Mi vendo?

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Da Sarah Jessica Parker a Gianna Nannini. Le tecno-maternità conquistano la celebrità, ma interessano anche le donne comuni. Che non sempre ricevono doni da altre donne, ma molto spesso comprano e affittano nel mercato della riproduzione, globalizzato e spezzettato. Lo racconta l'articolo di Yasmine Ergas. Va bene così? Dobbiamo proibire, regolamentare, intervenire, lasciar fare?

Commenti

Ma la legge 40 no

Ho visto oggi che c'è un ricorso alla Corte costituzionale contro la legge italiana e il divieto di eterologa. Io sono d'accordo, e spero che quella legge sia abolita del tutto. Il che non vuol dire introdurre il mercato degli ovociti, ma solo consentire a una donna che non può averne, che magari è stata malata, o altro, di poter fare un figlio

A proposito di etica e diritto

Certamente con questo intervento E. Addis ha chiarito il suo pensiero ma credo occorra comunque discutere alcuni aspetti del rapporto tra etica, diritto e politica che nel primo intervento al forum, del/la medesima/o autrice/ore, rischiano di trarre in inganno lettrici e lettori di Ingenere.
Proviamo a ragionare in primo luogo sul “diritto” e a quella che è la funzione che esso svolge nelle società. Una definizione generale che credo anche E. Addis condividerà è che il diritto è l’insieme di norme che regolano la convivenza delle collettività. Il diritto svolge, quindi, una funzione essenziale per una società e senza di esso è molto difficile che questa possa continuare a dirsi tale.
Nella teoria politica è acquisito sin dai tempi della filosofia classica che le leggi debbano essere emanate ed applicate da poteri tra loro indipendenti (legislativo e giudiziario) e che il potere dell’amministrazione della cosa pubblica sia a sua volta un potere indipendente dai primi due (esecutivo). La necessità di mantenere separati i tre poteri è stato sostenuta con forza da pensatori come Locke e Montesquie (tra i padri del pensiero illuminista e liberale a cui le moderne democrazie si rifanno). Esistono, come è noto diverse opinioni tra gli scienziati politici, ad esempio Kelsen pensava che il potere esecutivo non sia propriamente un potere distinto ma che lo sia diventato per tradizione storica ma qui ci si attiene al pensiero più largamente condiviso e non ci perderemo in discussione tecniche. Tale divisione dei poteri permette un controllo vicendevole di chi si occupa in qualunque modo della cosa pubblica e mette al riparo dagli abusi che potrebbero essere perpetrati. Per questo motivo, nelle moderne democrazie i tre poteri fondamentali sono, proprio grazie alla tradizione illuminista e liberale, demandati ad organi diversi: quello legislativo al parlamento, quello giudiziario alla magistratura e quello esecutivo al governo e quindi alla pubblica amministrazione che ne è il braccio operativo.
Si consideri attentamente come il potere legislativo è esercitato nelle democrazie rappresentative. Qui i componenti dei parlamenti sono eletti dai cittadini che godono dei diritti politici. Tramite il principio della rappresentanza, quindi, si dovrebbe permettere che le istanze presenti nella società partecipino alla creazione delle regole su cui la convivenza si fonda. Sempre che le regole per le elezioni dei rappresentanti siano capaci di assicurare tanto l’efficacia di tale rappresentanza quanto la libertà di scelta e l’autonomia dei rappresentanti stessi. In una democrazia rappresentativa, perciò, le leggi riflettono le culture diverse e corrispondentemente i valori diversi che animano la società. Si ricordi che in una democrazia esistono valori in cui tutti si riconoscono e che nel caso di molti paesi essi sono scritti nelle carte costituzionali.
In questo modo abbiamo introdotto un altro termine della discussione: l’ etica . In quanto l’etica può definirsi come il “considerare e valutare l'insieme degli atti che costituiscono la condotta (l'agire) dell'individuo”. Quindi i giudizi di valore influenzano la produzione delle leggi. È legittimo porsi una domanda quali sono i valori irrinunciabili che ci si aspetta siano riflessi nella produzione legislativa di una democrazia rappresentativa avanzata. Se per me e per E. Addis (almeno così mi sembra di aver intuito dal secondo intervento) un valore irrinunciabile è la libertà di scelta delle persone per altri un valore irrinunciabile potrebbe essere , riferendoci all’argomento del forum, la tutela della vita fin dal momento della fecondazione (come ritengono gli esponenti della chiesa cattolica, idea per me opinabile in quanto ritengo che la vita sia tale se capace di esistere in modo del tutto autonomo).
Ora il punto è capire quali siano i valori irrinunciabili. Quale è il criterio giusto per scegliere? Per me e credo anche per E. Addis laddove vi sono correnti di pensiero diverse è corretto che, fintantoché si rispettino i diritti umani, la libertà di scelta di ciascuno deve essere tutelata e se ne debba garantire l’esercizio. A questo proposito occorre chele persone compiano le loro scelte in modo informato e senza condizionamenti tra cui quelli economici. Nel caso cui ci si riferisce nell’articolo in esame il bisogno economico sembra sia quello che spinge molte donne a prestare il proprio utero per gravidanze di altre donne e per questo ci si può legittimamente porre la domanda se questo sia o meno “una cosa buona” come direbbe Martha Nussbaum (una filosofa molto citata anche dalle economiste e dagli economisti).
Come si nota, dunque le scelte delle persone possono essere giudicate secondo dei valori (la Nussbaum stessa lo fa ponendosi nella tradizione filosofica propriamente aristotelica) il punto è quale sia il metro che si assume. Io (e come me probabilmente anche E.Addis) opto per la libertà di scelta e non condivido l’idea che qualcuno debba imporre agli altri i propri valori. Pertanto non posso condividere l’opinione di chi, portatore di convinzioni religiose vorrebbe imporre agli altri le proprie scelte valoriali soprattutto quando non esistono prove scientifiche condivise che tali punti di vista abbiano senso. Allo stesso tempo vorrei che tutti possano esercitare il proprio diritto di scegliere in piena libertà che vuol dire: libertà da condizionamenti economici (già citati) ma anche dalla superstizione, dall’analfabetismo e dall’ignoranza del sapere scientifico. Questo ultima purtroppo assai diffusa nel nostro paese.

