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Reviewimprese

Imprese da favola,
Cappuccetto rosso spa

"Imprese da favola" è un libro di Angela Padrone che racconta il mondo e l'intraprendenza delle donne a capo di piccole, medie e grandi imprese: i loro conflitti, le contraddizioni, la tenacia, la capacità e i valori per stare sul mercato, ma a modo loro

Ma Cappuccetto rosso, in un’altra epoca, in un altro luogo, con una mamma e una nonna diverse, sarebbe diventata una grande start-upper? Sarebbe cresciuta sfidando i pericoli del bosco, apprezzando e studiando la varietà dei fiori, coltivando relazioni rischiose attraverso incontri più o meno casuali, cavalcando il senso dell’orientamento anche del lupo se necessario, senza cedergli il know-how più prezioso - la location della casa della nonna -, senza cedere al ricatto dei sentimenti e al timore di arrivare tardi dalla  nonna? Avrebbe fondato la Cappuccetto Rosso & Co. Wooden Flowers, associandosi magari col cacciatore - profondo conoscitore degli abitanti di Woodland e difensore della legalità - e stipulando un contratto di rete coi Sette Nani - noti esportatori di pietre preziose -?

Non possiamo saperlo. Quello che per certo si sa è che crebbe con un certo senso del pericolo, nel timoroso rispetto delle raccomandazioni di mamma e nonna, nessuna traccia di papà, che le intimavano di non parlare con gli sconosciuti, di non attardarsi nel bosco, di andare svelta verso la meta per prendersi cura delle persone care.

Questo è il patrimonio culturale di cui dispongono le nostre imprenditrici quando si lanciano in quelle che chiamano “Imprese da Favola”. E di questo ci racconta Angela Padrone, tracciando un bilancio dell’imprenditoria femminile italiana degli ultimi anni nell’omonimo libro “Imprese da Favola” edito da Marsilio e pubblicato nell’ottobre 2011: un bilancio che vede le nostre eroine studiare e laurearsi di più rispetto ai coetanei maschi conseguendo risultati più brillanti (tra i 25-64 anni le laureate sono il 15% contro il 13% degli uomini, conseguono la votazione media di 106 contro 104 all’età di 26,8 anni contro i 27,5) e coltivare, spesso invano, il sogno di una carriera senza abbandonare quello per una famiglia e dei figli. Ma l’età anagrafica dei due investimenti, famigliare e professionale, coincidono. I percorsi tra carriera e lavoro si intrecciano, si sovrappongono, confliggono. Spesso è la carriera a soccombere sotto il peso delle aspettative di vita private ma cresciuti i figli, torna la voglia di realizzarsi professionalmente, magari con una propria idea; torna la voglia di raccogliere fiori e disporli nel cesto con arte e sapienza unici, di intrattenere i passanti e trarre i frutti dello sforzo fatto. Torna la voglia di sfidare il bosco, correre il rischio di incontrare il lupo, far attendere per un poco la nonna.

I dati però, sapientemente intercalati da Angela Padrone con testimonianze di impresa vissuta, ci dicono che la Cappuccetto Rosso & Co. Wood Flowers, nel bosco di Italialand, non vive florida e felice e fa ancora fatica a trovare il suo cammino, a vincere la gara sul lupo, ad arrivare per prima dalla nonna con fiori e miele.

L'autrice delinea un quadro promettente se paragonato alle condizioni lavorative delle donne italiane di alcuni decenni fa, ma sconfortante se paragonato ai dati occupazionali del resto d’Europa o agli indicatori di salute delle imprese.

Innanzi tutto le imprese femminili in Italia sono ancora poche, concentrate in settori a basso contenuto scientifico-tecnologico, settore in cui le aziende femminili occupano uno scarso 2,9% del totale imprese, sono imprese di persone e quindi gestiscono pochi capitali; sono piccole e micro-imprese basate sul lavoro di pochi addetti (il 94,7 % delle aziende italiane ha meno di 10 addetti, le grandi imprese sono poche: 3500 quelle maschili e appena 45 quelle femminili).

Sono imprese che a detta delle loro stesse titolari faticano ad accedere al credito per scelta oppure per scarsa propensione al rischio “vivevo con l’incubo delle cambiali che arrivavano a fine mese. Ho pagato l’inesperienza, perché ho voluto saldare tutti i debiti in poco tempo” dice Elena; che non si aggregano conservando quindi una dimensione ritenuta dai più scarsamente competitiva, perché come puntualmente sostiene Di Vico: “il capitalismo personale ha nell’individualismo oltre che il suo motore, anche il suo limite strutturale”  e testimonia Maria Rosaria una delle imprenditrici: “ampliare un’impresa significa creare prospettive di crescita personale, creare strutture, creare nuovi posti di lavoro anche al  vertice. Se mi presento in banca come singolo è diverso da presentarsi come aggregazione. L’aggregazione sopperisce a questa mancanza di mentalità imprenditoriale”.

