Articololinguaggi - stereotipi

Maschi da copertina
e da tastiera

Foto: Unsplash/Olu Eletu on

Il commento

Articoli correlati

Non è solo una questione di carriera. Stereotipi e schemi di comportamento rischiano di compromettere la qualità della ricerca e le sue modalità. Come disinnescare i più diffusi pregiudizi quando anche le donne credono di essere più fortunate che brave?

Parte venerdì 22 settembre la prima edizione di inQuiete, festival di scrittrici a Roma che vedrà la partecipazione di importanti autrici italiane. Tre giorni di letture, dibattiti, laboratori e ritratti. Ne parliamo con una delle ideatrici, Maddalena Vianello

Come facilitare l'uguaglianza di genere nella ricerca scientifica a partire dalle organizzazioni e dalle loro dinamiche? L'esperienza di Genis Lab in Italia e all'estero

Nel corso degli anni Elvira Giorgianni, fondatrice insieme al marito della casa editrice Sellerio, ha scoperto talenti e raggiunto successi, preservando l'indipendenza e la qualità delle sue collane, tanto da essere considerata "l'anima della Sellerio"

"Siete la feccia, il maschio è stato annientato da merde come voi, la virilità è diventata un crimine. Datevi fuoco". È solo uno dei commenti giunti a L’Espresso, reo di aver dedicato l’ultima copertina al potere degli uomini, con il titolo Tremate tremate i maschi son tornati. Commenti raccolti e raccontati dalla redazione del settimanale e che forse sono la migliore conferma della "notizia" contenuta in quel numero. Riassunta così nel sommario: "Discriminazione, autoritarismo, violenza sulle donne. Non sono il passato, anzi dominano di nuovo il presente. Rapporto sulla sottomissione di genere". Un "rapporto" non vittimista ma accusatore, del ritorno di una cultura, un pericolo, un attacco; che la scrittrice Valeria Parrella definisce così: "Se lo chiamiamo maschilismo gli regaliamo, in italiano, lo stesso suffisso del femminismo, e qualche sbadato potrebbe pensare che siano l’uno lo specchio dell’altro. E non che il primo è un nomignolo dietro cui nascondere l’esercizio furioso e totalitaristico del potere".

Il potere. Che diventa tanto più aggressivo quando è in difficoltà, come mostra l’ascesa di Trump ("sinonimo del maschilismo cosmico", in grado di "far rinascere il movimento femminista americano", racconta in un servizio sullo stesso numero Federica Bianchi) e come mostra lo stesso tenore, abbastanza disperato, dei commenti alla copertina.

Combinazione, in questi stessi giorni Panorama, il settimanale tradizionalmente concorrente dell’Espresso, è in edicola con una donna in copertina. Solo che la donna ha un abito bianco da sposa e piange disperata, e il titolo è: Aiuto! Non si trova più un buon partito da sposare. Sommario: "C’era una volta l’uomo ideale, con un lavoro ben pagato e sicuro. Complice la crisi e la rivoluzione tecnologica ora non è più così. Ecco dove guardare per assicurarsi un 'tesoro' di marito".

Nei giorni in cui celebriamo il bicentenario della morte di Jane Austen, una copertina senza tempo sull’eterna donna disperatamente alla ricerca del matrimonio-patrimonio, ma anche sulla morte di Mr Darcy. Senonché, il servizio di Panorama non c’entra niente con le donne e con i matrimoni, ma riguarda la crisi delle figure professionali che prima garantivano un bel ruolo sociale e un buon reddito e ora vivacchiano sulla soglia della povertà: argomento importante, che riguarda donne e uomini, e che la redazione ha pensato bene di rendere più appetibile stereotipandolo in copertina. Succede, ai giornali come ai politici, di inseguire un senso comune che non c’è più sperando così di recuperare lettori ed elettori.

Basterebbe invece, per cogliere sensibilità più diffuse, guardare alle storie di successo, come quella – per restare nel pop – di tante serie tv dirompenti nella narrazione dei rapporti di genere e di classe, da The good wife a House of cards a Downton Abbey. E, ultima, quella di The handmaid's tale, tratta dal romanzo di Margaret Atwood Il racconto dell’ancella, serie che appena sbarcata su Hulu ha avuto grande successo e ricevuto premi prestigiosi.

Nel mondo di Gilead  così si chiama la repubblica che prende il posto degli Stati Uniti nella distopia immaginata da Atwood, a seguito di una guerra mondiale e di un golpe  – governato da un regime dittatoriale maschilista e misogino, l’inizio della fine dei diritti delle donne è nel licenziamento dai posti di lavoro e nel congelamento del loro conto in banca – trasferito ai loro mariti, se ne hanno. Segue una catena di conseguenze da incubo, con la regolazione minuta di una società nella quale lo scopo assegnato alle donne è solo quello della riproduzione e i loro nomi di battesimo vengono sostituiti da quelli degli uomini a cui appartengono, preceduti dalla preposizione “di” (Difred, Diglen, eccetera). Difficile dire se il successo di questa serie sia dovuto alla concretezza del pericolo, alla bravura degli sceneggiatori e del cast, al fatto di toccare tanti nervi scoperti.

Valuteremo anche qui in Italia, dove la serie sta arrivando, preceduta dalla pubblicità involontaria della foto ormai famosa delle 'ombrelline', le ancelle in piedi che reggono l’ombrello per riparare i maschi seduti che su un palco dibattono a Sulmona. Per la gioia dei titolisti e dei politici nazionali, ai quali consiglieremmo un corso di aggiornamento.

Ascolta la puntata di Fahrenheit Il primato degli uomini

Leggi anche l'articolo di Giulia Siviero su Il Post