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Figli, il voucher c'è
ma è per poche

Da quest'anno le neomamme lavoratrici potranno scegliere di tornare prima al lavoro, rinunciando al congedo facoltativo in cambio di buoni per pagare baby sitter o l'asilo nido. 300 euro al mese per un massimo di sei mesi. Ma le risorse stanziate coprono poco più di 10mila "buoni"

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L’attesa è stata lunga ma forse ci siamo. Le due misure per i neo-genitori introdotte dalla riforma Fornero – i voucher per la cura dell’infanzia e il congedo di paternità obbligatorio – stanno per diventare effettive. Il decreto attuativo è stato firmato il 22 dicembre (qui il testo integrale); pochi giorni prima, in un incontro organizzato da inGenere, la ministra prometteva di barricarsi nell’ufficio del capo di gabinetto del ministero delle finanze se non avesse ottenuto la sua firma su regole e budget a disposizione per i due provvedimenti. Se la misura sulla paternità aveva mostrato fin dall'inizio il suo carattere simbolico (un giorno di congedo obbligatorio, per uno stanziamento totale adesso quantificato in 78 milioni l’anno), la portata applicativa dell'introduzione dei voucher era ancora tutta da definire, in relazione all'ammontare delle risorse. Che sono adesso quantificate: 20 milioni di euro l’anno per tre anni, dal 2013 al 1015. Dunque quante saranno le neo-mamme che riusciranno ad accedere al beneficio, riservato alle lavoratrici che sceglieranno di rientrare al lavoro rinunciando al congedo facoltativo? Proviamo a fare il conto, partendo dal quel che è certo: le regole contenute nel decreto da poco licenziato, che al momento è in attesa di approvazione definitiva da parte della Corte dei conti. Il voucher sarà di 300 euro netti mensili, per un massimo di sei mesi, e si potrà usare per pagare la baby sitter o il nido: nel primo caso il versamento sarà fatto alla neo-mamma sottoforma di buoni lavoro con cui pagare la baby sitter, nel secondo caso l’Inps si occuperà di destinare la somma alla struttura scelta (1). Diverso il trattamento riservato alle lavoratici autonome o con contratti “atipici”: le iscritte alla gestione separata potranno avere il bonus al massimo per tre mesi. Eppure nel 2011 solo lo 0,5% delle lavoratrici che hanno usufruito del congedo parentale era iscritto alla gestione separata, mentre il 98,6% erano lavoratrici dipendenti (si vedano le slide di Antonietta Mundo dell'Inps, scaricabili da questo link).

Dunque dopo i cinque mesi di congedo di maternità obbligatorio, le neo-mamme lavoratrici potranno scegliere se usare il congedo facoltativo, disponibile per entrambi i genitori (la parte facoltativa si chiama infatti congedo parentale), o se richiedere il buono con cui pagare un servizio di cura e rientrare così al lavoro. Due soluzioni, congedo facoltativo o voucher, che potranno anche essere “mescolate”, scegliendo ad esempio di avere il bonus solo per due mesi e per il resto tenersi il periodo di permesso genitoriale. Anche le lavoratrici part-time potranno fare domanda, ma la cifra che potranno ricevere sarà ridotta in proporzione alle ore lavorate.

E se evidentemente con 20milioni di euro l’anno non ci sarà posto per tutte, in quante potranno contare sul nuovo contributo? Un calcolo rapido per inquadrare la faccenda: con 20 milioni di euro si pagano per un anno circa 11.000 voucher per sei mesi. Sarebbe coperta dunque una minima parte delle nuove nascite (nel 2011 sono nati circa 546.000 bambini in Italia). Ma si metteranno in fila per il voucher solo le mamme lavoratrici: considerato che nel 2011 sono state 312mila, la stima percentuale di coloro che potranno avere il voucher è circa il 3,5% del totale (2).

Le aspiranti beneficiarie concorreranno tutte in una graduatoria nazionale, stilata in base all’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente), mentre a parità di Isee avranno priorità le domande pervenute prima. A gestire il tutto sarà l’Inps, che dovrà pubblicare il bando, ricevere le domande e stilare la graduatoria. Intento dei voucher è quello di favorire la conciliazione e  agevolare il rientro al lavoro delle donne dopo la maternità, vista l’evidente correlazione che in Italia esiste tra numero di figli e inattività femminile (e a questo proposito tutti i dati sono in questo articolo di inGenere). In effetti i voucher sono alternativi al congedo parentale facoltativo, dunque si rientra prima al lavoro, e si ha disposizione un sussidio per sostenere le spese per la cura del neonato, sia che si tratti di baby sitter scelta autonomamente sia che si preferisca l’asilo nido. Aspetti su cui però non sono mancate le critiche, innanzi tutto per il fatto che i voucher sono riservati solo alle lavoratrici, mentre vanno a sostituire il congedo parentale facoltativo, cioè la parte a disposizione di entrambi i genitori. È di questa opinione ad esempio Donata Gottardi, docente di diritto del lavoro all’università di Verona, che definisce l’impianto della norma «Un salto indietro al 1971, quando la formulazione del congedo facoltativo prevedeva sei mesi fruibili entro il primo anno di vita del bambino». Secondo la docente si tratta di un’impostazione in disaccordo anche con le direttive europee, che invece indicano un periodo ben più lungo, cioè il compimento degli otto anni del figlio, come limite temporale per congedi e agevolazioni parentali. «Ma è impressionante la scomparsa dei padri: perché loro non possono avere il voucher, se è alternativo al congedo che possono richiedere anche loro?», sottolinea Gottardi.

Sul congedo di paternità si veda il dossier di inGenere. Invece sulla questione dei voucher, si veda l’analisi del modello britannico.

 

Note

(1) Sono escluse le lavoratrici che risultano già esentate dal pagamento della retta del nido pubblico, e quelle che usufruiscono dei benefici del Fondo per le pari opportunità.

(2) Ovviamente la percentuale di quante avranno il voucher aumenta se saranno fatte richieste per meno di sei mesi.