Il denaro è mio e me lo gestisco io

Soldi e potere: come li vedono le socie di una Mag, mutua di autogestione finanziaria. Una ricerca sul campo, che cerca di rispondere alla domanda: possono la finanza etica e il microcredito combattere l'esclusione finanziaria delle donne?

Nel loro articolo Microcredito al femminile, ma non in Italia, Marcella Corsi e Fabrizio Botti mettono in rilievo i fattori che hanno finora limitato l’efficacia dei programmi di microcredito nel combattere l’esclusione finanziaria delle donne in Italia.

Mag Roma, operatore di finanza etica che lavora proprio con il microcredito, si è interrogata sulla reale efficacia della sua attività rispetto alla rimozione dell’esclusione finanziaria di genere e ha quindi deciso di intervistare alcune delle sue socie più attive (quattro socie risparmiatrici e due socie finanziate) per conoscere la loro percezione del denaro e della discriminazione che ne può seguire, nonché le relative considerazioni e attese rispetto alla finanza etica.

La breve indagine condotta ha messo in evidenza che il denaro è generalmente riconosciuto come uno strumento di potere all’interno della nostra società, il cui possesso è spesso in grado di condizionare la considerazione di cui si gode, anche se per nessuna socia esso assume tale valenza nella sfera privata, familiare e amicale. Tuttavia è emerso chiaramente il potere del denaro di determinare uno stato di angoscia laddove assente o, al contrario, di garantire maggiore o minore libertà di scelta in virtù della sua presenza, anche rispetto a temi importanti quali il lavoro.

Una tale forza condizionante è connessa all’ampio spazio riservato al denaro nella propria vita quotidiana da almeno metà delle intervistate, al fine di ottenerne una gestione che sia il più possibile efficiente ed efficace. Più in generale, è da segnalare che tutte gli conferiscono una funzione meramente strumentale alla propria sussistenza, senza ulteriori specificazioni in ordine al genere di bisogni e desideri considerati (se primari o connessi ad esempio al possesso di beni di lusso), sembrando in tal modo escludere a priori una funzione di mero arricchimento.

Le aspettative rispetto alla finanza etica vanno dalla trasparenza, all’affidabilità, alla possibilità di conferire un senso al denaro, al potere di costruire una collettività migliore. Le socie risparmiatrici vi rinvengono grandi potenzialità, riconoscendole la capacità di incidere sul sistema finanziario tradizionale, sull’impostazione della società e la qualità della vita delle persone. Variano, invece, gli orizzonti temporali ipotizzati: vi è chi ritiene si tratti di un percorso di lungo termine, chi al contrario di breve termine e chi sottolinea che, in ogni caso, si tratterà sempre e comunque di un’esperienza di nicchia. Da parte delle socie finanziate è emersa la percezione che la finanza etica sia capace di garantire un’accoglienza corretta alle richiedenti prestito, dando ed esigendo fiducia, senza operare alcuna forma di discriminazione di genere, a differenza di quanto sperimentato nel rapporto spesso tortuoso instaurato con le banche tradizionali.

Su un piano privato, si registra dunque l’esigenza forte di instaurare un rapporto più sereno con il denaro e la sua gestione, in modo da poter vivere tranquillamente, sentendosi libere di affrontare le proprie scelte in piena autonomia. Dal punto di vista in particolare delle socie finanziate vi è la necessità di non vivere più, in nessun contesto, forme di discriminazione rispetto al genere maschile. Su un piano pubblico, si rileva il desiderio di vivere in una società all’interno della quale il denaro non costituisca inevitabilmente uno strumento di potere.

Al di là di quanto dichiarato nelle interviste, ci si è chiesto come si pone una realtà di finanza etica come la Mag rispetto a tali esigenze e, più in generale, come la Mag possa essere un’esperienza di superamento dell’esclusione finanziaria delle donne. A tale proposito, la socia finanziata, imprenditrice agricola, ha raccontato di un episodio in cui doveva ottenere un rimborso pubblico per calamità naturali e la banca ha attribuito una priorità di rimborso più alta alle imprese “maschili” e con fatturato maggiore, spostando di fatto il momento del suo rimborso agli ultimi posti. Ha raccontato inoltre di una imprenditrice agricola come lei a cui non è stato concesso un finanziamento perché la compagine sociale dell’impresa non prevedeva il genere maschile né aveva fornito garanzie “maschili” a supporto della richiesta di finanziamento. Più in generale ha raccontato dei sindacati, all’interno dei quali le attività promosse dalle donne sono percepite meno interessanti.

