Reviewstorie

Donne di denari.
L'economia dei sentimenti

"Vite economiche", di Viviana Zelizer. Un libro che si inoltra nelle oscure connessioni tra economia e sentimenti, per raccontarci di come le scelte dell'homo (e la foemina) economicus non siano per niente razionali ma intrise di motivazioni legate alla sfera affettiva e a quella sociale

“Un viaggio intellettuale tra le oscure terre di confine situate tra la cultura e l’economia”. Così Viviana A. Zelizer definisce il suo percorso di ricerca degli ultimi trent’anni, di cui i saggi raccolti nel libro Vite economiche. Valore di mercato e valore della persona, finalmente tradotti anche in Italia a cura di Gabriele Ballarino per le edizioni il Mulino, descrivono alcune delle principali tappe.

E ancora in un territorio oscuro si rimane dopo la lettura di questo libro e non certo per responsabilità dell’autrice ma più probabilmente perché l’oscurità risiede proprio nei rapporti sociali, fatti da persone che lungi dall’essere meri attori economici o, al contrario, semplici attori sentimentali attingono continuamente da più sfere di senso per dare significato ai loro rapporti. La ricerca di un’unica causa o di una sola spiegazione si rivela quindi illusoria nella comprensione della vita economica, tanto più se la si considera slegata dalla vita sociale e non intessuta come è di significati e di rapporti sociali.

Un testo di sociologia economica, ma non solo, si dovrebbe dire per rispettare il senso dell’opera della Zelizer che per tutta la sua carriera di studiosa ha cercato di comprendere i modi in cui due sfere come l’economia e i sentimenti si intrecciano e non possono essere pensate in maniera mutuamente esclusiva. I vari saggi raccolti nel libro si occupano infatti del modo in cui i “mondi economici, all’apparenza impersonali, della produzione, del consumo, della distribuzione e del trasferimento di risorse siano pervasi e plasmati dalle convinzioni condivise e dai rapporti interpersonali” (p. 9). Peculiare è la scelta dei fenomeni che l’autrice indaga, si passa dalla nascita e diffusione delle assicurazioni sulla vita e delle assicurazioni sui bambini nella società americana– trattate in una prospettiva storica – ai rapporti personali nelle organizzazioni, al lavoro di cura, al rapporto tra i bambini e il commercio, al significato sociale del denaro e del mercato. Un libro che rifiuta forme di riduzionismo economico ma non cade nell’estremo opposto, un mondo solo di fantasia e sentimenti. Il testo si concentra lungo tutte le sue pagine su tre argomentazioni di senso comune, definite “fallacie”, che “agiscono come imperativi interpretativi quando ci si muove nella comprensione dei rapporti tra economia e sentimenti” (p. 11), il cui smascheramento è funzionale ad una comprensione meno ideologica e moralistica dei fenomeni sociali. In particolare individua tre fallacie, quelle delle “sfere separate”, dei “mondi ostili” e del “nient’altro che”, le quali finiscono per riaffermare non solo risposte monodimensionali (sfere separate) ed esclusive (mondi ostili) ma anche unitarie (nient’altro che) a fenomeni che continuamente oscillano tra ragioni utilitaristiche e sentimenti privati ed esprimono ragioni economiche e culturali oltre che forme di potere interpersonale.


Nella vita quotidiana le persone mescolano continuamente intimità e attività economiche di ogni tipo, anche se secondo il senso comune il denaro avvelena i rapporti intimi e i rapporti intimi indeboliscono l’efficienza razionale. Si pensi a testi della Hochschild come Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima (2006), Donne globali. Tate, colf, badanti (2004), scritto con Barbara Ehrenreich, in cui le nuove trasformazioni dell’economia globale, e quindi del lavoro e delle forme di cura, sono rilette anche secondo i toni preoccupati di uno snaturamento, quasi come se esistesse un mondo di relazioni pure all’interno della sfera familiare che il denaro in qualche maniera corromperebbe creando una distanza dai naturali sentimenti d’affetto.


