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L'11 settembre 2026 è morta Emma Bonino. Radicale, femminista, ha portato avanti con coraggio battaglie cruciali per i diritti delle donne come quelle per l'accesso all'aborto e al divorzio. Molte negli anni hanno avuto l'opportunità di incontrarla. Tre brevi racconti tra il personale e il politico

Ricordi personali
e politici

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Ricordi personali e politici

"Anche io come tanti e tante avrei voluto che Emma Bonino diventasse presidente della nostra repubblica. Non perché condividessi tutte le sue opinioni – soprattutto in economia – ma perché ho sempre pensato che fosse uno dei pochi esempi attuali di personaggio politico di professione che credeva veramente nei valori – condivisibili  – per cui combatteva. E combatteva benissimo. Come molte femministe della sua e mia generazione, ho avuto diverse occasioni di ascoltarla e/o incontrarla. Mi piace però ora ricordare la prima volta che l’ho conosciuta. Era più di mezzo secolo fa. A Firenze nel 1975 la polizia aveva fatto irruzione in un ambulatorio dove si praticavano aborti a “prezzi politici”. Tutti lo sapevano ma facevano finta di non saperlo. Così era allora per l’aborto: si fa ma non si dice. Il medico che dirigeva l’ambulatorio, Giorgio Conciani, legato al Partito Radicale, era stato arrestato. La reazione fu una enorme manifestazione nazionale a Firenze contro la criminalizzazione dell’ aborto, sull’onda di quel movimento per i diritti civili che aveva vinto il referendum sul divorzio pochi mesi prima. Emma Bonino arrivò da Roma, per dare una mano alle sparute forze locali del Partito Radicale e contribuire alla organizzazione. Me la ricordo seduta tra i cuscini colorati della nostra sede di Lotta Femminista, senza la spocchia che le femministe romane e milanesi manifestavano in quegli anni verso noi femministe di provincia, ma già esperta di come trattare con la stampa, concedere interviste, relazionarsi con i partiti politici, progettare interventi futuri. Determinata e competente, come lo sarà per tutta la vita. Una rara combinazione che ci mancherà". 

Annalisa Rosselli, economista, nel comitato editoriale di inGenere

"Perché vuole intervistare me che sono oramai vecchia? Senta piuttosto i giovani che hanno cose nuove da dire. Emma rispose più o meno così a una mia richiesta di intervistarla a margine di un convegno organizzato da Roberto Cicciomessere sul tema dei voucher nel 2014. Posso non ricordare esattamente le parole, ma il tono, sì: rude, quasi infastidito. Mi colpì e non andai oltre. Ci rimasi male, non perché mi sentissi ferita nell’orgoglio, ma perché ho letto nel suo rifiuto il non voler vedere l’ammirazione e la stima che avevo per lei. Sono poche le persone per cui ho una stima praticamente incondizionata, ed Emma è una delle poche, benché non abbia condiviso molte sue idee. In seguito, ho riflettuto su questo episodio e la mia stima verso di lei è cresciuta. Emma amava il confronto e per me questa è la cifra di una persona di cui fidarsi. Era schietta, e non era solita entrare nelle grazie delle persone per perseguire i suoi obiettivi. Eppure, sapeva davvero lottare per ottenerli, come avevo imparato dal mio primo scambio con lei qualche anni prima, quando ottenne via libera e fondi per un ciclo di seminari sul bilancio di genere al Senato affidandone il coordinamento a me e ad Annalisa Rosselli. Erano in pochi allora a sapere cosa fosse o a cosa potesse servire un bilancio di genere, idea che per alcuni aveva ancora un’aria esoterica, ma Emma si spese per portare il tema laddove si decidono le sorti del paese. Credeva profondamente nel motto di Einaudi ‘conoscere per deliberare’. Per questo e molto altro, sono grata di averla incontrata".

Francesca Bettio, economista, nel comitato editoriale di inGenere

"La prima volta che ho incontrato Emma Bonino avevo trent’anni. Avevamo lanciato da poco inGenere.it e mi avevano invitata a un evento per un'agenda politica delle donne lanciato da una rivista di moda, dove proponevamo il congedo di paternità paritario. In modo molto ingenuo, ero del tutto impreparata alla grande platea, l’aula magna di università privata, la presentatrice famosa, e decisamente 'underdressed': ero abituata a contesti più spartani e quindi anche intimidita. Mi faccio coraggio e quando tocca a me inizio con una battuta che ricordo ancora, era una cosa più o meno così: 'Ho due notizie. La prima è in Italia sono praticamente esclusivamente le donne a occuparsi dei figli. La seconda, è un'ottima notizia ed è che noi donne siamo generose e non vediamo l'ora di condividere questo privilegio con gli uomini! E per questo proponiamo un congedo di paternità'. Non era certo la battuta del secolo, ma nemmeno mi aspettavo il silenzio glaciale che ne seguì. Silenzio in cui si levò una sola sonora risata che riempì l’aula magna: quella di Emma Bonino. Il fatto che fosse lei, proprio lei a ridere, mi ha salvata dallo sprofondare, l’ho guardata, le ho sorriso riconoscente e ho continuato a spiegare perché le femministe propongono diritti per gli uomini".

Barbara Leda Kenny, caporedattrice di inGenere