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La nuova Europa 2020
sa di vecchio

Cosa farà l'Europa per l'occupazione? La strategia di Lisbona per il 2010 si è rivelata un libro dei sogni, in alcuni paesi, e non solo per colpa della crisi. Nel piano per il prossimo decennio, un evidente passo indietro dal punto di vista dell'eguaglianza di genere

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Dal momento del suo lancio, nel 1997, la Strategia europea per l’occupazione (Seo) si è posta l’obiettivo di aumentare i livelli occupazionali nei paesi dell’Unione europea (Ue). Nel 2000 la Seo è stata inserita all’interno della strategia di Lisbona delineata con l’obiettivo ambizioso di fare dell’Europa “l’economia fondata sulla conoscenza più competitiva e dinamica al mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”. Il 2010 è l’anno conclusivo della strategia di Lisbona: per l’Ue è il momento per una valutazione della strada percorsa e la proposta di una nuova strategia per i prossimi dieci anni.

La strategia di Lisbona non ha prodotto i risultati auspicati. Purtroppo le cose sono andate diversamente rispetto alle attese, anche per l’innescarsi della crisi finanziaria internazionale nel 2008 e l’esplosione della crisi economica del 2009, tuttora in corso, con le sue pesanti ripercussioni sui mercati del lavoro. Gli obiettivi della strategia di Lisbona per il 2010 non sono stati raggiunti, la crescita stenta a ripartire, la disoccupazione è tornata a superare il 10% e di recente molti paesi hanno messo in atto misure fortemente restrittive per riequilibrare i loro conti pubblici.

Nel marzo 2010 si è tenuto il Consiglio europeo di primavera, tradizionalmente dedicato a definire gli obiettivi di crescita e di sviluppo per l’Ue. Sul tavolo dei leader europei c’era la nuova strategia, denominata Europa 2020, un documento predisposto dalla Commissione europea che individua gli obiettivi per il prossimo decennio, partendo dalla valutazione del mancato raggiungimento di quelli precedentemente definiti (CEC: 2010a). Il Consiglio di primavera ha approvato la proposta, concordando gli elementi principali e gli obiettivi fondamentali che ne guideranno l’attuazione. La nuova strategia, denominata appunto “Europa 2020”, individua tre priorità generali - sintetizzate nei termini di “una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” - e cinque obiettivi quantitativi. La nuova strategia è stata declinata in 10 linee guida integrate, che sostituiscono le precedenti 24. La Parte I del documento (CEC 2010b) considera le prime sei linee guida, quelle che definiscono gli indirizzi per la politica economica (macro e micro); la Parte II (CEC: 2010b) presenta le altre quattro linee guida, ovvero quelle che definiscono gli orientamenti per le politiche per l’occupazione (per un quadro sinottico della nuova strategia Europa 2020, si veda il pdf qui allegato).

In verità, la nuova strategia Europa 2020 tanto nuova non sembra. L’approccio generale e le priorità di fondo sono le stesse della strategia di Lisbona, ma riformulate e semplificate. Nella nuova proposta le priorità restano quelle di una crescita intelligente che sviluppi un’economia fondata sulla conoscenza e l’innovazione; una crescita sostenibile, più verde e più competitiva; una crescita inclusiva, con alti tassi di occupazione, a sostegno della coesione sociale e territoriale. Ci dovremmo aspettare un ruolo chiave per l’occupazione femminile in questa riformulazione, dato che nella precedente formulazione la strategia aveva definito degli obiettivi quantitativi di alto profilo in termini di tasso di occupazione femminile (pari al 60% entro il 2010) e servizi di cura per l’infanzia (con un tasso di copertura pari al 33% entro il 2010), obiettivi peraltro non raggiunti in un numero elevato di paesi.

Vale la pena ricordare che prima del 2005, vi era una linea guida esplicitamente dedicata alle “pari opportunità”; questa linea guida venne persa nella riformulazione del 2005, tuttavia furono mantenute altre priorità importanti in un’ottica di genere – ad esempio, un approccio al lavoro retribuito in una prospettiva di ciclo di vita, l’obiettivo di ridurre la segmentazione nel mercato del lavoro e quello di aumentare la qualità dei lavori – che avrebbero potuto orientare l’azione degli stati membri nella direzione di una riduzione delle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro.

