Imprese da donne in Medio Oriente e Nord Africa

di Nadereh Chamlou, Silvia Muzi
20/10/2010

Il tasso di occupazione femminile più basso del mondo si concentra nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma qualcosa sta cambiando: dal tasso di istruzione all'imprenditoria femminile. Cosa significa essere donne e fare impresa dallo Yemen al Libano, nei numeri di un recente rapporto della Banca mondiale

Nel corso delle ultime decadi sono stati realizzati significativi progressi a livello internazionale in tema di accesso all’istruzione per le donne. Malgardo tali successi, tuttavia, notevoli disparità ancora esistono in tema di opportunità e un ulteriore sforzo è necessario per fare sì che  le donne possano utilizzare a pieno loro accresciute capacità e partecipare attivamente all'economia e alla società. In nessuna altra regione al mondo il divario tra l'istruzione delle donne e l'integrazione economica è così visibile come nell'area del Medio Oriente e Nord Africa (Mena). Le ragazze in questa regione hanno raggiunto livelli di istruzione del tutto simili alle loro coetanee in America Latina o in Asia. Tuttavia, in questa regione la partecipazione delle donne alla vita economica è ancora la piu bassa del mondo. Nel 2009, la partecipazione delle donne tra i 15 e i 64 anni al mercato del lavoro era solo del  27%, rispetto al 38% in Sud-Asia, il 55% in America Latina e nei Caraibi, il 59% in Europa e in Asia centrale, il 62%  nell'Africa Sub-Sahariana, il 70% in Asia orientale e Pacifico e il 61% nei paesi Ocse (Banca Mondiale, database Wdi).

L’imprenditoria femminile può contribuire ad una maggiore integrazione delle donne alla vita economica creando “nuove” e “buone” opportunità di lavoro per una popolazione femminile sempre meglio istruita e qualificata.  Poche decadi fa il livello medio di istruzione delle donne nel Medio Oriente e Nord Africa era sensibilmente inferiore rispetto al presente. Le barriere che prevenivano le donne dal giocare un ruolo chiave nell’economia avevano, di conseguenza, effetti negativi più contenuti in termini di perdita di capitale umano. Attualmente, con le donne che superano gli uomini in numero di iscrizioni all’università in 13 dei 18 paesi Mena, i costi economici e sociali della mancata o ridotta partecipazione delle donne alla vita pubblica sono decisamente più elevati.

In tale contesto, qual è il ruolo giocato dalle donne imprenditrici? Quali le possibilità e i principali ostacoli alla crescita dell’imprenditoria femminile?
Un recente studio condotto dalla Banca mondiale su circa 5.000 imprese operanti nel settore formale in 8 paesi nella regione (Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Libano, Marocco, Siria Territori palestinesi e Yemen) ci offre un quadro completo della situazione.

Le imprese femminili nei paesi Mena sfidano la percezione comune per numero, caratteristiche e performance.
Il 13% delle imprese negli 8 paesi analizzati è proprietà di una donna o ha una donna come proprietario principale. Le imprese femminili sono una minoranza ovunque e, benché in questa regione siano di meno rispetto ad altre regioni a medio reddito (24% in Europa e Asia Centrale e 20% in Asia orientale e Pacifico e Latin America), esse sono diversificate in termini di settore, grandezza, esperienza. Delle imprese intervistate, il 13% sono micro imprese (1-9 dipendenti) e oltre il 30% sono grandi imprese con 100 dipendenti e oltre (una distribuzione simile a quella delle imprese maschili). Il 40% è costituito da imprese individuali (contro il 60% delle imprese di proprietà maschile). Un risultato, questo, particolarmente interessante in quanto contrasta con il luogo comune che le donne abbiano essenzialmente partecipazioni in imprese di uomini (in particolare mariti, genitori, fratelli). In Siria e Marocco, i due paesi in cui questo dato è disponibile, il 65% delle donne imprenditrici è anche manager della propria impresa, demistificando l’idea delle donne come proprietarie nominali.
Per quel che riguarda i settori di produzione, la distribuzione delle imprese femminili e maschili è molto simile (85% manifatture e 15% servizi nelle imprese femminili rispetto al rispettivo 88% e 12% delle imprese maschili). Le imprese femminili mostrano, inoltre, una forte apertura internazionale e un diffuso uso della tecnologia per le comunicazioni. In Egitto, Giordania e Marocco, ad esempio, le imprese che esportano i propri prodotti all’estero sono più numerose tra le imprese femminili rispetto a quelle maschili e più imprese femminili che maschili usano internet ed email nella comunicazione con i propri clienti. Inoltre, le imprese femminili offrono lavoro di qualità; infatti, la manodopera nelle imprese femminili ha livelli di istruzione e qualificazione simili a quella nelle imprese maschili. Infine, le imprese femminili impiegano più donne (circa il 25% della forza lavoro nelle imprese femminili rispetto a 22% nelle imprese maschili) e, dato ancora più importante, impiegano più donne a livello manageriale ed in posizioni professionali e decisionali.

Ma l’imprenditoria femminile non ha ancora sviluppato a pieno il suo potenziale.
Considerate le buone performance delle imprese attive nel mercato, perché non ci sono più imprese femminili nei paesi Mena? Ci sono barriere nel cosiddetto business environment (ambiente imprenditoriale) che scoraggiano la partecipazione delle donne più di quanto accada per gli uomini?

