Referendum elettorale: eppur si muove
22/09/2011
Ultimi giorni per la raccolta delle firme contro il "porcellum". Il referendum serve alle donne? Tecnicamente, no. Ma il faro sulla riforma elettorale va tenuto acceso. E il ritorno al sistema delle preferenze, in luogo di un parlamento di "nominati", apre più spazi per le candidate e la loro azione politica
E' alle ultime battute la raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale. Oggetto: l'abolizione del cosiddetto "porcellum". Ci siamo chieste se questo referendum è amico delle donne e quali sarebbero le conseguenze in termini di rappresentanza femminile. Di seguito un commento di Rosanna Oliva del gruppo Aspettare stanca.
Dobbiamo appoggiare il referendum elettorale?
La vecchia legge elettorale, che tornerebbe in vigore, non ha alcun meccanismo di quote (come del resto l'attuale). Cerchiamo di capire insieme se questo ci porta a dire che dobbiamo essere indifferenti al referendum, se dobbiamo criticarlo come un’azione politica negativa, oppure il referendum, pur non prevedendo alcun sistema di promozione della rappresentanza delle donne è comunque una novità positiva (nell'abolizione delle liste bloccate)?
Va innanzi tutto fatta una premessa sull’impatto della raccolta delle firme e, successivamente dell’inizio del lungo iter per il voto al referendum:
A. Il principale e immediato obiettivo della presentazione del referendum per l’abrogazione del "porcellum" è dare una scossa perché in senato si riprenda l’esame della riforma della legge elettorale per il parlamento e si arrivi al prossimo voto politico con una nuova legge elettorale.
B. Anche se il piano A non riuscisse (e c’è molto giustificato pessimismo al riguardo), l’iniziativa del referendum e la volontà popolare espressa con l’adesione all’iniziativa del referendum elettorale .potrebbero essere determinanti nel caso venisse meno l’attuale raccogliticcia maggioranza parlamentare. Infatti, prima dello scioglimento anticipato del parlamento, se ci fosse l’incarico per un governo “di scopo” (o qualcosa di simile) questo potrebbe avere principalmente il compito di modificare l’attuale legge elettorale.
Credo quindi che sia importante raggiungere le 500.000 firme necessarie entro il 25 settembre (occorrono alcuni giorni per presentarle entro la data del 30).
Nel caso contrario il messaggio al parlamento, e non solo, sarebbe che l’opinione pubblica non attribuisce molta importanza alla riforma elettorale.
Esaminiamo ora la questione dell’impatto di un ritorno al mattarellum, sulla presenza delle donne in parlamento.
Anche nell’ipotesi in cui non si riesca a far approvare delle norme di garanzia di genere ad integrazione, va comunque considerato che i criteri per le candidature e le modalità della campagna elettorale avrebbero comunque un impatto positivo non solo generale, ma anche rispetto alle candidature delle donne ed alla loro aumentata possibilità di esser elette.
Da un punto di vista generale, come risultato finale avremmo un parlamento di elette/i e non, come l’attuale di nominati e quindi con una maggiore libertà rispetto alle vecchie oligarchie, più riformista e in cui le parlamentari avrebbero la possibilità di essere più incisive.
I partiti e movimenti politici dovrebbero presentare candidate/i in grado di acquisire consensi nel collegio, per vincere la competizione e potrebbero anche decidere di procedere alle primarie per individuare le migliori candidature.
Potrebbero anche presentare liste alla Camera per la parte proporzionale prevista dal mattarellum, con nomi alternati per genere, proprio per attirare il voto delle donne, o almeno non disincentivarlo nel caso di listini di soli uomini.
Le candidate e i candidati sarebbero stimolate/i e facilitate/i nella campagna elettorale, che si svolgerebbe in collegi non proprio piccoli, ma comunque delimitati.
Viceversa con l’attuale "porcellum" le elettrici ed elettori non sono informati sugli effetti del proprio voto, per le candidature in più collegi e il meccanismo dei subentri.
