Rileggere oggi Le tre ghinee di Virginia Woolf. Non solo racconto biografico, ma anche breve trattato sulla condizione delle donne storicamente mantenute a distanza dagli affari, inclusi quelli bellici, e sull'emancipazione come unica possibilità di una cultura della pace
Il testo Le tre ghinee, pubblicato in Inghilterra nel 1938, arriva in Italia solo negli anni Settanta, quando Virginia Woolf è da tempo una figura cult del femminismo italiano. Esce infatti per la prima volta nel 1975 per la casa editrice La Tartaruga, con l’introduzione di Luisa Muraro. Poi dal 1979 appaiono numerose edizioni della Feltrinelli.
Un ritratto a rapide pennellate di Virginia ce la mostra come una donna ribelle, nata nella Londra vittoriana nel 1882 e perciò educata privatamente come tutte le ragazze dell’epoca. È però attiva nei circoli culturali londinesi, frequenta gli “Apostoli” del Trinity College dal 1904 e poi, dal 1905, il Bloomsbury Group, un gruppo anticonformista formato da allievi del filosofo G.E. Moore, tra cui Leonard Woolf, suo futuro marito e mentore devoto. Reiterate crisi depressive non le impediscono di scrivere senza tregua ma la spingono a lasciarsi annegare nel fiume Ouse a soli 59 anni.
Le tre ghinee è un racconto biografico che parte dalla condizione della donna in una società caratterizzata dal patriarcato per trattare della guerra e della pace. È anche un progetto politico, perché qui si sostiene che se la guerra è un affare di uomini e le donne sono estranee perché mantenute a distanza, la possibilità della pace è legata allo sviluppo culturale delle donne emancipate.
L’abbiamo avvertito come un testo biografico, senza voler associare questa definizione all’autobiografismo nella narrazione "impressionistica" al femminile, uno stile che sembra essere attribuito a Virginia Woolf da una superata critica letteraria. Ci riferiamo, invece, a Nadia Fusini che, restituendocela come scrittrice malinconica ma ironica, sostiene che non può costruire l’autobiografia in senso proprio per la sua proustiana concezione del tempo e della vita quotidiana. Infatti, si vede bene che per lei la vita è un flusso inafferrabile di momenti di essere e di percezioni di questi momenti, è tempo che passa e non si riesce a trattenere, e non si riesce nemmeno a comunicare.
Diciamo quindi che Le tre ghinee è racconto biografico, nel senso che Woolf racconta di sé nelle relazioni con le donne e gli uomini che vivono vicino a lei e di cui ci fa conoscere le esperienze e i comportamenti. Delle costruzioni biografiche ne parla espressamente quando invita a leggere le biografie femminili per capire il loro stato di segregazione nella società dominata dagli uomini. E poi le biografie sono spesso centrali come nel piccolo libro del 1933 sul cane Flush, dal sottotitolo A Biography. Inoltre ci sembra che Woolf analizzi le biografie ponendole nella prospettiva relazionale e contestuale, e proprio così contribuisce a renderle valide oltre il tempo e lo spazio, e a rendere il testo un classico, per l’appunto.
Non c’è dubbio che Le tre ghinee contenga un progetto politico perché sollecita l’impegno per la partecipazione democratica, la libertà e la giustizia sociale, e, attribuendo una capacità emancipatoria alla differenza di genere, che considera un vero e proprio punto di forza delle donne, legittima le battaglie femministe. D’altronde Virginia Woolf vive nel clima suffragista che ha portato nel 1918 al riconoscimento legislativo del voto alle donne di più di 30 anni, capofamiglia o mogli di capifamiglia, proprietarie con una rendita minima oppure laureate in università britanniche. Con questa legge si estende anche il voto a tutti gli uomini che avevano compiuto 21 anni, e finalmente, nel luglio 1928, viene approvata l’equiparazione tra uomini e donne dell’età minima per votare, 21 anni.
Un periodo quindi di grande fermento per le conquiste femminili dei diritti civili, e, come ha notato la filosofa Luisa Muraro introducendo Le tre ghinee, Woolf precorre i tempi quando immagina che conquistare il diritto di cittadinanza con il voto non significa di per sé acquisire il diritto ad avere un lavoro. In effetti, in questo testo, sostiene che la partecipazione delle donne alla politica degli uomini, alla loro lotta contro la dittatura e contro la guerra non può verificarsi senza un reddito professionale, che permetta di affrancarsi dalla dipendenza dagli uomini, materiale e, quindi, morale.
