Articoloscienza

Il brevetto è mio
e lo gestisco io

Uno studio a cura dell'Associazione Donne Italiane Inventrici e Innovatrici ci racconta chi sono oggi le donne inventrici, quante sono e in quali ambiti lavorano. Un diritto, quello a poter registrare brevetti, acquisito di recente, eppure la storia è piena di donne che con le loro invenzioni, piccole e grandi, hanno cambiato il mondo.

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La produzione di brevetti rispecchia la capacità di una società tecnologica di investire su innovazione, ricerca e sviluppo. Possiamo dire che i brevetti sono un’unità di misura della competitività di una società.  

Dire brevetto significa dire “questa cosa l’ho inventata io”, quindi nelle società della conoscenza gli inventori e le inventrici sono delle figure chiave.

Ma le donne sono sparite dalla narrazione dell’innovazione, nell’immaginario sociale l’inventore è uomo. Le donne inventrici sono un rimosso della Storia, quella con la s maiuscola, andiamo a vedere perchè e a raccontare cosa, invece, sta cambiando.

Secondo una visione stereotipata l’inventore è maschio, e fa sorridere che le donne, che sempre secondo la stessa visione stereotipata vengono classificate come “intuitive”, qualità fondamentale all’ora di inventare,  non godano di alcun riconoscimento come inventrici.

Le donne sono state a lungo private del potere economico e legale di produrre o commercializzare un brevetto con il loro nome, ed è quindi spesso successo che prodotti e processi sviluppati da donne fossero pubblicamente accreditati a uomini.

Agli stereotipi, alla discriminazione giuridica, a quella economica e a quella legata all’accesso alla formazione tecnico-scientifica negato fino a tempi recentissimi alle donne  si aggiunge  la svalutazione delle invenzioni “sociali” e a basso contenuto tecnologico prodotte dalle donne. L’aver innovato gli spazi che abitavano, legati soprattutto al mondo domestico, un mondo sminuito rispetto al contesto pubblico ha sempre giocato a sfavore dell’immagine della donna come inventrice. Per esempio casalinghe ed estetiste hanno prodotto invenzioni eccezionali. Del resto, l’esperienza è la prima motivazione per l’invenzione e molte donne hanno migliorato il proprio mondo, quello da esse meglio conosciuto per diversi motivi storici e culturali, cercando di trovare soluzioni pratiche ed efficaci alle proprie sfide quotidiane; ad esempio molti processi di preparazione e conservazione dei cibi sono stati inventati e brevettati da donne.

L’ Associazione Donne Italiane Inventrici e Innovatrici (ITWIIN) ha effettuato una ricerca(1) per determinare il numero effettivo brevetti rilasciati alle donne basandosi su due studi: il primo di Naldi, Vannini Parenti(2) , ha utilizzato un metodo di indagine innovativo partendo  dalle banche dati dell’Ufficio Brevetti Europeo (EPO), basandosi sull’identificazione del sesso del nome dell’inventore, per confronto con un database comprendente i nomi più comunemente usati nei paesi UE, e ha reso possibile classificare come “uomo” o “donna” il 96% del numero totale di inventori, le cui percentuali relative per i sei paesi considerati sono riportate in Figura 1.

 

 

 

Figura 1. Distribuzione di genere per gli inventori dei sei paesi, tratto da Naldi, Vannini, 2002

 

Nella Figura 2 sono invece riportati i risultati per ognuno dei sei paesi europei, divisi per genere.

 

 

Figura 2. Numero di inventori per genere e paese, tratto da Naldi, Tannini, 2002

 

Nello stesso studio è stata anche analizzata la produzione scientifica degli stessi paesi nello stesso anno, in termini di pubblicazioni scientifiche. Ne risulta che  percentualmente le donne che brevettano ad esempio i propri risultati di ricerca sono in numero minore rispetto agli uomini.

Dalla Figura 2 si vede come nei paesi nord europei i contributo delle donne alla produzione tecnologica è quasi trascurabile. Per esempio in Germania- in cui la produzione di brevetti è quantitativamente la più alta in Europa- solo  il 4.6% degli inventori è donna.

I campi nei quali le donne sono più produttive a livello brevettuale sono le biotecnologie (20.8%), la farmacia e la cosmetica (19.6%), la chimica dei cibi (13.1%), la chimica di base dei materiali (12.1%) e la chimica organica (11.5%).

Un secondo studio importante sulla relazione fra attività brevettuale e questioni di genere in Europa é il progetto ESGI (European Studies on Gender Impact on Inventions) 

L’analisi condotta sulle banche dati EPO, sempre basata sul riconoscimento del nome di battesimo dell’inventore(3)  per gli anni 2001-2003 nei 27 stati membro europei ha evidenziato che solo 8.3% del totale degli inventori sono donne e la percentuale varia dal 23.1% per la Lituania al 4.8% per l’Austria. Le percentuali più alte di donne inventrici si registrano nei paesi dell’Est europeo, dove però l’attività brevettuale in termini assoluti in Europa è più scarsa della media. Dai risultati è poi apparso che le inventrici lavorano preferibilmente in gruppi più numerosi rispetto ai loro colleghi uomini.

Confrontando questi studi ne risulta che rispetto al 1998, per l’Italia il numero di ricercatrici è aumentato di 3 punti percentuali e quello delle inventrici è  aumentato di un solo punto percentuale, ma registrando comunque un incremento.

Poichè la crescita e lo sviluppo economico sono legati strettamente alle attività di ricerca e allo sfruttamento e commercializzazione delle nuove tecnologie prodotte e la diversificazione della forza lavoro nella produzione tecnologica, ne è un importante fattore di successo, é importante che le inventrici ricevano il giusto riconoscimento alla propria attività e che le giovani generazioni di donne siano incoraggiate a dare il proprio contributo allo sviluppo economico.

 

Note

(1) R.  Assogna, R. Di Sante “Donne e innovazione: le necessità delle donne inventrici e innovatrici” (www.itwiin.it)

(2) Naldi F., Vannini Parenti I. “Scientific and Technological Performance by Gender. A Feasibility Study on Patents and Bibliometric Indicators”, European Commission, 2002

(3) Kugele K. Gender Aspect of Inventions: European female inventors and their participation in research and development, ICWES 14, 2008