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E' dura constatare che nonostante i numerosi contributi di blogger, associazioni culturali, politiche o sindacali a favore di una cultura paritaria tra uomo e donna all'interno della famiglia e nel rapporto con i figli, come nei luoghi di lavoro, tutto quello che una Ministra è riuscita a far approvare sono 3 giorni di congedo di paternità obbligatori.
3 giorni: l'equivalente di una gita fuori porta, una breve indisposizione, un corso lampo di formazione.
3 giorni soltanto, a ribadire che:
- è giusto che, per gli uomini, il lavoro venga prima di tutto il resto
- sono gli uomini a svolgere i lavori più importanti
- l'azienda non si può privare di una risorsa maschile che per pochi giorni
- l'unico modello di lavoro possibile è quello presenzialista, preferito dagli uomini, che premia il "sacrificio" delle esigenze private sull'altare del lavoro
3 giorni, praticamente un'elemosina.
Quello che preoccupa non è solo la riduzione del congedo rispetto ai 15 giorni proposti da una direttiva europea del 2010, ma è la concezione, tradizionale e obsoleta, che questi 3 giorni lasciano trasparire. Quella di un mondo del lavoro su misura per uomini che possono continuare a evitare incombenze familiari e ai quali, nello stesso tempo, viene negato il diritto ad un contemperamento tra le esigenze lavorative e quelle personali e familiari.