Articolofinanza pubblica - famiglie

Tasse e figli, le novità
del "fattore famiglia"

Il quoziente familiare passa di moda. Il Forum delle associazioni familiari propone un altro sistema: è un po' farraginoso, ma al contrario del quoziente evita di premiare solo i ricchi e di punire le donne che lavorano. Ecco come funzionerebbe

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La Conferenza nazionale sulla famiglia, svoltasi a Milano l'8 e il 9 novembre, ha fatto parlare di sé per due motivi: la forzata assenza di Berlusconi e la proposta del “fattore famiglia” da parte del Forum delle associazioni familiari. Quest’ultima è stata presentata come una modificazione tecnica rispetto alla precedente proposta del quoziente familiare. Si tratta in realtà di una svolta significativa. Forse anche grazie alle critiche che da varie parti erano state fatte alla proposta del quoziente, il Forum è passato da una proposta come quella del quoziente, che concentra il risparmio fiscale per i redditi alti, ad un’altra, il “fattore famiglia” (FF), che invece concede lo stesso risparmio fiscale a tutti i contribuenti, indipendentemente dal livello del reddito, e crescente al crescere della numerosità del nucleo familiare.

Per comprendere la differenza valga il seguente esempio: una (un) contribuente con un reddito di 28.000 euro decide di sposarsi (da noi come è noto non ci sono i pacs o altro riconoscimento alle coppie di fatto), ed il coniuge è privo(a) di reddito: con il sistema del quoziente (alla francese) il reddito viene diviso per due (14.000 ciascuno), quindi si scende dal secondo al primo scaglione e il risparmio dell’imposta lorda è di 520 euro. Da notare che tale risparmio è minore di quello vigente, cioè alla detrazione di 690 euro per il coniuge a carico. Supponiamo che nasca un figlio: il reddito viene diviso per 2,5, ma poiché il reddito diviso è già nel primo scaglione, non vi è nessun risparmio d’imposta (a fronte dei 635 euro della detrazione per il figlio prevista dal sistema vigente).

Una (un) contribuente con reddito doppio (56.000) invece, sposandosi, risparmia 3.710 euro, ben di più dei 414 di detrazione secondo il sistema vigente. Ma già con la nascita di un figlio il risparmio è di soli 300 euro, che sono meno della detrazione attuale di 365,5. Questo evidenzia come il quoziente è un sistema che offre un corposo vantaggio a contribuenti con reddito alto e col coniuge casalingo, ma ben poco per i figli.

L’FF è un sistema, un po’ complicato a dire il vero1, ma che sostanzialmente consiste in uno sgravio d’imposta fisso per qualunque livello di reddito. L’unità imponibile rimane l’individuo, il che implica che l’FF, nel caso di coniugi che lavorano, venga diviso per due. Inoltre qualora il contribuente sia incapiente (ossia nel caso in cui percepisca un reddito troppo basso per essere soggetto a tassazione, o non percepisca alcun reddito), l’FF non utilizzato come risparmio d’imposta viene goduto come imposta negativa, cioè come sussidio.

Un altro aspetto rilevante avviene quando il coniuge casalingo decide di lavorare; in questo caso infatti la struttura delle aliquote marginali che l’aspirante lavoratrice - o lavoratore - deve fronteggiare sono quelle tipiche del sistema a scaglioni, e non dipendono dal livello del reddito dell’altro coniuge. In tale modo viene ridotto un disincentivo al lavoro femminile tipico del quoziente familiare2.

Tuttavia va tenuto presente che anche nell’attuale sistema le aliquote marginali effettive che una aspirante lavoratrice si trova a fronteggiare sono piuttosto elevate. A questo si aggiunga, nel caso di lavoro dipendente o assimilato, il fatto che vi è una perdita anche dal lato degli assegni al nucleo familiare, che decrescono al crescere del reddito della famiglia3. C’è dunque da perseguire l’obiettivo di abbassare le aliquote marginali, soprattutto nei primi scaglioni; proposte in questo senso sono state elaborate, e prevedono la riduzione di tre punti della prima aliquote e di due punti della terza4.

E’ possibile introdurre qualche incentivo più specifico per il lavoro femminile? Vale la pena di porsi questa domanda, anche se va anche tenuto presente che in Italia, ed in particolare nel mezzogiorno, il problema è più quello della carenza di domanda di lavoro, piuttosto che di offerta. Non si rivela nessun segreto, ma è una cosa di cui nessuno sembra essersi accorto, dicendo che nel sistema di detrazioni per figli, introdotto con la finanziaria 2007, un incentivo al lavoro femminile è fornito proprio dal fatto che la detrazione complessiva viene divisa in due parti uguali tra i genitori (non necessariamente coniugi). Pur essendo le detrazioni decrescenti rispetto al reddito del contribuente, la formula della detrazione è costruita in modo da dare lo stesso risparmio d’imposta a parità di reddito complessivo5; inoltre la somma delle due detrazioni è doppia di quella di un contribuente con reddito pari a quello complessivo. Per riprendere l’esempio di prima, un contribuente con reddito di 56.000 euro ha un risparmio per la nascita di un figlio di 369,5 euro, mentre una coppia bireddito, con complessivi 56.000 euro hanno un risparmio di 635. La combinazione dei due redditi è indifferente, purché entrambi siano capienti. Da notare che se il reddito del primo genitore è più alto di 28.000, ed il secondo entra con un reddito più basso (la cui somma faccia sempre 56.000), il risparmio d’imposta per il figlio aumenta.

E tuttavia l’incentivo al lavoro femminile inserito nel meccanismo, pur non insignificante, non è poi tale da fare una differenza nella scelta di lavorare o no; è più un premio che un vero incentivo. Qualche tempo fa Alesina ed Ichino hanno proposto di tagliare in modo significativo le aliquote d’imposta per le donne lavoratrici; la proposta così come è stata formulata va incontro ad una evidente obiezione di incostituzionalità. Tuttavia è possibile formulare una variante che preveda una più rilevante detrazione per la genitrice, in considerazione dei maggiori oneri che la coppia bireddito con figli si assume, oneri che ricadono, come si sa, soprattutto sulla donna.

1 Per una descrizione si può vedere l’articolo su www.nelmerito.com di Claudio De Vincenti e dello scrivente; per un approfondimento, con qualche formula, vedere una versione più estesa dell'articolo su Nens.

2 Effetto-disincentivo (sul quale si veda anche l'articolo "Donne e fisco: perché il quoziente è perdente") che si trova anche nel sistema dello splitting alla tedesca, come in quello statunitense, dove inoltre c’è anche un disincentivo dovuto al fatto che la scelta dello splitting porta ad una struttura di aliquote più alta.

3 L’ossessione cattolica per la famiglia “legale”, alla quale si fa riferimento per gli assegni, fa sì che in questi casi sia preferibile, per la coppia, la convivenza; in questo modo uno solo dei genitori farà domanda e l’assegno sarà più alto.

4 Si veda Prospettive di riforma fiscale in Italia sul sito Nens.

5 Purché entrambi i genitori siano capienti. La formula è Ds*(1-Ri/S), dove Ds è la detrazioni spettante, Ri il reddito del contribuente e S una soglia che parte da 95.000 euro per un figlio ed aumenta di 15.000 ad ogni figlio. Nel caso in cui uno dei genitori sia incapiente quello capiente poteva utilizzare al 100% la detrazione.

 

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