La lotta contro la guerra ha lo stesso statuto della lotta per la libertà e per i diritti civili e Virginia Woolf non ne parla solo nel testo che stiamo qui recensendo. Delle guerre ha descritto l’impatto traumatico sulla popolazione civile in scritti come War in the Village e The War from the Street 1919, Jacob’s Room, 1922, Mrs. Dalloway 1925, To the Lighthouse 1927, Orlando 1928, The Waves 1931, The Years 1937, tanto intensamente da essere considerata una war-writer. Ha vissuto i drammi della prima guerra mondiale, e poi le angosce per l’avanzata minacciosa del fascismo e del nazismo, e ha sofferto per la guerra civile spagnola del 1936, dove muore il nipote Julian Bell. Negli anni in cui si annuncia imminente la seconda guerra mondiale, accade che sia invitata nei dibattiti pubblici, ed è un fatto eccezionale, come uno dei suoi amici scrittori le fa notare, perché le donne sono piuttosto un elemento di disturbo.
Sembra che sia proprio questa l’occasione che Woolf coglie per affrontare la questione della guerra nel sistema patriarcale, un argomento a cui stava pensando già da qualche anno. Decide così di scrivere Le tre ghinee, per manifestare il suo profondo dissenso nei confronti della guerra enunciando insieme lo stretto legame esistente tra il sistema patriarcale, il militarismo e i totalitarismi. Concordando con Simmel, che ha visto le donne intoccate dalla tragedia dell’uomo moderno, poste a quella distanza che per Bourdieu è adatta a guardare criticamente il mondo, e soprattutto anticipando l’elogio del margine della femminista nera americana bell hooks, Virginia Woolf fa della differenza di genere una risorsa privilegiata per prevenire la guerra e costruire la pace.
Nel libro, allora, sostiene con convinzione che le donne, in quanto marginalizzate e escluse dalla cultura patriarcale e patriottica, hanno sviluppato una estraneità a quella cultura bellica di cui sono impregnati gli uomini. Finge, quindi, di rispondere ad un avvocato segretario di un’associazione antifascista che le ha chiesto di contribuire all’attività associativa offrendo del denaro e scrivendo articoli sui giornali su come prevenire la guerra. Nella finzione accetta di dare tre ghinee, proprio per mostrare il legame tra i tre obiettivi a cui dovrebbero essere destinate, tutti finalizzati a prevenire la guerra e costruire la pace.
La prima ghinea è per l’istruzione delle donne, per costruire un collegio femminile dove l’educazione rifiuta i simboli del potere maschile e quindi quel gusto della guerra che trasforma gli esseri umani in bestie feroci, che abitua gli uomini a combattere facendo credere che la vita sia andare verso la morte. Le donne, già culturalmente diverse, devono però studiare all’università per consolidare l’educazione differente e pacifista.
La seconda ghinea va all'associazione che aiuta le donne figlie degli uomini colti ad abbattere il sistema per cui dipendono da padri, mariti e fratelli. Woolf sostiene che le donne devono essere istruite e indipendenti economicamente per scrivere senza prostituire la mente e per avere influenza sulla cultura della pace. C’è poi bisogno dello spazio per applicare le proprie virtù, e perciò devono entrare di diritto nel mondo delle libere professioni, dove sono ancora molto basse le percentuali di donne altamente qualificate, nonostante l’atto legislativo del 1919 avesse autorizzato l’ingresso nelle professioni civili e giuridiche.
All’inizio del novecento il femminismo inglese si divideva sull’ipotesi che le donne potessero imitare il sistema di valori maschili e che le caratteristiche delle libere professioni potessero far adottare la cultura maschile, in quel momento la cultura di guerra. Femminismo e pacifismo sembravano allearsi nel periodo tra le due guerre e in questo contesto Woolf porta il suo lucido fondamentale contributo alla costruzione del legame tra il femminismo della differenza e il movimento europeo per la pace.
E così la terza ghinea, destinata all’associazione antifascista dell’avvocato a cui comunque non vuole iscriversi, sembra piuttosto annunciare l’Associazione delle estranee. Per Virginia Woolf può essere facilmente costruita sulla base di biografie femminili ben conosciute, ma deve essere dotata di obiettivi morali e politici, quali la tutela dei “diritti umani”, l’opposizione alla dittatura, la garanzia di giustizia e uguaglianza. Sono valori che incanalano il femminismo nella difesa universalistica delle esistenze umane.
Riferimenti
Virginia Woolf, Three Guineas, Quentin Bell & Angelica Garnett, 1938
Per approfondire
Le versione originale di questo articolo è stata pubblicata sulla rivista indiscipline (vol. 5, n. 1, 2025), edita da Morlacchi Editore