Povertà, disuguaglianze e crisi climatica sono fenomeni intrecciati che derivano dalle scelte dei governi e da un modello di sviluppo basato sulla crescita economica a tutti i costi. Un gruppo di economiste ed economisti lancia una 'roadmap' per sradicare la povertà e permettere a tutte le persone di vivere con dignità in modi sostenibili per il pianeta
In questi giorni in cui si incorona Elon Musk come il primo “trilionario” (proprietario cioè di un milione di milioni di dollari), è uscito sul quotidiano inglese The Guardian un articolo firmato da sei prestigiosi economisti ed economiste che lancia l’allarme sulla crescita della povertà e mette in guardia dall’affidarsi alla più vecchia politica raccomandata da sempre da chi si occupa di economia su come uscire dalla povertà: perseguire, cioè, la crescita economica. Il mantra che “la crescita economica alza tutte le barche” e che persone ricche e povere prosperano insieme, seppure con ritmi e livelli diversi, giustifica le ricette a favore della crescita rivolte ai paesi che vogliono uscire dalla povertà e sta alla base dell’ammirazione e della tolleranza verso i trilionari.
Un numero crescente di economisti ed economiste contesta questa impostazione, affermando che l’estrema miseria in cui vive ancora circa un decimo della popolazione mondiale e la serie infinita di tragedie ambientali – alluvioni, siccità, incendi, ondate di calore – che martoriano il pianeta non sono fenomeni scollegati: la scarsità e la miseria non sono inevitabili, ma sono il risultato delle scelte politiche fatte dai governi e dunque conseguenza del modello di sviluppo perseguito.
“Più di 400 persone – agenzie delle Nazioni Unite, governi nazionali, esperti ed esperte accademiche, organizzazioni della società civile, sindacati, attori dell'economia sociale e solidale e movimenti di base, provenienti sia dal Nord che dal Sud del mondo – hanno lavorato nell'arco di 18 mesi, per rispondere a una semplice domanda: come possiamo porre fine alla povertà e ridurre le disuguaglianze senza considerare la crescita del Pil come la condizione primaria per il progresso?” si legge nell'articolo del Guardian. Il risultato è lo sviluppo di una "tabella di marcia per sradicare la povertà” che va oltre la crescita (roadmap for eradicating poverty beyond growth), che offre, cioè, una serie di alternative su come superare il modello "crescita-tasse-trasferimenti" che ha caratterizzato le politiche per decenni. Questo modello era basato sull’idea che più crescita volesse dire più tasse e quindi più risorse a disposizione dei governi da spendere contro la povertà. Ma gli anelli di questa catena si sono spezzati: la crescita va a favore delle persone più ricche che facilmente si sottraggono al peso fiscale e i governi spendono percentualmente sempre di meno nei programmi di welfare.
Non è una riproposizione della “decrescita felice”: si riconosce infatti che i paesi in via di sviluppo hanno bisogno di infrastrutture materiali e immateriali, economiche e sociali. In discussione non è dunque la crescita in sé, ma la qualità della crescita, la creazione di un sistema che permetta a tutte le persone di vivere con dignità entro i limiti del pianeta. Realizzare questa visione significa cambiare le priorità e le regole dell'economia globale.
Il programma disegnato per sradicare la povertà è strutturato attorno a cinque punti fondamentali, coordinati da un principio orizzontale che si ispira alla pianificazione e governance democratica: trasformazione dei sistemi economici; lavoro, assistenza e democrazia economica; servizi di base universali e protezione sociale; giustizia ecologica; trasformazione dell'ordine economico internazionale – oggi 3.400 milioni di persone vivono in paesi che spendono di più per pagare gli interessi sul loro debito estero verso il Nord globale di quanto spendano in sanità e istruzione.
I proponenti sottolineano che dovrebbe essere considerato un documento dinamico, destinato a evolversi costantemente attraverso il dialogo, la riflessione e l'apprendimento collettivo, condotto sotto l'egida dell'iniziativa Nuove economie per sradicare la povertà (New economies for eradicating poverty, Neep), in collaborazione con i numerosi partner e contributori coinvolti nella definizione della tabella di marcia. Man mano che emergono nuove evidenze, si accumulano esperienze e il dibattito progredisce, le sue proposte e priorità potranno essere perfezionate, ampliate o adattate di conseguenza.
Può sembrare un progetto utopico, ma l’alternativa rischia la tragedia. Le disuguaglianze fra il Nord e il Sud del mondo sono il risultato dello stesso meccanismo che genera le disuguaglianze crescenti all’interno del mondo sviluppato e il depauperamento delle risorse naturali – aria, acqua, cibo. Vi è una crescente consapevolezza dei limiti, economici, sociali, ambientali, di questo modello di sviluppo, che sta mobilitando in tutto il mondo movimenti per la giustizia climatica e sociale, sindacati, organizzazioni femministe, e che trova ascolto anche in alcuni governi e nelle Nazioni Unite, che hanno sviluppato da tempo indicatori "oltre il Pil" e nuove istituzioni, come un panel internazionale sulla disuguaglianza, per contribuire a delineare questa transizione.