Secondo la sociologa Ellen Lamont, docente alla Appalachian State University e autrice del libro The mating game: how gender shapes still how we date, tre quarti dei 'millenial' in America desiderano la parità tra donne e uomini a lavoro e nelle case, e concordano sul fatto che il matrimonio ideale dovrebbe rispecchiare una relazione tra pari.
Tuttavia, spiega in un articolo pubblicato a San Valentino dall'Atlantic, anche quando si tratta di trentenni progressisti e ben istruiti – com'è stato nel caso delle oltre cento persone che Lamont ha intervistato per uno studio condotto nella baia di San Francisco – al centro del discorso c'è quasi sempre la questione delle opportunità professionali e quasi mai quella delle dinamiche, anche economiche, delle relazioni. Così, quando si parla di proposte di matrimonio e primi appuntamenti, sia le donne che gli uomini continuano a conservare schemi e ruoli che potrebbero sembrare datati ma che di fatto ancora influenzano decisioni e comportamenti.
Le donne si aspettano che gli uomini facciano il primo passo, che paghino il conto per manifestare un interesse sincero nei loro confronti e che siano loro a proporre il matrimonio. Gli uomini, inclusi quelli che sostengono le carriere delle loro compagne, si aspettano che siano queste ultime a preoccuparsi di mantenere pulita una casa o ad alzarsi di notte se un neonato piange. E nonostante alcuni fidanzati ne abbiano abbastanza di pagare al ristorante e abbiano tutta l'intenzione di portare i figli in bicicletta, i mariti sono quasi tutti concordi sul tipo di moglie che vorrebbero affianco: affermata e libera sì, ma non così tanto da superarli nel manifestare la loro forza fisica o il loro desiderio sessuale.
Come approdare a un matrimonio paritario se non si disinnesca il meccanismo fin dal primo incontro? Si chiede Lamont, che trova una risposta nelle relazioni Lgbt, dove entrambi i partner già dall'inizio di una relazione non si aspettano niente. Se non di prendere parte a un gioco ancora tutto da definire.