Per ulteriori approfondimenti sull’impatto negativo del "porcellum" e sulle iniziative di Aspettare stanca si veda il sito nel quale sono stati pubblicati post a commento delle campagne elettorali del 2006 e del 2008





Commenti
avremmo potuto
Avremmo potuto sfruttare questa legge elettorale per imporre primarie sulle liste e alternanza di genere, che pure qualcuno ha cercato di applicare.
Non è che non ci sia stata la possibilità. Non c'è stata la volontà, l'impegno, la partecipazione. E oggi io non credo che ritornare al prima possa migliorare le cose. Anzi.
E il vero obiettivo di questo referendum, al di là degli slogan, mi sfugge.
Perchè poi, finite le firme e finiti gli slogan, non si sarà spostato di un passo il concetto di partecipazione. E nella rieducazione civica non si sarà persa un'ora. Che è quella che occorre, dico io, per far sedere assieme tante persone e confrontarsi.
Non è pessimismo, ma mero pragmatismo: dopo i risultati sui referendum dell'acqua chi è rimasto a prendersi in mano il da farsi?
Perdonatemi lo sfogo, ma temo comunque il caos.
ma il premio di maggioranza è ancora peggio
Le firme per il referendum sono raccolte facendo leva sull'avversione per le liste bloccate (fin dallo slogan della campagna: "firmo, voto, scelgo"), ma secondo me l'aspetto più negativo della legge Calderoli è l'anomalo premio di maggioranza, che non ha riscontro in alcun sistema elettorale europeo (il 55% dei seggi garantito alla coalizione che raccoglie più voti).
Quanto alle liste bloccate, già c'erano nella quota proporzionale del Mattarellum, che il referendum vorrebbe ripristinare. Al limite, se illuministicamente i partiti nelle liste inserissero "i migliori" (e le migliori), la qualità dei parlamentari non sarebbe necessariamente peggiore di quella che emergerebbe dalle preferenze.
Il fatto è che, oltre alla formazione della rappresentanza nel Parlamento, ci dovremmo occupare molto del come funzionano i partiti. E l'antipolitica non aiuta per niente ad occuparsene.
Avremmo potuto
Forse Sara nel 2005 e 2006 non ha seguito quanto avvenuto in Parlamento durante l'iter che ha portato a sostituire il mattarellum con il porcellum. Io c'ero ed eravamo in tante, per la prima volta anche molte giovani, agli incontri che ci sono stati anche in Senato (ricordo ancora una sala con un podio alto che nascondeva le piccole di statura).
Se ha tempo vada a leggersi gli atti parlamentari: deputati e senatori (uomini) non hanno avuto ritegno a cercare argomenti per evitare che nella nuova legge elettorale si introducessero norme di garanzia di genere che, riducendo il grave deficit democratico che ammorba il nostro paese avrebbero messo in forse la loro poltrona. Il Governo, su iniziativa della ministra per le Pari Opportunità Prestigiacomo e con la firma del presidente del Consiglio Berlusconi presentò un ddl piuttosto blando, ma che, comunque affrontava il problema.
Si fece in modo che fosse approvato solo alla Camera e tuttto finì lì.
Senza una forte pressione anche sui partiti, per stanarli dalle loro incoerenze, non c'è molta speranza neanche per il futuro. Comunque siete tutte e tutti invitat*al seminario su REGOLE ELETTORALI E RAPPRESENTANZA DI GENERE il prossimo 29 settembre alle ore 16:00, organizzato da Noi Rete Donne in collaborazione con AFFI, presso la Casa Internazionale delle donne, via della Lungara 19 Roma
COMUNICATO STAMPA
REGOLE ELETTORALI E RAPPRESENTANZA DI GENERE
Il 15 settembre si è tenuta, presso la Casa Internazionale delle donne di Roma, la Conferenza Stampa di presentazione del seminario di approfondimento sulle modalità e le forme della rappresentanza politica; che si terrà il prossimo 29 settembre alle ore 16:00, organizzato da Noi Rete Donne in collaborazione con AFFI, sempre presso la Casa Internazionale delle donne, via della Lungara 19.
