Il 17 novembre è l'Equal Pay Day, giorno in cui simbolicamente le donne in Europa smettono di essere pagate fino alla fine dell'anno per il divario retributivo che le penalizza rispetto agli uomini. Un gap su cui incidono stereotipi e barriere culturali, a cominciare dalla scelta dei percorsi di studio delle ragazze
Il pay gap inizia dai
percorsi di studio
Nei paesi dell'Unione europea la retribuzione oraria lorda delle donne è del 12% inferiore rispetto a quella dei loro colleghi maschi. Lo ricorda la Commissione europea in occasione della Giornata della parità salariale (Equal Pay Day) 2025.
Istituita per sensibilizzare l'opinione pubblica sul divario retributivo di genere (gender pay gap), la data della giornata dedicata alla parità salariale varia in base ai dati aggiornati sull'andamento di questo fenomeno in Europa, dove attualmente il gender pay gap corrisponde a circa un mese e mezzo di stipendio in meno all’anno per le lavoratrici.
Secondo questa logica, l'Equal Pay Day rappresenta il momento in cui, simbolicamente, le donne smettono di essere pagate fino alla fine dell'anno: più la data si avvicina al 31 dicembre, più significa che le azioni dell'Ue stanno contribuendo a colmare il divario retributivo di genere, si legge in un comunicato diffuso in occasione della ricorrenza dalla Commissione europea.
Quest'anno la Giornata cade il 17 novembre, data che segna una riduzione simbolica del divario retributivo di due giorni rispetto al 2024, e di sette rispetto al 2020. "Un progresso lento ma misurabile" sottolinea la Commissione, che punta sulla necessità di continuare ad agire a livello europeo verso l'obiettivo di una piena parità salariale fra donne e uomini per uno stesso lavoro, o per un lavoro di pari valore – principio sancito dalla legislazione dell’Ue dal 1957.
E se per quanto riguarda la sensibilizzazione sul tema i segnali sono incoraggianti, come il dato secondo cui quasi nove persone su dieci in Europa ritengono inaccettabile che le donne siano pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro, è necessario tener conto del peso che barriere culturali e stereotipi hanno sulle scelte d’istruzione e di carriera, andando a definire le disuguaglianze già a uno stadio precoce.
La letteratura economica più recente, ricorda Paola Villa, economista nel comitato editoriale di inGenere, ha evidenziato che per comprendere le ragioni della persistenza del gender pay gap è necessario tenere in considerazione due fattori: in primo luogo, le differenze tra ragazzi e ragazze nelle scelte dei percorsi di studio (scuole superiori e università), e in secondo luogo gli effetti della maternità sulle priorità considerate importanti nel lavoro retribuito.
Se da un lato, infatti, le ragazze studiano più anni e ottengono voti più alti rispetto ai ragazzi, dall'altro maschi e femmine scelgono percorsi d’istruzione molto differenti: in Italia nel ciclo di istruzione secondaria superiore le ragazze sono sovrarappresentate negli indirizzi Linguistico, Artistico e Classico, e sottorappresentate negli indirizzi Tecnologia e Industria e artigianato.
Uno squilibrio che prosegue all’università: secondo i dati AlmaLaurea sull'anno accademico 2024, le donne sono il 94% di chi studia Scienze della formazione e l'84% di chi studia Psicologia, mentre queste percentuali scendono al 15% per Informatica e al 24% per Ingegneria.
"Queste differenze nei percorsi di studio si traducono nell’accesso a lavori a cui sono associate retribuzioni più basse" commenta Villa. "Quando poi le giovani donne diventano madri, tendono a modificare il loro modo di considerare gli aspetti importanti del lavoro retribuito" spiega.
"In particolare, le madri privilegiano nella ricerca di un lavoro la vicinanza a casa e la flessibilità dell’orario, mentre i padri rimangono interessati agli avanzamenti di carriera e ai miglioramenti retributivi. E un certo numero di madri (soprattutto tra le meno istruite) rinuncia all’indipendenza economica ed esce dal mercato del lavoro" aggiunge.
In sintesi, "le barriere culturali e gli stereotipi – in famiglia, a scuola, al lavoro – plasmano il contesto culturale, influenzando le scelte d’istruzione delle ragazze, e successivamente quelle lavorative (tipo di impresa, settore produttivo, tipologia di attività). Al tempo stesso queste barriere influenzano i criteri di valutazione (in parte impliciti) delle organizzazioni nelle posizioni lavorative offerte, nelle assunzioni e nelle promozioni" conclude Villa.