A tale riguardo l’analisi mostra che la percezione degli ostacoli al business in questa regione è elevata sia tra gli uomini che tra le donne e che non c’è una chiara dinamica di genere. In generale, le imprese operanti nella regione riportano maggiori ostacoli nel fare impresa rispetto ad altri paesi a medio reddito ma nessun ostacolo è percepito come più stringente dalle donne, né ci sono paesi in cui le donne riportano sistematicamente maggiori ostacoli rispetto agli uomini. Malgrado l’assenza di una tendenza comune, in alcuni paesi e in alcune categorie vi sono differenze. Maggiori disparità emergono, ad esempio, in Libano e Yemen. Un risultato interessante viste le differenze che caratterizzano i due paesi in termini di reddito pro-capite, livello di istruzione, grado di diversificazione culturale e sociale. In altri paesi ci sono differenze ma sono meno sistematiche. In Marocco più imprese femminili che maschili riportano la scarsa disponibilità di manodopera qualificata come un ostacolo importante; in Giordania le imprese femminili percepiscono sproporzionatamente la regolamentazione nel mercato del lavoro e l’incertezza politica come un problema; nei Territori palestinesi, più imprese femminili lamentano in particolare difficoltà legate alle telecomunicazioni, disponibilità di manodopera qualificata e regolamentazione del mercato del lavoro. Una nota importante riguarda l’accesso al credito, comunemente considerato come un ostacolo in particolare per le donne. L’analisi mostra che nei paesi analizzati, con l’unica esclusione dello Yemen, l’accesso al credito non è un problema femminile. Ciò non significa che l’accesso al credito non sia considerato un problema dalle donne imprenditrici nella regione ma che lo è tanto per le donne quanto per gli uomini.

E’ più difficile avviare un’attività per le donne che per gli uomini nei paesi del Medio Oriente e Nord Africa?
L'ambiente imprenditoriale di questa regione sembra essere piuttosto equilibrato in termini di genere, con l’eccezione di alcune tipologie di ostacoli e di alcuni paesi. E’ doveroso sottolineare tuttavia che i risultati discussi riguardano un campione di imprese operanti nel settore formale. Un campione che molto probabilmente non rispecchia l’intera società ma nel quale, viceversa, è molto probabile siano incluse le realtà più dinamiche, attive e di successo. Quelle realtà che sono riuscite a entrare nel mercato e a rimanere in attività, nonostante le difficoltà sottolineate. Se questo è vero per gli uomini è vero, ad fortiora, per le donne.
La presenza di un ambiente imprenditoriale relativamente equo non deve far dimenticare, infatti, l’esistenza di barriere al di fuori che possono scoraggiare le donne della regione dal partecipare al mercato del lavoro o dall’avviare una propria attività imprenditoriale. Fattori questi che potrebbero contribuire a spiegare la minore presenza di donne imprenditrici rispetto ad altre regioni. In primo luogo, l’atteggiamento nei confronti delle donne imprenditrici, o più in generale nel mercato del lavoro, è meno favorevole rispetto ad altre regioni. Come emerge dall’analisi dei dati contenuto nella World Value Survey, in questa regione è ancora prevalente lo stigma legato al lavoro femminile come una conseguenza dell’incapacità dell’uomo di provvedere adeguatamente ai bisogni della famiglia o l’idea che, se le opportunità di lavoro sono scarse, gli uomini debbano essere preferiti alle donne. In secondo luogo, gli ostacoli che incontra chi vuole fare impresa, pur essendo uguali per donne e uomini, potrebbero avere conseguenze diverse. Procedure lunghe e complicate per avviare un’impresa potrebbero essere più difficili da superare per le donne che non per gli uomini. Procedure lunghe e complesse sono facile occasione per corruzione che, a sua volta, è correlata negativamente con l’imprenditoria femminile. Inoltre, diversi studi mostrano una maggiore avversione al rischio per le donne e un legame positivo tra la presenza di complicate procedure e la percezione del rischio.

Infine, se le disposizioni legislative che regolano gli investimenti e il business nella regione sono neutrali dal punto di vista di genere, lo stesso non può dirsi per le leggi che regolano altri aspetti direttamente o indirettamente correlati che possono influenzare ed ostacolare le imprese, tra cui ad esempio il diritto di famiglia. Per esempio: il bisogno di ottenere il permesso di un uomo della famiglia per viaggiare o la limitazione della possibilità di disporre del proprio patrimonio o la regolamentazione in materia pensionistica.

Commenti

...diciamo che ho letto

...diciamo che ho letto l'articolo perchè voglio molto bene ad una delle scrittrici, mi pongo però una domanda, ma se è vero che alla fin fine qualcosa almeno in campo imprenditoriale si smuove perchè per tutto il resto le donne mediorientali subiscono ancora passivamente le angherie maschili??!!
Possibile che esistono ancora paesi che possono condannare a morte una donna solo perchè adultera? Possibile che nel XXI secolo quasi tutto il globo terrestre è ancora soggiogato da stupide leggi e credenze religiose (Italia in primis)? Ma le religioni non dovrebbero elevare lo spirito o si possono anche permettere di trucidare i corpi?
Questi interrogativi probabilmente non avranno mai risposte, fra cento anni probabilmente la situazione sarà anche peggiorata...!!! :)