Sono intervenute:
Daniela Carlà: Nel seminario approfondiremo la tematica della rappresentanza paritaria nella politica, nelle istituzioni, nel lavoro e nell’economia. Prioritario è ‘essere’ nell’agenda politica quando si parla di riforma elettorale, di istituzioni, di manovra finanziaria e crescita del Paese. La nostra proposta non privilegia un unico meccanismo elettorale ma termini specifici, trasparenti ed evidenti della rappresentanza di genere. Riavvicinare le donne alla politica con l’autoregolamentazione dei partiti dove qualità della politica corrisponda a qualità delle candidature.
Tiziana Bartolini: Abbiamo idee diverse e apparteniamo ad Associazioni diverse ma tutte abbiamo un unico obiettivo: collaborare oggi perché è fondamentale; fare un nuovo sforzo, r immaginare un nuovo metodo di lavoro, intervenire su tutte quelle regole non scritte di competizione, relazione e gerarchie nella politica. La forza e la capacità delle donne potrà dare grandi risultati contro la corruzione e la degradazione della vita pubblica.
Rosanna Oliva: Perché mi occupo da sempre delle donne? Perché ho il senso della democrazia e perché credo fortemente che tutti abbiano diritto di partecipare; trovare gli strumenti per combattere le cause di questa bassissima rappresentanza di genere nel nostro sistema parlamentare. Aspettando le riforme cosa si può fare? Approfondire le questioni tecniche al di la degli schieramenti , avere una chiara consapevolezza della reale situazione del Paese e stanare i partiti su ciò che dicono e non fanno.
Irene Giacobbe: Manca nel discorso e nel dibattito politico la presenza paritaria delle donne. Stiamo lavorando ad una proposta forte e seria sui finanziamenti pubblici ai partiti, ovvero al rimborso, perché sia in proporzione alla rappresentanza delle donne, alla loro presenza nei partiti o meglio che la presenza delle donne sia la misura per il rimborso ai partiti, come è già previsto nella legge già in essere in Francia.
Marisa Rodano: Sintetizza perfettamente la presenza delle donne nei luoghi della rappresentanza politica con una battuta ripresa da un dibattito universitario, “ non voglio essere una quaglia in un club di cacciatori”.
Le tematiche che verranno affrontate nel seminario del 29 p.v. si inseriscono a pieno titolo nel dibattito in corso sulla riforma elettorale affrontando tutti i temi che ne fanno parte, senza tralasciarne alcuno: riduzione, sostenibilità e rappresentanza paritaria.
“Noi rete Donne” - Organizzazione Roberta Morroni
morronir@libero.it danielacarla2@gmail.com
A.F.F.I. Organizzazione
affiassociazioni@yahoo.it
legge elettorale
Lo scrissi già il 17 giugno e alla vigilia dell'incontro SNOQ di Siena. La battaglia per una riforma della legge elettorale era una battaglia prioritaria per le donne. Avremmo dovuto guidarla da protagoniste (d'altra parte poi lo disse Flavia Perina dal palco e fu fischiata). Ancora oggi il problema vero e reale è che le donne occupano posti di potere spesso solo in virtù di una scelta maschile (nella figura del sindaco o dei vertici di partito) e non per diritto diretto. C'è una bella differenza tra la libertà di scegliere e libertà di essere scelte. Ci giriamo intorno e non possiamo non renderci conto che tutto quello che ha a che fare con noi, dalle scelte politiche alla nostra rappresentazione per parole o immagini, ha a che fare con il potere decisionale che siamo in grado di esercitare. Che è ben poco, e sarà sempre meno se non penseremo a delle regole che garantiscano per legge uguale accesso per tutte, e tutti, ai luoghi dove si decide. Una vera democrazia paritaria si ottiene solo con regole chiare e rispettate. Non è stato così. Anche in questa occasione la voce delle donne non si è sentita, non ha avuto peso e forza politica. (tratto da www.ipaziaevviva.com)