Il cammino delle indiane in tredici voci

"Sari in cammino. Ecco perché l'India non è (ancora) un paese per donne". Un libro di Valeria Fraschetti

Il modo migliore per farsi un'idea dello spirito e del contenuto di "Sari in cammino", primo libro della giornalista Valeria Fraschetti, è leggerne l'indice. Eccolo:

Mitu, la pasionaria che sogna un Paese per bimbe
Rekha, la sposa bambina mancata
Shugra, la pugilatrice islamica di Calcutta
Sabita, la maoista riluttante
Prabha, la reporter intoccabile
Anjali, la guerriera di Durga
Gayathri, la Saffo di Erode
Smita, la stilista in carriera
Tahira, la mezza vedova del Kashmir
Nandita, l'anti-diva
Nanuben, la banchiera cenciaiola
Kiran, la regina del biotech
Pushpa Devi, la zarina di Sultanpur

Tredici ritratti di donne, tredici luoghi, tredici sfide a un destino che sembra ineluttabile: è la struttura, apertamente narrativa, scelta dall'autrice per raccontare la condizione delle donne indiane in questo inizio di ventunesimo secolo. Ed è una scelta riuscita, perché permette di evitare la fredda astrattezza di dati e statistiche, che pure non mancano, ma servono a completare le testimonianze profondamente umane raccolte da Valeria Fraschetti durante il suo soggiorno in India.

Paese contraddittorio e "incoercibile a ogni sforzo di catalogazione", lo definisce nell'introduzione. E lo stesso vale per l'argomento del suo libro: la condizione delle donne indiane è infatti al tempo stesso lontana e vicina rispetto a quella delle loro sorelle d'occidente. Ma su questo punto tornerò dopo.

Valeria Fraschetti apre il suo libro affrontando un tema noto anche a un pubblico non specializzato, quello dell'aborto selettivo. Lo fa raccontando la storia di una madre-coraggio, Mitu, che resistendo alle pressioni della famiglia del marito - alla quale il matrimonio l'ha assoggettata - è riuscita a salvare le sue gemelle. Guddu e Pari non sarebbero dovute nascere: un'ecografia le aveva condannate a diventare le ennesime vittime della pratica dell'aborto selettivo. Mitu però si è ribellata e, con le sue bambine, è tornata a vivere dai genitori. "Ad oggi resta l'unica donna ad aver chiesto giustizia sotto il Pndt Act", la legge "che vieta le diagnosi sul sesso dei feti, eccetto che per fini diagnostici di tipo sanitario".

Il libro cita diverse leggi non ancora rispettate, perché schiacciate dal peso di secoli di discriminazioni. È il caso della sentenza dell'Alta Corte di New Delhi che, nel 2009, ha depenalizzato i "rapporti carnali contro natura". In base al Codice penale ("vergato nel preistorico 1860", ricorda l'autrice), la pena poteva arrivare all'ergastolo. Una disposizione mai veramente applicata, ma così drastica da alimentare l'intolleranza di cui erano vittima gli omosessuali indiani, in particolare le donne. Nonostante la svolta legislativa questa intolleranza è ancora diffusa, come dimostra la storia di Gayathri, costretta a sposarsi, "torturata mentalmente", fuggita due volte dalla famiglia del marito, oggi finalmente libera e impegnata nella difesa dei diritti LGBT al fianco delle compagne dell'ong Sangama.

Tra le tante storie di ribellione che compongono Sari in cammino, una risalta: quella di Anjali, combattente dell'Esercito di Durga (Durga Vahini), il ramo femminile dell'organizzazione nazionalista indù Vishwa Hindu Parishad. Entrando nell'Esercito di Durga le donne dovrebbero acquisire sicurezza e imparare l'utile arte dell'autodifesa. Peccato che dietro questa parvenza di emancipazione si nasconda un indottrinamento fatto di cieco odio di musulmani e cristiani, unito a un altrettanto cieco rispetto dei mariti.

Anjali è un esempio di donna che, anche se inconsapevolmente, contribuisce a mantenere ben salda la discriminazione verso le donne in India. Come lei, altre donne descritte dall'autrice - spesso le madri delle protagoniste - sono le prime a difendere un sistema che ha il vantaggio di essere familiare e ordinato, di assegnare a ognuno un ruolo ben preciso. "La gente pensa ancora che siamo una minaccia", osserva con amarezza Gayathri, riferendosi alla propria omosessualità. D'altro canto - ed è un dato da non sottovalutare - ci sono uomini pronti a mettere in discussione quel sistema, e quindi il loro ruolo privilegiato di padri e mariti padroni: il padre di Shugra, per esempio, che la spinge a dedicarsi alla boxe, o quello di Kiran, che di lui dice: "Mio padre teneva molto alla mia istruzione e ripeteva che non dovevo lasciar scalfire la fiducia in me stessa dal fatto che ero donna. Evidentemente, però, era uno dei pochi a pensarla così". Un'eccezione, quindi, ma che ha permesso a Kiran di diventare "la regina del biotech", nonché la donna più ricca del paese.

L'emancipazione femminile in India sembra avanzare a due velocità. Nelle classi medie e agiate, le donne studiano e si ritagliano posizioni più o meno prestigiose nel mondo imprenditoriale, ritrovandosi alle prese con sfide più "occidentali": il fascino del consumismo e dell'individualismo, l'angoscia di dover conciliare lavoro e famiglia (significativa, in questo senso, la storia di Smita, "stilista in carriera"). Nella stragrande maggioranza dei casi, però, le donne non sono discriminate solo perché donne: sono anche povere, intoccabili, tribali o musulmane. Emanciparsi diventa allora una battaglia su più fronti, un'impresa davanti alla quale sempre più donne non si tirano indietro. Anche se a volte confessano di non sentirsi appoggiate dalle "femministe metropolitane con vite troppo diverse" dalle loro ("Prabha, la reporter intoccabile").

Nell'introduzione Valeria Fraschetti scrive (e anche questa, in fondo, è una confessione): "In altri casi è stato più faticoso spogliarmi delle mie lenti culturali per mettere meglio a fuoco l'idea che l'emancipazione femminile, allo stesso modo di altri traguardi di civiltà, può essere raggiunta percorrendo strade molto diverse, persino apparenti deviazioni". Nonostante questa difficoltà, ha saputo raccontare il suo viaggio e i suoi incontri con trasporto e curiosità, soffermandosi anche sulla descrizione dei luoghi (da un rapido esame di una cartina geografica ci si accorge che ha esplorato il paese in lungo e in largo). E regalandoci, infine, alcuni toccanti ritratti fotografici di queste donne "in cammino" - alcune ancora bambine, altre già anziane - che stanno cambiando il volto dell'India.

Valeria Fraschetti, Sari in cammino. Ecco perché l'India non è (ancora) un paese per donne, Castelvecchi, 181 pagine, 16 euro.

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