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Contraccezione, in Italia non è per tutte

L'Italia è tra i paesi europei più arretrati nell'accesso alla contraccezione. È infatti al 26esimo posto tra i 45 stati dell'Europa geografica inclusi nella mappa appena diffusa dallo European Parliamentary Forum on Population & Development (EPF) - portata in Italia dall'Associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos) - dedicata a monitorare la diffusione e l'accesso alle moderne tecniche di contraccezione.

La classifica, basata sull'accesso ai contraccettivi, sul counseling e sull'informazione online, rivela una fotografia irregolare dei paesi europei, con in testa Francia, Regno Unito, Belgio e Moldavia e per ultime Grecia, Russia e Bulgaria. Certo, i paesi dell'Unione Europea dominano i primi dieci posti, ma ci sono anche sei paesi Ue, situati tra le ultime dieci postazioni.

"La Francia è il paese numero uno per l'accesso alla contraccezione in Europa ed è anche il paese con il più alto tasso di fecondità" commenta Maria Grazia Panunzi di Aidos "a dimostrazione che nei paesi economicamente più sviluppati la fecondità va di pari passo con l'attenzione alla salute sessuale riproduttiva, che passa anche attraverso un equo accesso alla contraccezione. E purtroppo l’Italia non rientra fra i primi dieci classificati per qualità di accesso alla contraccezione". 

Infatti, l'Italia non è tra gli undici paesi che hanno un sito web istituzionale dedicato - con informazioni sui vari tipi di contraccezione e dove ottenerla - ed è invece fra i 25 paesi che non prevedono alcun tipo di rimborso per la contraccezione. 

"Nonostante la legge sui consultori in vigore dal 1975 preveda la gratuità, le donne devono pagare tutti i contraccettivi e in alcune regioni anche il ticket nel consultorio. Riteniamo che lo Stato debba fare la sua parte, riconoscendo il valore sanitario e sociale della contraccezione oltre che della maternità" hanno sottolineato Pietro Puzzi e Marina Toschi, ginecologi e portavoce del Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole che ha organizzato in Italia la conferenza di diffusione del rapporto dopo aver raccolto più di 60.000 firme in un mese a sostegno della petizione online che chiede la rimborsabilità dei mezzi contraccettivi.

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