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Figli?
No, grazie

Foto: Unsplash/ Malvestida Magazine

Non per tutte la maternità rappresenta un progetto di vita. Le ragioni sono molteplici ed è tempo di cambiare il pensiero, ancora molto diffuso, secondo cui una donna si realizza solo facendo la madre

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La quota di donne senza figli nel nostro paese è notevolmente variata nel tempo ed è ora tra le più alte in Europa. Tra le nate all'inizio del XX secolo circa il 25% non aveva figli, una percentuale molto elevata e condizionata dalle grandi guerre. Questa quota, gradualmente diminuita fino a raggiungere circa l'11-12% tra le nate nei primi anni '50, è poi aumentata nuovamente tra le nate negli anni '60 e nei primi anni '70, superando il 20%. 

Sono tante le cause che portano le donne a non avere figli. Tra le motivazioni ce n’è una che entra sempre più prepotentemente nel dibattito pubblico: la scelta personale di non essere madri, il non far rientrare i figli nel proprio progetto di vita. Tra le donne senza figli, ci sono, infatti, quelle che decidono consapevolmente e deliberatamente di non averne e quelle che non ne hanno per motivi vari (biologici, economici, psicologici, ecc.) ma ne vorrebbero avere o avrebbero voluto averne. Le prime vengono chiamate in letteratura childfree, la maternità non rientra nel loro progetto di vita. 

Secondo i dati dell'ultima indagine Istat Famiglie, soggetti sociali e ciclo di vita (2016), il 45,4% delle donne di età compresa tra 18 e 49 anni è senza figli. Il 22,2% delle donne senza figli dichiara che non intende averne né nei prossimi 3 anni né in futuro, di queste, il 17,4% è childfree, ovvero afferma che la decisione di non avere figli in futuro è stata presa perché la maternità non rientra nel proprio progetto di vita. Tali dichiarazioni, riportate alla data dell’intervista (anno 2016), hanno un valore diverso a seconda dell’età delle rispondenti: per le più giovani possono infatti essere riviste successivamente fino alla fine della fase riproduttiva. Se analizziamo i dati per classe di età, emerge, infatti, che la percentuale di childfree, tra le donne senza figli e che non ne vogliono in futuro, è più alta tra le 18-24enni (29,9%) e diminuisce al crescere dell’età, ma rimane più alta della media fino a 34 anni (23% tra le 25-29enni e 22,4% tra le 30-34enni), mentre è più bassa tra le meno giovani, le 40-49enni (13,9%).

Le percentuali variano anche per area di residenza e in base alle caratteristiche socioeconomiche delle donne, sono maggiori al Nord e inferiori al Centro-Sud. Sono prevalentemente le laureate senza figli a non volerne e a non contemplare la maternità nel proprio progetto di vita: tra loro, infatti, il 23,9% è childfree, contro il 16,9% di chi ha un diploma di scuola secondaria e appena il 12,8% di coloro che hanno soltanto il diploma elementare. Anche tra occupate e non occupate c’è un divario: se tra le prime il 20,1% dichiara che un figlio non fa parte del proprio progetto di vita, tra le seconde solo il 14% lo dichiara. 

Precedenti studi hanno indagato approfonditamente i percorsi e le motivazioni della scelta delle childfree. Non sono solo la maggior partecipazione al mercato del lavoro e l’investimento nella carriera lavorativa a costituire la base di questa decisione. L’essere libere dalla responsabilità di cura, una maggior possibilità di realizzazione personale, anche e non solo attraverso il lavoro, l’avere più tempo libero e minori preoccupazioni economiche, visto il costo che comporta l’avere un figlio e lo scarso sostegno alla genitorialità nel nostro paese, sono tutti fattori legati a questa decisione. Alcuni di questi motivi vengono amplificati dal contesto culturale: in Italia il lavoro di cura che segue la nascita di un figlio grava quasi totalmente sulle madri, in una società in cui la tradizionale divisione di genere dei ruoli è ancora prevalente. 

Le donne childfree, secondo il primo studio italiano sul tema[1] più delle altre rifiutano le norme culturali tradizionali e adottano, di conseguenza, comportamenti meno tradizionalisti. Ad esempio sono meno religiose, o hanno scelto la convivenza piuttosto che il matrimonio come prima unione. Sono anche donne meno sensibili alle politiche basate solo su aiuti economici, perché il fattore economico non è prevalente nella loro scelta. Credono, infatti, che i costi dei figli non siano solo di natura finanziaria, ma soprattutto incidano sul tempo e sullo stile di vita. Evitare intenzionalmente la maternità è spesso il risultato di avere altre priorità, come la ricerca della realizzazione personale attraverso una relazione e la carriera, e il non essere disposte ad accettare i sacrifici che la maternità comporta. 

Come abbiamo visto, i dati Istat 2016 mostrano che il 17,4% delle donne che non hanno e non desiderano figli sono ascrivibili tra le donne per cui la maternità non rientra nei progetti di vita. Si tratta dell’1,8% del campione totale di donne intervistate nell’indagine, di età compresa tra i 18 e i 49 anni. Dobbiamo però tenere in conto che la posizione espressa ha valore diverso a seconda delle età e, per alcune non è necessariamente  definitiva: per parte delle donne che si trovano vicino o oltre la fine della vita riproduttiva potrebbe essere il frutto di un processo di razionalizzazione di una situazione concreta già esperita, ovvero il dover giustificare a se stesse il fatto di non aver avuto figli. Per le più giovani invece si può trattare di una posizione ancora rinegoziabile, il che spiega perché la percentuale di donne childfree tende a decrescere con l’avanzare dell’età. 

Nel nostro paese, dunque, la sfida è duplice. Da una parte la bassa fecondità e quindi la necessità di favorire con politiche adeguate di inclusione e conciliazione le lavoratrici che decidono di diventare madri. Dall’altra, e soprattutto se questi dati saranno confermati nel tempo, l'urgenza di ridefinire il pensiero, ancora oggi molto diffuso, secondo cui una donna si realizza a pieno solo nel ruolo genitoriale, verso un più adeguato riconoscimento della realizzazione personale delle donne nella sfera lavorativa e/o familiare.

 

Note

[1] Tanturri e Mencarini 2008.

Riferimenti

Bonarini, F., M. Castiglioni, e A. Rosina. (1999) 'Infecondità, sterilità e tempi di attesa del concepimento', in P. De Sandre, A. Pinnelli, e A. Santini A.(eds.), Nuzialità e fecondità in trasformazione: percorsi e fattori di cambiamento. Bologna: Il Mulino, pp. 667-682.

Sobotka T. (2017) 'Childlessness in Europe: Reconstructing Long-Term Trends Among Women Born' in 1900–1972. In: Kreyenfeld M., Konietzka D. (eds) Childlessness in Europe: Contexts, Causes, and Consequences. Demographic Research Monographs (A series of the Max Planck Institute for Demographic Research). 

Tanturri, M.L., Mencarini, L. (2008) Childless or childfree? Paths to voluntary childlessness in Italy. Population and Development Review 34(1), 51–77.

Articolo pubblicato in contemporanea su Neodemos.

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