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Pioniere. Sofia Corradi,
inventrice dell'Erasmus

Foto: Unsplash/ Priscilla Du Preez

L'Erasmus, il programma che ha permesso a 4 milioni e mezzo di ventenni di studiare e muoversi in Europa, nasce grazie alla determinazione di una donna, Sofia Corradi

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"Un giovane catalano incontra una giovane fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli. L'Erasmus dovrebbe essere obbligatorio e non solo per gli studenti: anche per i taxisti, gli idraulici, i lavoratori. Passare un periodo nell'Unione europea per integrarsi". Perché "dobbiamo ricordarci che solo la cultura, oltre la guerra, lega la nostra identità": è stato Umberto Eco, probabilmente, a scrivere la migliore "recensione" dell'Erasmus, il programma che ha permesso in 30 anni a 4 milioni e mezzo di ragazze e ragazzi di studiare in Europa oltre i propri confini geografici di appartenenza. 

Ma da dove arriva l'Erasmus? Nasce grazie all'ostinazione, alla determinazione ma soprattutto all'arrabbiatura di una donna: Sofia Corradi

"Era il 1959, frequentavo l'ultimo anno di Giurisprudenza e fin lì erano stati tutti trenta e lode. Con tre esami su ventuno da dare, vinsi una borsa di studio, la Fulbright, e andai a New York. Columbia University. Parlavo inglese e riuscii a prendere un master in Diritto comparato: gli americani mi ritenevano post-laureata, non solo laureata. Quando tornai a Roma trovai naturale chiedere il riconoscimento di quella specializzazione. Allo sportello della segreteria studenti l’impiegato cadde dalle nuvole: “Columbia University? Mai sentita nominare”. E quando arrivò il direttore mi riempì di insulti: “Crede che regaliamo una laurea a chi si va a fare una scampagnata negli Stati Uniti? Torni a studiare e veda di essere promossa”. 

Sofia Corradi, classe 1934, alla Columbia ha buttato il sangue, altro che scampagnata. Decide quindi di fare qualcosa per il riconoscimento degli studi fatti all’estero. Ma, come spesso accade, le frontiere italiche sono piene di barriere burocratiche ma soprattutto mentali. Tra un “la Columbia chi è costei” e un “maffiguriamoci, ci mancano solo i riconoscimenti delle scampagnate” inizia la salita. Lei non si arrende e inizia la battaglia.

Foto: WikipediaSofia si laurea con 110 e lode,  svolge attività di ricerca sul diritto allo studio presso l’Onu. Diventa infine consulente della Conferenza dei Rettori Italiani. Inizia a bussare a tutte le porte possibili e nel 1969 propone quello che sarà l’Erasmus ai Rettori. L’idea piace ma si dovranno aspettare il 1986 e Francois Mitterrand per trovare l’appoggio e il sì definitivo.

Una battaglia lunga 18 anni fatta di promemoria, ciclostile e  determinazione. Perché, va detto anche questo, "nei Trattati di Roma, su cui si fondò la Comunità economica europea, l'istruzione era menzionata solo come formazione professionale, la priorità era ricostruire le fabbriche distrutte dalla guerra".

E lì ci si era fermati. 

Il 14 maggio 1987, nonostante l’opposizione degli inglesi, a Bruxelles in Consiglio dei ministri viene votata la delibera che vara la nascita di un programma di studio all’estero. Il 15 giugno la ratifica. Fu invece Domenico Lenarduzzi, 81 anni, torinese emigrato con il padre minatore in Belgio, a scegliere il nome.

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Erasmus? Il più grande programma contro la denatalità europea, sfottono i detrattori. Visto che dalle trasmigrazioni di quei milioni di studenti, oltre a collaborazioni e scambi, sono nati anche un milione di bambini, i figli di Erasmus. Trent’anni di orgasmus, hanno chiosato di conseguenza l’anno scorso altri buontemponi per festeggiare il trentennale.

Quanto è cresciuto, il figliolo di Sofia Corradi in 30 anni? Secondo Indire, l'Istituto nazionale documentazione e innovazione ricerca educativa, nel 1987-88 dall’Italia partirono 220 ragazzi, il 6,8% del totale. Nello scorso anno accademico ne sono partiti 34 mila, l’11,7%. I paesi dai quali partono più ragazzi sono Francia (39.985), Germania, Spagna, Italia e Polonia. 

E dunque 4 milioni e mezzo di studenti, 120 mila insegnanti sono i diretti beneficiari. Ma tutti quelli che girano intorno all'Erasmus sono in realtà 9,1 milioni ai quali va aggiunto 1 milione di "erasmini", i bambini nati dagli incontri andati a buon fine non solo negli studi. Gli europei di cui parlava Umberto Eco. 

Certo è che senza la testa dura e la determinazione di Sofia Corradi saremmo rimasti fermi all’umiliazione di una porta chiusa in faccia e consegnati nelle mani di un inetto di Facoltà esperto in scampagnate.

Io lo dico sempre: le donne non bisogna mai farle arrabbiare. 

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