Una precisazione

A me stupisce il commento di Fiorella. Evidentemente mi sono espressa in maniera poco chiara, a volte uso una sintassi convoluta.
Non sono le domande che generano i totalismi, è la confusione tra il piano dell'etica personale e il piano della legge, che crea i totalitarismi.
Naturalmente, non è necessario che tutti siano d'accordo con me. C'è chi preferisce che lo Stato imponga comportamenti etici. Per esempio i comunisti volevano questo, da giovane ero comunista anch'io, invece sono diventata liberal, non sono la sola....
La risposta alla domanda MI VENDO? per me è: io credo che sia immorale vendere i propri ovuli sul mercato senza sapere che fine faranno, e credo sia soprattutto immorale comprarli, e quindi voglio convincere tutti e ciascuno a non farlo assolutamente , ma non userò la coercizione dello Stato per proibirlo.

mercato ovuli e pance

trovo molto interessate questo articolo che si spende su temi nuovi epiuttosto ostici. Credo, come fa Ergas, utile domandarsi come gestire e quindi normare una tematica tanto profonda e privata come l'essere madre e le sue implicazioni psico-affettivo con il nuovo essere chevive per lei e con lei un così lungo tempo. Purtroppo tutto si compra e tutto si vende, ma davvero chi vuole femmina e maschio, divenire genitore considera questo un evento come acquistare una nuova automobile e una casa più grande, un "oggetto" un simbolo da far valere nel proprio ambito sociale e familiare? Questo considero il primo quesito da sottoporre soprattuto al sentire delle donne. Condivido l'ultima parte dell'articolo in cui si afferma che la partoriente è una madre ed il figlio è suo, diversa l'implicazione più leggera che riguarda i padri. Sono dell'epoca delle donne "in lotta per la liberazione" e desidero per me e per le generazioni di donne di oggi e di domani non essere complice in questa pratica che le trasforma in "macchine per la riproduzione" con gravi implicazioni anche economiche. Inviterei a considerazioni più estese. Grazie per il tema proposto e l'occasione di scambio. Ciao Franca

E' il mercato il problema

Anche io sono per la libera scelta delle donne. Però non è che la legge - la collettività, direi - possa lavarsene le mani. Non è che consentiamo il commercio di organi per trapianti, per dire; allora, anche quando oggetto dello scambio è la riproduzione ci dobbiamo interrogare. Il problema secondo me è proprio nel tipo di scambio: lascerei la libertà qui invocata finché si resta nell'ambito del dono, ma vieterei qualunque rapporto commerciale. Dove, guarda caso, a "vendere" sono sempre le più povere

il diritto risponde, l'etica chiede

Leggo con un certo stupore il primo commento a questo forum.
Mi chiedo come possano delle domande ingenerare totalitarismi, mi sembra una contraddizione in termini.
Interrogarsi, domandare, dibattere, sono il sine qua non di una qualsiasi democrazia persino della nostra.
Inoltre che il diritto debba prescindere dall’etica è piuttosto opinabile. Il diritto risponde e regolamenta ciò che la società chiede.
Il mio augurio è che questo spazio di libera discussione rimanga tale e che continui ad offrire interessanti spunti di analisi per sempre nuove ed audaci domande.

Fiorella Ricciardi

Mi vendo

Le domande che fate ingenerano una confusione a mio avviso poco utile tra il piano di ciò che si può fare (ciò che io scelgo di fare, ciò che io educo le mie figlie a fare) e ciò che l'autorità pubblica può o deve regolare.
Chiamiamoli se volete il piano dell'etica e il piano della legge, che sono governati da principi molto diversi.
Sul piano dell'etica, che per me è ispirata al principio di responsabilità, una persona sana, istruita, abitante in un paese sviluppato, che ha accesso alla contraccezione, se resta incinta non dovrebbe abortire, dovrebbe assumersi la responsabilità dell'atto generativo che ha compiuto, insieme a un partner. Analogamente, sul piano dell'etica responsabile una donna non vende qua e là i suoi ovuli col rischio di generare bambini di cui non sa che fine faranno (diverso è il caso di una donazione vera, fatta con affetto ad una amica/o).
Sul piano della legge il discorso è diverso. La libertà completa di aborto a scelta delle donne entro le prime settimane è un diritto che non può essere negato salvo conseguenze negative peggiori, e l'affitto di uteri e la vendita di gameti sono liberamente consentiti, non vedo quale autorità e sulla base di quali principi potrebbe presumere di proibirli. Al massimo si potrebbe obbligare a una registrazione che consenta di monitorare il benessere dei futuri nati, ma tutto sommato mi sembrerebbe un costo inutile.
La confusione tra ciò che è buono fare e ciò che è consentito fare è perniciosa e incivile. Non riuscire a capire questa differenza è la base di tutti i totalismi, e di moltissimi errori di politica economica.
Non lapidare Sakineh non vuol dire che allora è consentito uccidere il marito. Votare per un governo che metta meno tasse non vuol dire che nel frattempo è legittimo evadere le tasse, e così via.
Non uniamoci anche noi a questa confusione