Articleschede

Perché il quoziente scoraggia il lavoro femminile

Un esempio pratico di applicazione del sistema "alla francese" in Italia

Related content

Quote di genere nelle società quotate e nelle società pubbliche

Cosa contiene il programma adottato dalla Commissione europea per gli investimenti per l'inclusione sociale, incluso negli obiettivi Europa 2020

Come nasce, e cosa significa, la parola "femminicidio"

I tre nuovi indicatori introdotti nel 2011 dall'Eurostat, che forniscono informazioni che vanno oltre la distinzione convenzionale tra occupati, disoccupati ed inattivi.

Questo esempio è un’applicazione del sistema del quoziente famigliare, del tipo attualmente in vigore in Francia, ad una struttura ipotetica di aliquote sul reddito da lavoro simile a quella attuale (esempio proposto da Vincenzo Visco: Sole 24 ore del 2 febbraio 2010).

Ipotizziamo tre aliquote pari, rispettivamente, al 20% fino a 10.000 €, al 30% da 10.000 a 30.000 € e al 40% da 30.000 € in su. Confrontiamo ora due regimi di tassazione che mitigano in modo diverso l’imposizione per tener conto dei costi associati al lavoro e/o delle persone a carico.

  1. Un sistema a tassazione separata dove vengono concesse detrazioni pari a 200 € per ogni percettore di reddito e 100 € per ogni figlio/a.

  2. Un sistema basato sul quoziente famigliare dove il parametro per cui si divide il reddito totale è pari a 1 per il singolo percettore, 2 per una coppia senza figli (indipendentemente dal fatto che solo uno dei partner o entrambi lavorino) e 2,5 per una coppia con un figlio.

Consideriamo una coppia con un figlio dove un partner guadagna 20.000 € l’anno e l’altro deve decidere se lavorare o meno con la prospettiva di guadagnarne altri 20.000. Vogliamo dimostrare che questa decisione è influenzata diversamente dal regime fiscale di tassazione separata e da quello del quoziente famigliare. Come spesso è il caso, supponiamo nel nostro esempio che a dover prendere questa decisione sia la donna (il risultato ovviamente non cambia se i ruoli sono invertiti e il cosiddetto “lavoratore secondario” è l’uomo).

Nel sistema a tassazione separata , se lei non lavora la coppia ha un reddito di 20.000 € e paga una imposta di 4.700 €, considerate le detrazioni (cioè: 2.000€ di imposta sui primi 10.000 € guadagnati e 3.000 € sui successivi per un totale di 5.000€ a cui vanno sottratti 300 € di detrazioni). Se lei entrasse sul mercato del lavoro, ognuno pagherebbe 4.750€, cioè i soliti 5.000€ a cui vanno sottratti 250€ di detrazioni, essendo la detrazione di 100 € per il figlio ora divisa in parti uguali tra i due coniugi. L’imposta totale per la coppia sarebbe dunque di 9.500€. Il reddito lordo della famiglia aumenterebbe dei 20.000 € che lei guadagna e le imposte passerebbero da 4.700 a 9.500€; quindi il lavoro aggiuntivo della donna aumenterebbe il reddito netto a disposizione della famiglia di 15.200 €1. E’ questo il beneficio aggiuntivo per la famiglia che va confrontato con i costi che la famiglia deve sostenere se si priva del lavoro domestico gratuito di uno dei suoi componenti.

In regime di quoziente famigliare, se lavorasse solo lui, nel nostro esempio l’imposta sarebbe di 4000€, con un’incidenza media del 20%2. Qualora lei decidesse di lavorare a sua volta guadagnando 20.000 €, per la coppia nel suo insieme l’imposta totale ammonterebbe a 9.500€, esattamente come nel caso della tassazione separata. Però il calcolo costi-benefici che viene fatto per decidere se a lei convenga o meno lavorare dà risultati diversi. Infatti in questo regime il reddito lordo passa da 20.000 a 40.000 € come nel caso precedente, ma l’imposta per la famiglia nel suo complesso passa da 4.000 a 9.500 €; quindi l’incremento netto del reddito è 14.500 €, cioè 700€ in meno che nel caso precedente. In questo caso perciò diminuisce la differenza tra i benefici di andare a lavorare (l’incremento di reddito della famiglia al netto delle imposte) e i costi (spese sostitutive del lavoro domestico e/o peggioramento della qualità della vita). L’incentivo al lavoro femminile è minore.

In termini di aliquote, il reddito aggiuntivo procurato dalla donna è tassato del 27,5% in regime di quoziente famigliare, rispetto al 24% del regime a tassazione separata, mentre quello dell’uomo scende a un’aliquota del 20% rispetto al 23,75% del regime a tassazione separata. Cioè quello che si chiama in gergo il “marginal effective tax rate”o aliquota marginale effettiva, che è la variabile da cui dipende la scelta della donna di entrare sul mercato del lavoro, è maggiore nel caso del quoziente famigliare rispetto al regime a tassazione separata. I risultati di questo esempio ipotetico sono riassunti nella Tabella 1.


 

   
        
        
         

1 Possiamo dire che l’aliquota sul reddito aggiuntivo è del 24 per cento. L’aliquota media sarebbe perciò la stessa per lei, per lui e per la coppia nel suo insieme e ammonterebbe a 23,75%.

 

 

2 Per comprendere come funziona il calcolo dell’imposta in regime di quoziente famigliare: l’imposta totale si ottiene dividendo il reddito complessivo per il divisore che dipende dal numero dei componenti della famiglia, in modo da ottenere la cosiddetta parte . In questo caso si divide 20.000 per 2,5. Si calcola poi l’imposta dovuta su questa parte (1600€) e la si moltiplica per 2,5 ottenendo 4.000€.

 

Add new comment