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Ridurre il gender
gap per la ripresa

Foto: Unsplash/ Akshar Dave

Ripresa: la strategia proposta dal Forum permanente per le pari opportunità di genere del Consiglio nazionale economia e lavoro. Un estratto dal documento appena diffuso e intitolato Next generation Eu per le pari opportunità di genere

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Ridurre il divario di genere significa in modo particolare concentrare gli sforzi su alcuni ambiti e quindi concentrare le risorse di Next Generation Eu (NGEu) in alcuni ambiti specifici senza frammentare gli interventi. Riteniamo necessario superare la politica degli interventi spot per procedere a una vera e propria Strategia nazionale per le pari opportunità che individui alcuni obiettivi concentrando le risorse e determinando una reale inversione di tendenza.

Il Cnel propone quindi alcuni interventi prioritari da sostenere con le risorse di NGEu.

Nelle Raccomandazioni del Consiglio dell’Ue sul Pnr 2019 dell'Italia si indicava, tra gli altri, come fossero ancora insufficienti “gli investimenti nei servizi di assistenza e nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro”, le politiche di equilibrio tra vita professionale e vita privata, e come mancasse ancora “una strategia organica per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro”.

Al fine di ridurre i dati relativi alle dimissioni da parte delle lavoratrici madri nei primi anni di vita del bambino o il numero delle richieste di part time è necessario che si rinforzi il concetto dell’importanza dell’estensione dei servizi a tempo pieno nelle scuole e di quelli per l’assistenza e cura domiciliare. Pertanto, è necessario che:

• gli asili nido raggiungano progressivamente una copertura fino al 60% dei posti nei prossimi 5 anni, colmando i divari territoriali e qualitativi.

copertura 100% scuola dell’infanzia per tutti e su tutto il territorio nazionale;

• si aumenti il tempo nella scuola primaria, raddoppiando il tempo pieno previo inserimento ove manca, e garantendo servizi mensa di qualità e sostenibili per tutte le famiglie e il ripensando gli spazi, per garantire un tempo di qualità ai bambini.

• rafforzare le infrastrutture territoriali socio-assistenziali, in particolare di assistenza agli anziani e ai disabili e tutte le fragilità, a partire dall’assistenza domiciliare sociosanitaria integrata, e l’housing sociale.

È necessario realizzare interventi strutturali in grado di migliorare il nostro mercato del lavoro. In particolare, è opportuno precisare che le azioni debbano essere orientate a favore di tutte le donne, indipendentemente da altre situazioni (disabili, immigrate, giovani, meridionali, ecc.). Occorre, quindi, aumentare occupazione attraverso incentivi, supporto all’imprenditoria femminile e creazione di lavoro attraverso investimenti pubblici e piano di assunzioni nei servizi pubblici. Investimenti, quindi, per creare lavoro, in particolare rafforzando i servizi di welfare e di cura e in generale i servizi pubblici. Occorre un piano di occupazione pubblica finalizzato a compensare il turnover elevatissimo nei prossimi anni e a rafforzare e qualificare le reti pubbliche.

Anche sul versante del sostegno alle imprese occorre rafforzare gli incentivi per l’imprenditoria femminile e per l’occupazione femminile soprattutto nei settori green e in generale nell’economia circolare, in agricoltura, in turismo e cultura. È condivisibile la proposta di un fondo dedicato alle imprese femminili nell’ambito del Fondo di garanzia, lo strumento istituito dal Ministero per lo sviluppo economico.

Infine, è correlato a questi obiettivi il tema della conoscenza e dell’alta formazione. L’obiettivo del rafforzamento del nostro sistema di istruzione e formazione è generale e imprescindibile. Oltre a ciò, occorre favorire la riqualificazione e la formazione permanente in relazione ai processi di digitalizzazione e transizione green, è necessario rafforzare gli strumenti che favoriscano l’innalzamento del numero di laureate, in particolare in alcuni settori. Sarebbe per esempio utile fissare una quota di borse di studio e di dottorati “rosa”, con particolare riferimento ai settori STEM (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica, ndr). Tuttavia, è opportuno considerare che non è il basso numero di laureate in queste discipline – così come non è la “bassa qualificazione” delle donne in generale – a impedirne la collocazione lavorativa, bensì un insieme di condizioni che portano le donne a trovare all’estero quella occupazione che qui viene negata per pregiudizi e stereotipi anche di tipo culturale.

Vi sono poi alcuni interventi di sistema che riteniamo necessari per costruire una strategia complessiva.

In primo luogo, occorre incidere sui congedi. È necessario estendere i congedi parentali, prevedendone una copertura retributiva almeno pari al 50%, e innalzare decisamente il congedo obbligatorio per il padre e computare tutti i periodi di congedo per maternità, parentali e di assistenza come utili ai fini del calcolo dei premi di produttività e prevedendone la copertura contributiva.

Lavoro significa affrontare anche la qualità del lavoro. La precarietà riguarda soprattutto le donne, sostenere il contrasto al divario salariale di genere significa anche qualificare il lavoro. Ciò significa non solo eliminare alcune forme di rapporto di lavoro precario, ma anche affrontare il tema del lavoro segregante, sommerso e nero, come quello spesso svolto dalle lavoratrici immigrate, e del fenomeno del part time involontario. In particolare, se uno degli obiettivi è una maggior partecipazione delle donne al mondo del lavoro e l’aumento dell’occupazione, uno dei temi che poniamo è il condizionamento degli interventi e dei sostegni al lavoro qualificato: ciò significa rivedere e condizionare la pletora di sussidi in questa direzione, incluse le forme di sostegno all’occupazione che si annunciano o che sono collocate negli interventi.

L’altra questione centrale è quella relativa all’organizzazione del lavoro, ad azioni per incidere su tempi e modalità della prestazione lavorativa: è fondamentale puntare su servizi di qualità ma i servizi da soli, anche i migliori, non sono sufficienti, essendo altrettanto importante che lavoratori e lavoratrici dispongano di maggiori gradi di libertà nella gestione del loro tempo, al fine di migliorare l’organizzazione familiare e facilitare la condivisione del lavoro di cura. Lo strumento deve essere la contrattazione collettiva nazionale (oltre che aziendale e territoriale) per identificare strumenti condivisi di conciliazione tempi di vita – tempi di lavoro, a partire dalla regolazione contrattuale del lavoro agile. È necessario sostenere la contrattazione di secondo livello a supporto degli strumenti di conciliazione vita-lavoro, ivi compreso il lavoro agile, in modo da neutralizzarne le criticità e massimizzarne le potenzialità in termini di buona flessibilità. Non si tratta soltanto di individuare risposte alle esigenze delle donne lavoratrici, ma di lavorare su quelli che sono elementi centrali del nostro modello di vita per il benessere sociale. Ciò che fa bene alle donne fa bene a tutto il paese.

È necessario potenziare la strumentazione volta a monitorare la presenza femminile nei contesti aziendali, fra tutti il rapporto sulla situazione del personale.

Sul versante fiscale occorre prevedere interventi di riduzione dell’Iva sui prodotti per l’assistenza all’infanzia, ai familiari disabili e alla terza età e di aumento dei massimali per le detrazioni delle spese destinate alle stesse finalità, come pure quelli volti ad agevolare gli interventi di recupero delle infrastrutture da destinare a servizi per l’infanzia presso le aziende e gli organismi di terzo settore.

Infine, è importante sviluppare il bilancio di genere a livello sia di amministrazioni centrali che di governi locali, di raccordo con l’applicazione di indicatori locali di benessere equo e sostenibile (Bes).

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