L’espressione “fare commercio dei sentimenti, della cura, dell’amore”, spesso presente nei libri della Hochschild (ma si veda tra gli altri anche Illouz, 2007; Lasch, 1982), richiamerebbe quella separazione tra mondi, da una parte la vita intima e dall’altra il denaro, che la Zelizer riconduce alle teorie delle “sfere separate” o dei “mondi ostili” ma che ritiene fallaci per la loro incapacità di cogliere quanto la coesistenza tra rapporti intimi e transazioni economiche sia la norma (si pensi agli anelli di fidanzamento all’interno delle coppie, alle baby sitter per i figli, agli alimenti per i figli dei separati, all’eredità ai figli, ai regali di nozze, ai regali tra amici, alle commesse degli immigrati).


Questo anche perché il denaro non sarebbe, come lo vuole una visione economicista dominante, un medium neutro, omogeneo e universale o “il più terribile livellatore” dei valori della persona e della società, come sostenuto dal fondatore di una delle più fortunate teorie sociologiche del denaro, non priva di influenze marxiane (Simmel 2000; 1984); bensì, secondo la riflessione portata avanti dall’autrice, esistono più forme di denaro, prodotte da diverse situazioni culturali e sociali, che esprimono i diversi modi di usare, allocare, regolare, creare moneta e di darle significato. Si pensi al denaro domestico, all’argent de poche, al denaro guadagnato dalle donne o alle paghette dei bambini, esempi di “monete speciali” (p. 111) perché usate e allocate secondo regole e principi che fuoriescono dalle logiche del mercato, ma non sono per questo meno importanti dal punto di vista economico data la loro capacità di produrre anche conseguenze macroeconomiche di rilievo.


La Zelizer esce quindi da una dimensione valutativa del denaro e di chi lo detiene, e mira con approccio antropologico a far emergere le pluralità di monete e di usi esistenti nelle micro relazioni quotidiane sia per decostruire una rappresentazione monolitica del denaro e dicotomica dell’economia – da una parte il vero mercato con il vero denaro e dall’altra le “economie definite minori e marginali con le loro «quasi monete imperfette»”(p. 240) – sia per ricostruire i nessi tra attività economiche e rapporti sociali. In questo tentativo di messa in discussione dei modelli neoclassici dell’economia la riflessione dell’autrice, seppur anticipatrice, è stata accompagnata da cambiamenti avvenuti nella stessa scienza economica con la nascita di nuovi filoni quali l’economia del comportamento, delle organizzazioni, l’economia della famiglia e l’economia femminista. Ma è quest’ultima, in particolare, ad avvicinarsi ai temi di riflessione della Zelizer sul rapporto tra sentimenti e mercato, tra cura e lavoro, come testimoniano ad esempio efficacemente la rivista Feminist economics o gli studi di Nancy Folbre (2006; Folbre e Nelson, 2000).

Per contestualizzare la riflessione ai giorni nostri, anche gli ultimi fatti politico-sessuali a cui stiamo assistendo in Italia sono un terreno fertile per sperimentare le teorie di Viviana Zelizer.
Nella costante associazione tra donne, corpi, potere, lavoro, dignità, una delle parole più spesso utilizzate è stata denaro ed è quest’ultimo che fa assumere a tale associazione dei connotati “oscuri”, e non solo per l’illegalità dei rapporti che sembra emergere. Seguendo il pensiero dell’autrice potremmo dire che alla base c’è uno stigma normativo rispetto all’associazione utilitaristica tra denaro e vita, denaro e morte, denaro e sesso che si traduce nella valutazione negativa delle persone coinvolte nelle attività che ricavano denaro dalla morte, dalla vita come dal sesso. Ma di che denaro stiamo parlando? Di che “tipo di moneta”?
Come cambia il discorso sulle “ragazze di Arcore” se vendono il loro corpo per mantenere i propri figli o se lo fanno per comprarsi delle borse di Gucci? Usi diversi darebbero al denaro significati differenti. Queste distinzioni non sono imposte da principi economici razionali ma dal contesto sociale e culturale ed è questo che va indagato, rifuggendo moralismi di ogni sorta.