Esportano poco e non emigrano: “vorrei poter vivere nel mio paese, perché a me piace vivere nel mio paese, amo l’Italia. Io col mio lavoro mantengo gli operai, pago i fornitori, pago le tasse” dice una delle testimonianze.

Hanno un eccezionale senso del dovere che le spinge a rispondere dei propri errori ben al di là della logica imprenditoriale: “potevo sparire ma io voglio pagare i miei debiti, ho cercato sempre di far fronte, anche coi miei dipendenti che ho cercato di far lavorare per quanto possibile” dice Marinella.

La cura per la famiglia resta una priorità per la quasi totalità delle imprenditrici che avviano l’attività per meglio conciliare la vita privata col lavoro ma spesso è lo stesso motivo, la cura dei famigliari, per cui abbandonano il proprio percorso professionale: “ancora oggi le donne alla prima maternità spesso abbandonano i progetti professionali. Scelsi la famiglia e lasciai medicina” dice Antonella e Maria ribadisce “mi occupavo delle mie due figlie , per tre anni non ho lavorato , quando sono riemersa ho avuto l’impressione che il mondo fosse cambiato”. Quando riescono a conciliare, o si illudono di essere riuscite a farlo, non riescono ad abbandonare il senso di colpa come dice Iolanda “tu non ci sei mai mamma – mi dicono i figli e io ci casco. Loro sentono la mancanza di normalità. Ci sono stati periodi difficili al punto che io una volta ho anche detto - se vuoi smetto di lavorare”.

Eppure Gerlanda, Olga, Tiziana e Amalia, Daniela, Violeta, Flavia, Iolanda, Chiara, Lorena, Carmela, Marinella, Elena, Maria Rosaria, Maria, Cristina, Katia, Sara ci hanno provato e ci stanno provando, sia grazie alla loro tenacia, creatività, intraprendenza, intelligenza che grazie ad alcune leggi che in Italia hanno senza dubbio accelerato il processo di crescita delle imprese femminili. Angela Padrone le elenca, a vario titolo, pressoché tutte: da quelle che hanno sostenuto l’imprenditoria femminile, a quelle che favoriscono le aggregazioni tra imprese. Leggi che oggi non ci sono più o che, come dice Angela Padrone, non bastano.

“Imprese da favola” è un libro importante che contribuisce a riempire l’ancora troppo scarno scaffale della biblioteca italiana dedicato all’imprenditoria, ad una classe sociale ed economica che come qualche imprenditore spesso sottolinea non è mai stata adeguatamente narrata (vedi Edoardo Nesi nel suo ultimo sforzo letterario “Storie della mia gente”). E’ un libro che dà un quadro completo e attualissimo, grazie anche ai rimandi alle fonti più aggiornate più o meno istituzionali ma comunque tutte massimamente stimolanti e tra le più autorevoli sul panorama nazionale (si va da Dario Di Vico, all’Istat; dalla Consigliera di Parità Nazionale alle economiste  Casarico e Profeta; dalla giornalista D’ascenzo all’economista Abravanel, dai rapporti di Unioncamere all’importante contributo di Maurizio Ferrera, e via così fino a citare Mario Draghi e Giulio Tremonti ai quali avrebbe senza dubbio aggiunto, se ne avesse avuto il tempo, il discorso di insediamento del Presidente Mario Monti e i primi interventi del Ministro Elsa Fornero).

E’ un’opera che valorizza finalmente l’immane sforzo di quella bambina che pretese di inoltrarsi sola nel bosco con un mantello nuovo, un mantello rosso che l’avrebbe resa molto visibile, che l’avrebbe riparata dal freddo e che le avrebbe consentito di attraversare con fiducia il suo destino.

E’ un’opera che racconta di come quella bimba sia diventata grande, di come abbia cominciato a conoscere e ad amare quel bosco e di come sia favolosa la sua impresa, di come la Cappuccetto Rosso & Co Wooden Flowers si sia fatta spazio nelle organizzazioni di rappresentanza, nelle associazioni di categoria, nelle organizzazioni sindacali, nei partiti, nei governi e nelle famiglie per diffondere la sua esperienza, condividerla, e aiutare le altre Cenerentola, Biancaneve, Rosaspina e Aurora a fare lo stesso: emanciparsi dal principe, impadronirsi del cavallo, sfidare draghi, torri, mele avvelenate, streghe, matrigne e sorellastre per ricostituire una alleanza che le vede già protagoniste dello scenario politico ed economico nazionale, europeo e mondiale.