo per la lotta allo sfruttamento, alla tratta, alla violenza. Ma radicalmente diversi sono gli strumenti di policy che indichiamo per raggiungere tale obiettivo. Gli argomenti a favore della legalizzazione (e regolazione) della prostituzione come lavoro, enunciati da Francesca Bettio, sono riassumibili in tre punti: la regolazione toglie spazio al mercato nero (il mercato del sesso è un mercato fortemente segmentato tra prostituzione 'alta' e 'bassa', la sua emersione favorisce il segmento più debole, costituito in gran parte da donne immigrate), riduce lo stigma sociale (che, ancora una volta, colpisce la parte più povera del mercato), si autofinanzia (dunque rende possibile, attraverso gli introiti dalla tassazione, politiche attive per la protezione delle donne e la lotta alla tratta). In sintesi: “la prostituzione c'è, non la cancelliamo per legge; ma possiamo limitare il danno”.

Le ragioni della posizione contraria sono state esposte da Oria Gargano partendo da una domanda: perché è nata la prostituzione? Rintracciando l'origine della prostituzione e la sua permanenza nelle società contemporanee nell'affermazione di un modello sessista - “l'impero degli uomini sul corpo delle donne” - Gargano ne fa discendere una posizione contraria alla regolazione in quanto quest'ultima, ha sostenuto, finisce per legittimare la prostituzione. Contestata sul piano di principio (in questo senso, in modo molto simile a quel che fa la legislazione svedese), la scelta della regolazione è stata poi criticata da Gargano anche nei suoi effetti pratici, in quanto non sempre riuscirebbe a tutelare davvero le più deboli, che sono le immigrate, le quali spesso non avendo il permesso di soggiorno non possono esercitare legalmente la prostituzione. Di contro, ha detto Bettio, per i soggetti più deboli “il peggio è proprio il mercato nero”.

Al termine della discussione e delle repliche, il voto finale. Che ha visto confermato l'orientamento nettamente favorevole alla legalizzazione: 69 su 100 favorevoli, 20% contrari, 11% di indecisi. Margo Malgarini, dell'Istat, ha presentato i risultati di un'indagine campionaria effettuata dall'istituto di statistica per il Festival, dalla quale viene fuori che l'orientamento della maggioranza è per il "sì" alla legalizzazione, ma in misura molto più stretta rispetto ai numeri del voto a Trento (ne daremo conto con prossimi articoli).

Per entrare nel dettaglio, si può ascoltare qui l'intero dibattito. Oltre a consultare i materiali e la discussione prodotta già su questo sito, tra gli altri. Minor abbondanza di proposte e discussione si troverebbe andando a cercare negli atti del parlamento italiano: lì il ddl Carfagna - “misure contro la prostituzione”, proponeva sanzioni penali e pecuniarie a carico di prostitute e clienti in caso di prostituzione in luogo pubblico – si è arenato. Presentato nel 2008, è stato calendarizzato l'ultima volta il 13 maggio 2009. Poi, il silenzio. Evidentemente il parlamento italiano, in seguito agli scandali sessuali che hanno coinvolto il presidente del consiglio fino a portarlo sul banco degli imputati per prostituzione minorile, ha ritenuto opportuno stendere un velo sulla questione: assecondando in questo costumi nazionali antichi.

 

Ps: per la cronaca, ecco i risultati di tutti i pro/contro del festival:

  • bisogna legalizzare e tassare la prostituzione: SI 69%

  • bisogna aumentare le tasse universitarie? NO 56%

  • siete favorevoli all'imposta di successione? SI 67%

  • la gestione dell'acqua deve essere totalmente pubblica? SI 59%