Eppure sembra che a dominare il campo interpretativo permanga una rappresentazione esclusiva del denaro come fonte di sporcizia e di contaminazione: rispetto a cosa? Ad una supposta purezza del femminile, e quindi delle donne, condannate e spesso autocondannate ad un’oblatività senza limiti (Longobardi, 1997)? I saggi della Zelizer ci invitano a cambiare paradigma interpretativo nello studio della vita economica, ci spingono ad andare oltre queste dicotomiche visioni, ma non per lasciarcele alle spalle bensì per ricomprenderle in un più ampio intreccio in cui i rapporti economici si legano intrinsecamente a quelli affettivi. Si parla spesso di ragioni del cuore, si potrebbe dunque anche parlare di un sentire economico. Ma non è sulle contraddizioni che si muove l’autrice, che altrimenti finirebbe per riconfermare le teorie delle “sfere separate”, dei “mondi ostili” e del “nient’altro che”, ciò che sottolinea è che non sempre il contatto tra sfera dei sentimenti e mercato significa mercificazione della vita intima delle persone, o dei loro sentimenti e delle loro emozioni.
Il denaro non è riducibile semplicemente alle regole della razionalità strumentale, “in parte è un corrispettivo, ma può anche essere espressione simbolica di un impegno sentimentale” (p. 81). In questione c’è allora la “giusta combinazione tra attività economica e rapporti intimi” (p. 163).
Qual è la giusta combinazione? Il problema è che non esiste una giusta combinazione valida per tutti e tutte in ogni luogo e in ogni tempo, ma esistono rapporti diversi. Ciò che dovrebbe interessare l’analista sociale come il moralista, la donna, l’uomo comune, è la trama che quotidianamente viene intessuta dagli individui per rinegoziare continuamente significati e pratiche, anche attraverso diversi tipi di transazione economica.
La confusione deriva dalla sovrastima della capacità del denaro “di controllare il comportamento umano, e dalla corrispondente sottostima della capacità degli esseri umani di trasformare i media in strumenti al servizio della propria vita sociale” (p. 236).
Il libro della Zelizer offre quindi un’altra visione del rapporto tra economia e sfera intima, che non si sostituisce a quelle più diffuse nella sociologia delle emozioni ma ne amplia la portata.


Viviana A. Zelizer, Vite economiche. Valore di mercato e valore della persona, il Mulino, Bologna, 2009.


Riferimenti bibliografici

Ehrenreich, Barbara, Hochschild, Arlie Russel (a cura di) (2004), Donne globali. Tate, colf, badanti, Milano, Feltrinelli, 2002.


Folbre, Nancy (2006), Il cuore invisibile. La donna, la società, l’impresa, Milano, Egea, 2001.

 

 

Folbre, Nancy, Nelson, Julie A. (2000), «For love or money – Or both?», in Journal of Economic Perspectives, Vol. 14, n. 4, pp. 123-140.

Hochschild, Arlie Russel (2006), Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima, Bologna, il Mulino, 2003.

Illouz, Eva (2007), Intimità fredde. Le emozioni nella società dei consumi, Milano, Feltrinelli, 2006.

Lasch, Christopher (1982), Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato d’assedio, Milano, Bompiani, 1977.

Longobardi, Giannina (1997), Sono soldi i soldi?, in Buttarelli Annarosa et al. La rivoluzione inattesa, Milano, Nuova Pratiche Editrice.

Simmel, George (1984), La filosofia del denaro, Torino, Utet, 1900.

Simmel, George (2000), La metropoli e la vita dello spirito, a cura di Paolo Jedlowski, Roma, Armando, 1995.