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Ammortizzatori sociali

Come donne e uomini beneficiano in modo diverso dei diversi ammortizzatori sociali contro la disoccupazione, nel sistema attuale (pre-riforma Monti)

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I tre nuovi indicatori introdotti nel 2011 dall'Eurostat, che forniscono informazioni che vanno oltre la distinzione convenzionale tra occupati, disoccupati ed inattivi.

 I principali ammortizzatori sociali a disposizione, nel sistema attuale, sono:

  • l'indennità di disoccupazione ordinaria: spetta ai dipendenti a tempo indeterminato e a quelli a tempo determinato, che abbiano almeno due anni di anzianità contributiva presso l'Inps e abbiano lavorato almeno un anno (52 settimane) negli ultimi due. Copre il 60% della media del salario dell'ultimo trimestre prima del licenziamento, e dura per otto mesi (allungabili a 12 per gli over 50). Spetta anche ai collaboratori a progetto ma con requisiti molto stringenti (tali da escludere la stragrande maggioranza di loro).

  • L'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti: spetta ai dipendenti a tempo indeterminato e a quelli a tempo determinato, che abbiano almeno due anni di anzianità contributiva presso l'Inps e abbiano lavorato almeno 78 giornate nel corso dell’anno solare. Spetta per un numero di giornate generalmente pari a quelle di effettivo lavoro svolto nell’anno solare precedente a quello in cui si fa la domanda, fino ad un massimo di 180. Copre il 35% della retribuzione per i primi 120 giorni ed il 40% per i successivi.

  • L'indennità di mobilità: per operai, impiegati o quadri, assunti da almeno 12 mesi, delle imprese sopra i 15 dipendenti (200 se nel commercio), licenziati o collocati in mobilità. Copre il 100% dello stipendio per un anno, poi la copertura è variabile a seconda dell'età, settore e zona geografica.

  • Cassa integrazione ordinaria: si applica in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa per eventi temporanei, a operai, impiegati e quadri nell'industria e nel settore edile. Dura fino a 13 settimane, ma può essere prorogata fino ad un anno ed è pari all’80% del reddito con un tetto che nel 2010 era di € 892,86 lordi

  • Cassa integrazione straordinaria: in caso di crisi aziendali di particolare rilevanza, per riconversioni, ristrutturazioni, cessazioni; si applica nel settore industriale, edile, alle cooperative agricole, nell'editoria e per imprese commerciali sopra i 200 dipendenti.

  • Cassa integrazione in deroga: intervento di integrazione salariale per i settori non coperti dalle altre forme di Cig: interessa potenzialmente tutti i lavoratori subordinati. Non autofinanziata, è stata coperta usando fondi europei in accordo con le Regioni.

 

Le tabelle 1 e 2 mostrano come, in anni recenti, i diversi ammortizzatori sono stati usati da donne e da uomini.

 

Tabella 1. Numero di beneficiari dell’indennità di disoccupazione e dell’indennità di mobilità

 

Indennità di
disoccupazione ordinaria

Indennità di disoccupazione a requisiti ridotti

Indennità di mobilità

 

Maschi

Femmine

% Femmine

Maschi

Femmine

% Femmine

Maschi

Femmine

% Femmine

2006

153.563

206.572

57.4%

198.301

277.753

58.3%

59.640

40.884

40,7%

2007

167.331

234.614

58.4%

215.871

283.414

56.8%

54.268

40.338

42,6%

2008

241.790

298.444

55.2%

234.096

278.345

54.3%

54.417

40.263

42,5%

2009

435.314

415.973

48.9%

221.645

246.929

52.7%

75.855

49.804

39,6%

2010

424.993

421.477

49.8%

249.654

246.237

49.7%

89.095

53.768

37,6%

Fonte: INPS

 

Tabella 2. Numero di beneficiari della Cassa Integrazione Guadagni (migliaia)

 

Cassa Integrazione Guadagni

 

Maschi

Femmine

% Femmine

2009

217

83

27.7%

2010

179

73

29.0%

Fonte: ISTAT

 

Il primo dato evidente è che la donne godono relativamente di più degli ammortizzatori a “bassa” protezione: come la disoccupazione e l'indennità di mobilità. Minore la percentuale di lavoratrici che ha usufruito della cassa integrazione guadagni, nelle sue varie forme: secondo il Rapporto annuale Istat (pag. 120) le donne hanno avuto il 29% del totale della cassa integrazione concessa nel 2010. La quota delle cassintegrate, nota l'Istat, è simile a quella delle dipendenti nell'industria (il 27,3% nel 2010). “il che segnala una sostanziale equidistribuzione della Cig tra maschi e femminile. tenuto conto del loro peso relativo”.

Nota: dai dati amministrativi di fonte Inps pubblicamente disponibili, che conteggiano il numero di ore di Cig autorizzate, non è possibile desumere la distinzione di genere. Il dato Istat, che consente questa classificazione, è di origine campionaria (Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro). E’ importante notare che l’indagine sulle forze di lavoro fornisce una stima del numero degli occupati che nella settimana di riferimento risultano in Cig/per una parte o per la totalità dell’orario di lavoro). I dati annuali sono quindi ottenuti come media delle specifiche settimane di rilevazione; diversamente, i dati amministrativi Inps registrano, con un meccanismo di tipo “contatore”, le ore di Cassa integrazione concesse o utilizzate dalle imprese per tutta la durata del periodo di riferimento.

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