Dal punto di vista dell’uguaglianza di genere, la strategia Europa 2020 appare contrassegnata da un marcato arretramento rispetto alle precedenti formulazioni. In primo luogo, la visibilità del tema dell’occupazione femminile risulta fortemente ridotta e limitata in un’ottica preoccupata esclusivamente ad aumentare l’offerta di lavoro, senza grande attenzione alla qualità dei lavori e alle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro. In secondo luogo, sono inoltre stati eliminati obiettivi quantitativi specifici: l’obiettivo della Strategia di Lisbona (che identificava un tasso di occupazione femminile, 15-64 anni, pari al 60%) è stato sostituito con un obiettivo generale: raggiungere entro il 2020 un tasso di occupazione per uomini e donne, 20-65 anni, pari al 75%. Infine, è scomparso il richiamo trasversale al mainstreaming di genere. Nella Parte I del documento vi è solo un breve riferimento all’occupazione delle donne – laddove si incoraggiano i paesi membri a “ensure access and opportunities for all throughout the lifecycle, thus reducing poverty and social exclusion, through removing barriers to labour market participation especially for women, older workers, young people, disabled and legal migrants” (CEC 2010b: 5-6). La stessa frase è ripresa nella Parte II, anche qui preoccupandosi unicamente della dimensione quantitativa dell’occupazione femminile. Vi sono altri due punti nella Parte II dove viene fatto un breve riferimento alla dimensione di genere, a sostegno dell’idea di favorire l’espansione dell’offerta femminile attraverso politiche volte a promuovere un equilibrio tra vita e lavoro.

In breve, uguaglianza, parità e mainstreaming di genere non sono presenti né nella Parte I né nella Parte II delle linee guida integrate. L’assenza di un esplicito riferimento al mainstreaming di genere nei documenti di Europa 2020 non deve forse sorprendere, dato il progressivo declino della visibilità della dimensione di genere fin dalle prime fasi della Seo. Tuttavia, data la preminenza nella strategia di Lisbona dell’obiettivo quantitativo per il tasso di occupazione femminile, questa assenza nella nuova strategia sorprende, dato che la componente femminile rimane la principale risorsa da utilizzare se si vuole espandere l’offerta di lavoro. Il nuovo obiettivo, con un tasso di occupazione pari al 75% per uomini e donne di 20-64 anni (CEC 2010b), non è di facile interpretazione. Da un lato, un unico tasso pone uomini e donne sullo stesso piano e perlomeno riconosce il contributo della componente femminile per l’innalzamento del tasso di occupazione totale. Dall’altro lato, viene a mancare il riconoscimento che le donne rappresentano la principale componente dell’offerta di lavoro potenziale e che si trovano in posizione di svantaggio nell’accesso al lavoro. Il venir meno di un obiettivo specifico per le donne rischia di ridurre l’attenzione sulla necessità di politiche mirate ad innalzare l’occupazione femminile.

Assegnare un ruolo più forte all’uguaglianza di genere nella nuova strategia avrebbe offerto delle opportunità per ridisegnare il quadro istituzionale dell’Ue, tenendo conto dei cambiamenti in atto nello scenario del dopo-crisi. Indubbiamente, una maggiore attenzione alla dimensione di genere avrebbe contribuito a delineare un modello sociale più coerente, in grado di favorire la riproduzione sociale e alti tassi di occupazione. Viceversa, la strategia Europa 2020, come attualmente delineata, ha ulteriormente ristretto l’orizzonte dell’uguaglianza di genere nella strategia per l’occupazione, aumentando il rischio che decisioni importanti relative ai mercati del lavoro e al finanziamento della spesa pubblica producano disuguaglianze su uomini e donne. Le proposte avanzate dovranno essere discusse entro l’autunno dal parlamento europeo; spetterà pertanto al parlamento il compito di integrare nella nuova strategia una prospettiva di genere in grado di meglio riflettere le sfide attualmente sul tappeto per i mercati del lavoro dell’Ue.

Fonti

CEC (2010a), “Communication from the Commission. Europe 2020. A strategy for smart, sustainable and inclusive growth”. COM(2010) 2020. In: http://ec.europa.eu/eu2020/pdf/COMPLET%20EN%20BARROSO%20%20%20007%20-%20Europe%202020%20-%20EN%20version.pdf

CEC (2010b), “Europe 2020. Integrated Guidelines for the economic and employment policy”, European Communities. Brussels. In: http://ec.europa.eu/eu2020/pdf/Brochure%20Integrated%20Guidelines.pdf