Dal lato degli impieghi, le Mag sostengono la creazione di un sistema economico equo e solidale, utilizzando un’ottica di genere anche laddove valutano progetti imprenditoriali misti (realizzati congiuntamente da uomini e donne) grazie all’espletamento non solo di un’istruttoria di carattere economico-finanziario, ma anche di un’istruttoria c.d. socio-ambientale, nel corso della quale vengono spesso esaminate anche le politiche di genere attuate. In tale sede si considera l’organizzazione del lavoro del soggetto richiedente il prestito anche sotto il profilo delle pari opportunità, valutando ad esempio il numero delle donne presenti, i rispettivi compiti, i ruoli da queste rivestiti, nonché le relative opportunità di crescita. In alcuni casi sono state sviluppate anche delle linee di finanziamento dedicate a categorie di donne in particolari condizioni di difficoltà ed emarginazione (donne accolte nei centri antiviolenza, donne migranti). Senza dubbio, si tratta di un’area d’azione che sarebbe opportuno potenziare attraverso la realizzazione di più progetti che valorizzino le competenze e modalità operative della finanza etica e coinvolgano al contempo anche le pubbliche istituzioni.

Dal lato della raccolta, il movimento delle Mag, che muove complessivamente in Italia circa 6 milioni di euro, può essere paragonato alle prime esperienze di mutue di auto soccorso: gestione partecipata del proprio risparmio per sostenere quelle pratiche e quelle iniziative che operano in controtendenza alla logica del mero profitto, sostenendo pratiche solidali e di autogestione, nel lavoro come nel sociale. In particolare Mag Roma, da novembre 2005 ad oggi, ha raccolto circa 90 mila euro di capitale e lo ha interamente utilizzato per erogare 17 prestiti.

Rispetto ad un classico operatore di microfinanza, le Mag lavorano molto sul fronte del risparmio e, più in generale, sul rapporto con il denaro. Il capitale che utilizzano nella propria attività di microcredito è completamente privato, permettendo in questo modo l’adozione di modalità di gestione basate sul mutualismo e sull’autogestione, passo necessario per potersi riappropriare degli spazi di libertà di cui si parla nelle interviste. Ciò si rispecchia anche nella composizione della base sociale e degli organi di governo: la base sociale di Mag Roma è equamente divisa tra i due sessi con un 51% di uomini ed un 49% di donne, queste ultime però tendenzialmente più attive nei gruppi di lavoro. Il Consiglio di Amministrazione si compone di 4 donne (tra cui la presidente e la vicepresidente) e 3 uomini. Le lavoratrici sono tutte donne. In questo senso si distacca notevolmente dalla tendenza predominante degli operatori finanziari. Un secondo elemento importante è che ciascun finanziato è anche socio della Mag: una donna finanziata non rimane congelata nella propria condizione di bisogno di credito, e quindi per questo più soggetta a discriminazioni di genere, ma può farsi protagonista diventando parte attiva dei processi decisionali. Infine, ciascun socio può essere di volta in volta risparmiatore o beneficiario di un credito, senza rimanere vincolato ad un solo ruolo: di risparmiatore, detentore di denaro in eccedenza e quindi con uno spazio di potere ampio, o di finanziato e quindi, soprattutto se donna, soggetto a forme di esclusione o discriminazioni di genere.

La Mag fa della mutualità il suo punto di forza e questa caratteristica può essere fattore di riequilibrio dei rapporti di forza. Sia dal lato degli impieghi che dal lato della raccolta, l'elemento relazionale è centrale nel lavoro delle Mag.

In definitiva, si ritiene che ciò che può realmente liberare le donne dall’esclusione e dalla discriminazione finanziaria è il cambiamento del piano su cui si agisce, restituendo loro uno spazio decisionale, in cui possano uscire dalla condizione di “utenti”, in balìa di politiche di genere più o meno presenti, e acquisire il ruolo pieno di cittadine anche nell’ambito delle questioni legate all’uso del denaro.

 

Per saperne di più:

Associazione finanza etica, 1998, Il manifesto della finanza etica, Firenze.

Cimini C., Villa A. (a cura di), 2006, Finanza creatrice. Indagine sul microcredito nella provincia di Roma, Mag Roma, disponibile sul sito www.magroma.it

Prette A. R., 2001, MAG4 e MAG6: il denaro come se la gente contasse qualcosa, Sensibili alle foglie, Cuneo.

Spedaletti M., 2004, Chiara e l'uso responsabile del denaro, Sinnos, Roma.