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L'antidoto alle diseguaglianze si chiama occupazione femminile

foto Flickr/Maciej Zygmunt

Per combattere le diseguaglianze di reddito c'è bisogno di sostenere l'occupazione femminile. Lo conferma un rapporto appena diffuso dal Centre for american progress e curato dalla giornalista Judith Warner. All'inizio di quest'anno, racconta Warner, una squadra di illustri economisti, ministri statunitensi, accademici, sindacalisti e opinionisti si sono riuniti in un suntuoso hotel di Washington per annunciare un piano ambizioso con l'intento di creare una "prosperità inclusiva" su scala transnazionale. Un programma che includeva investimenti in infrastrutture sociali, l'aumento dei salari, la riforma del sistema di tassazione e, ultima ma non meno importante, la massimizzazione della capacità di guadagno delle donne.

Che puntare sull'occupazione femminile possa essere un valido antidoto nel contrasto alle diseguaglianze, del resto, è già testimoniato dai paesi scandinavi. Questi, contrariamente a quanto è accaduto nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti, hanno puntato a mobilitare tutta la forza lavoro, non solo quella maschile. Come ha sostenuto l'ex ministro delle finanze svedese, Pär Nuder, infatti, "l'occupazione delle donne è fondamentale non solo per la crescita economica di un paese, ma anche come potente forza di compensazione per il flagello contemporaneo della disparità di reddito".

A sostegno di questa tesi Judith Warner riporta dati nero su bianco. Tra questi, i numeri raccolti dal Consiglio degli economisti della Casa Bianca (CEA) lo scorso anno e relativi all'analisi di decenni di dati raccolti dal Bureau of Labor. Da questi dati emerge che quasi tutto l'aumento dei redditi familiari degli Stati Uniti registrato tra il 1970 e iol 2013 è dovuto a un aumento dei redditi delle donne. Se dal 1970 la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non fosse aumentata, ha dichiartato il CEA, il reddito familiare medio negli Stati Uniti sarebbe stato di circa 13 mila dollari in meno di quello attuale. Ma anche altre analisi del Center for American Progress hanno mostrato come l'aumento dei guadagni delle donne tra il 1963 e il 2013 abbia funzionato come un ammortizzatore. Se i guadagni delle donne in quel periodo non fossero cresciuti di cinque volte, infatti, la diseguaglianza negli Stati Uniti sarebbe lievitata di oltre il 50 per cento in più.

Questo effetto positivo avrebbe potuto essere ancora più decisivo se l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro fosse stata accompagnata da politiche di sostegno all'occupazione femminile, vale a dire quelle volte a investire in infrastrutture sociali e a promuovere la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Il rapporto spiega come siano proprio queste politiche (aumento dei finanziamenti per i programmi di sviluppo della prima infanzia, congedi parentali per tutti, agevolazioni per famiglie a doppio reddito, orari flessibili, ecc.), infatti, a garantire la presenza a lungo termine delle donne nel mercato del lavoro. Una condizione necessaria di cui è proprio la politica che deve farsi carico. 

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