Grecia-Germania a Chicago

Anche noi scendiamo in campus. Ecco la partita-simbolo, vista in diretta da una biblioteca universitaria, tra studentesse e studenti d'Europa che preparano esami di economia... "Perché non riusciamo a tifare per i tedeschi?"

La biblioteca in fermento, ci guardiamo l'uno l'altro, gli americani non capiscono. Che succede? Perché tutti si alzano? Uno sguardo ai colleghi portoghese e italiana e so già tutto. La Grecia ha pareggiato. La biondissima testa della collega tedesca ha un fremito di sdegno, un altro pezzo di Sud del mondo sorride: i messicani approvano. Poi tutti nuovo a testa china sui libri, dimenticando per un attimo questa sfida che non è più solo calcio.


 Due righe di algebra e stavolta è il Nord a esultare - qualcuno commenta che è una bella partita. Il Sud Europa fa finta di nulla, la Germania è di nuovo in vantaggio. A Chicago un pezzetto di Europa vuole la sua epopea, il mio collega portoghese si alza ogni due minuti per controllare sul computer come sta andando. Elisa segue tutto dal suo i-phone ed io su Repubblica.it.
 
Ma perché, ci chiediamo, spontaneamente tifiamo per la Grecia? Perché i tedeschi, cari tedeschi che ultimamente paiono l'ultimo baluardo di solidità economica del vecchio continente, i tedeschi delle città ordinate e dei treni in orario, di Kant e Hegel e Fichte e Gauss e chissà quanti altri, i tedeschi del pane nero e della birra bionda, i tedeschi in fondo così per bene... perché non riusciamo a tifare per loro?
 
Perché non riusciamo a rassegnarci a che esistano i perdenti ma non il perdono, che si paghi sempre per i propri errori, perché non vogliamo rinunciare ai sogni, a sperare che "potrebbe essere diverso", che si può "ricominciare", perché ci è sempre stato più simpatico Paperino, perché si vorrebbe che "sia solo un gioco", perché abbiamo l'impressione che potremmo essere la Grecia - Dio ce ne scampi - ma diventare la Germania, quello no...
 
La Germania va sul 3 a 1 e la mia collega italiana scuote il capo e mormora lo-sapevo-ci-bastonano-sempre. Il Sud Europa smette di guardare, chiude la finestra di Youtube, toglie le cuffie, torniamo a far finta di concentrarci sul lavoro. Ci-bastonano-sempre. Ed è 4 a 1. Ci-bastonano-sempre. Loro, a noi. Adesso pensiamo alle Valchirie contro i riccioli neri di Telemaco, il rigore prussiano contro il vino e lo yogurt e i racconti di una Grecia che non riusciamo ad abbandonare al suo destino. A me torna in mente Le memorie di Adriano - tutto quel che di bello abbiamo in questo mondo, è stato inventato da un greco.
 
Va bene, va bene. Abbiamo perso. Basta vagheggiamenti sulla bellezza. Il pareggio di bilancio, l'inflazione sotto controllo, l'età pensionabile da innalzare fin che si può. Va bene, la Germania ha vinto anche stavolta, bisogna tornare alle cose serie. E' stato solo un attimo, un momento di distrazione. Lo sanno tutti che i Greci avevano torto, stavolta.
 
Però il gol del 2 a 1 lo ha segnato Sami Khadira, papà tunisino e mamma tedesca. Ci consoliamo un pochino, forse non è poi così male questa Germania.
Forse, in Germania come in paradiso, c'è un posto anche per noi. Per noi coi conti pubblici dissestati e un sistema politico inefficiente, per noi europei col cuore ma senza portafoglio, per noi che non riusciamo a rassegnarci a che ci sia una sola via allo sviluppo, per noi bamboccioni pieni di retorica e belle parole, che non sappiamo dire di no agli amici.
 
La Grecia ha un ultimo guizzo ma nessuno sta più guardando. Ci vergogniamo un po' di esserci lasciati andare, dai-che-sono-solo-stereotipi-tedeschi-greci-italiani-tutti-uguali. Una scrollata di spalle, un sorso di Coca-Cola, e ci sentiamo di nuovo cittadini del mondo. In fondo, col Core Exam alle porte, siamo tutti sulla stessa barca: la sfida dell'Europa pesa su di noi come su quelle figurine bianche e azzurre in campo e se qualcuno perderà e verrà rimandato a casa, avremo perso tutti. Perciò torniamo alle nostre equazioni, c'è un esame che ci aspetta tra qualche settimana.
 
Buoni Euro-cup a tutti!

(nell'immagine: la Nike di Samotracia)

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Cara Claudia per un attimo sono stata spettatrice di quella scena, di quell'atmosfera che tu descrivi con tanta fedeltà.
Per qualcosa di più di un attimo mi sono sentita felice di essere italiana, come te. Fin quando ci saranno persone come te o come i ragazzi di cui tu parli nel tuo articolo, fin quando si parla di perdono, di rinascita, di futuro penso che questo mondo in ogni momento può essere in ripresa. Grazie di avermi regalato tante intense emozioni e speriamo tu possa ancora continuare a scrivere.