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Per essere single bisogna
vivere in Danimarca

Foto: Flickr/ Mario Wageman

Nelle città dell'Europa continentale e mediterranea le donne che vivono da sole sono maggiormente esposte all'insicurezza economica. Uno studio spiega perché

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Le donne, più degli uomini, sono frequentemente esposte all’insicurezza economica. Con questo concetto si intende una condizione non di mancanza assoluta o relativa di reddito - come avviene nel caso della povertà - quanto di difficoltà a sostenere le necessità fondamentali della vita quotidiana, che si traduce in una instabilità del flusso di risorse finanziarie oppure in un pronunciato gap tra necessità e risorse disponibili. Si tratta di un fenomeno strettamente legato alla destandardizzazione della partecipazione al mercato del lavoro, alla posizione sociale di una donna e del suo eventuale compagno, alla composizione della famiglia in cui vive.

La crescente partecipazione femminile al mercato del lavoro nelle ultime decadi ha sicuramente contribuito alla riduzione del livello generale del rischio di povertà e di insicurezza economica, ma ha anche contribuito a creare ulteriori differenziazioni tra le donne stesse, esponendo alcune di esse a una maggiore vulnerabilità.

All'interno di uno studio recente, condotto nell’ambito del progetto europeo FLOWS, è stata realizzata un'indagine tra le donne tra i 20 e i 64 anni d'età in un campione di città europee, con lo scopo di spiegare quali possono essere i fattori che spiegano la maggiore vulnerabilità di alcune. Il progetto aveva, infatti, lo scopo esplicito di analizzare quali fattori favoriscano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, attraverso una comparazione tra i sistemi produttivi e di welfare locali. Le città incluse nello studio qui presentato sono: Bologna, Nantes (Francia), Terrassa (Spagna), Amburgo (Germania), Aalborg (Danimarca), Brno (Repubblica Ceca) and Leeds (Regno Unito).

Il primo e forse più importante risultato evidenzia come la presenza di un partner coabitante nella famiglia sia il fattore esplicativo più importante per spiegare l’insicurezza economica in tutte le città prese in esame. Studi precedenti dimostrano, infatti, che essere in coppia consente di condividere costi fissi e di sommare più redditi, ma anche di accedere a specifiche opportunità che sono offerte dal sistema di welfare solo alle coppie. Di contro, l’essere in coppia espone le donne ad una possibile differenziazione del lavoro - soprattutto quello di cura - all’interno della coppia e al potenziale rischio conseguente di dipendenza materiale dal loro partner. Pensiamo ad esempio a una donna che riduce il proprio tempo lavorativo per prendersi cura della casa e dei figli: questa stessa donna avrà un reddito individuale inferiore, una pensione futura inferiore e una maggiore esposizione all’insicurezza economica nel caso in cui il legame affettivo si rompa. Le configurazioni dei rischi dunque cambiano per le donne che sono in coppia e per le donne che vivono sole.

Per chi ha un partner, il più comune fattore di insicurezza è il livello di formazione del proprio partner, mentre il titolo di studio della donna stessa conta solo in due città, Nantes e Terrassa. Assieme ad Amburgo, queste tre città si raggruppano intorno a un modello di “riproduzione sociale” per cui le determinanti dell’insicurezza economica dipendono principalmente dalla diseguale distribuzione dei titoli di studio tra le donne e i loro compagni. Un modello più tradizionale caratterizza Bologna: l’insicurezza economica è influenzata dall’inattività femminile e dal titolo di studio del suo partner, in una versione indebolita del modello male breadwinner. A Leeds, al contrario, l’insicurezza economica dipende da fattori che possono escludere le donne dal mercato del lavoro, come la non ricerca di un lavoro, un’origine straniera o l’età. Infine, ad Aalborg e Brno il principale fattore esplicativo è dato dalla disoccupazione femminile.

Per le donne che vivono da sole, invece, non c’è un elemento chiaro che possa spiegare la loro insicurezza in modo trasversale in tutte le città. Una prima configurazione emerge a Brno e Aalborg, guidata di nuovo dal mercato del lavoro. In questo caso, il fattore principale che protegge dall’insicurezza economica è una piena partecipazione delle donne al lavoro. Una configurazione opposta caratterizza Bologna, Terrassa, Nantes e Leeds: per le donne che vivono in queste città il carico di cura dato dalla presenza di minori e il titolo di studio sono i due principali fattori che ne spiegano l’insicurezza. L’attivazione sul mercato del lavoro non risulta statisticamente significativa a Bologna, Leeds e Nantes: si potrebbe ipotizzare che la famiglia estesa - nel primo caso - e politiche a sostegno delle madri sole - nel secondo - suppliscano all’attivazione individuale nel mercato del lavoro. Infine, Amburgo ha un profilo intermedio tra le due configurazioni: nel caso della città tedesca, praticamente tutti i fattori giocano un ruolo nel determinare l’esposizione femminile all’insicurezza economica. 

In conclusione, la presenza di molteplici configurazioni di fattori che spiegano l’insicurezza economica ci consente di affermare che la posizione delle donne nelle città europee non dipende dalle stesse circostanze nei diversi contesti urbani. Questa differenziazione è ampia e solo parzialmente legata alla partecipazione individuale delle donne al mercato del lavoro. In primo luogo, c’è una chiara associazione tra l’insicurezza economica e la presenza di un partner coabitante. Le donne che vivono da sole tendono a essere più vulnerabili dal punto di vista economico, nonostante il controllo per altri possibili fattori di rischio. In secondo luogo, c’è una combinazione tra la partecipazione al mercato del lavoro, la composizione familiare e il titolo di studio (per entrambi i membri della coppia nel caso delle donne in partnership) che ne determina l’esposizione all’insicurezza economica.

La debole partecipazione femminile al mercato del lavoro è la principale fonte di insicurezza economica solo in questi contesti dove il modello “dual-worker” è dominante. Una situazione che occorre più spesso nelle città nordiche o nell’est Europa. Nelle città continentali e mediterranee, l’insicurezza economica delle donne dipende ancora dalla dipendenza materiale e economica dai propri partner e da fattori legati alla differenziazione di classe. In questi contesti familistici e conservatori, il contributo individuale delle donne attraverso un lavoro full-time non basta per sentirsi sicure da un punto di vista economico.

Note

Questa sintesi riassume i risultati dell'articolo Women at risk: the impact of labour-market participation, education and household structure on the economic vulnerability of women through Europe pubblicato su "European Societies". L’articolo è stato scritto da K. Kaseauru, L. Maestripieri and C. Ranci.