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Mutilazioni genitali, un fenomeno che riguarda anche l’Europa

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Il 6 febbraio è la Giornata Internazionale dedicata al contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Sono più di 100 milioni nel mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne che hanno subito mutilazioni genitali, circa 3 milioni le bambine a rischio ogni anno in Africa, uno degli stati più coinvolti da questa pratica insieme a Medio Oriente e alcune regioni dell'Asia e dell'America Latina. Ma nell’era delle migrazioni, com’è stata chiamata dagli studiosi, le geografie culturali si fanno complesse e seguono i flussi e gli spostamenti di fasce di popolazione in movimento, rendendo quella delle mutilazioni una questione transnazionale.

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, infatti, oggi riguarda in modo significativo anche l’Europa. Il Parlamento europeo ha stimato che sono circa 500 mila le donne e le bambine coinvolte dalle mutilazioni genitali femminili che vivono sul territorio europeo, altre 180 mila sono a rischio ogni anno. In questo senso l’Unione Europea si è mossa approvando documenti e risoluzioni per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. La Convenzione di Istanbul è stato il primo trattato a riconoscerne l'esistenza in Europa e la necessità di affrontare il fenomeno in modo sistematico.

Dati esaustivi sulla presenza del fenomeno negli stati membri dell’Ue, tuttavia, non esistono ancora. La prima ricerca approfondita la sta conducendo l’EIGE (European Institute for Gender Equality) che comunicherà i dati nel giugno 2015. Intanto, per rispondere alla chiamata della commissaria Viviane Reding, sempre l’EIGE ha diffuso nel 2012 uno studio per mappare la situazione all’interno dei 27 stati membri e la Croazia.

Dallo studio emerge che in Italia le donne coinvolte dalle mutilazioni genitali sono 35.000. Quelle a rischio almeno 1.000. Nel 2009 le donne provenienti da paesi in cui si praticano le mutilazioni genitali e residenti in Italia erano 110 mila. Sono migranti di seconda e terza generazione, spiega AIDOS, uno dei soggetti in prima linea in Italia nel contrasto e nella prevenzione di queste pratiche.

Per quanto riguarda il diritto d’asilo, a livello nazionale sono stati trovati sette ricorsi giudiziari che menzionavano le mutilazioni genitali nella domanda di asilo, di cui cinque hanno basato la domanda specificamente sulle mutilazioni. Il giudice ha accolto il ricorso in tre di questi casi.

Per contrastare la cultura delle mutilazioni genitali, l’EIGE suggerisce di muoversi sempre più verso l’attuazione di disposizioni di legge che criminalizzino queste pratiche. In particolare, a livello di politiche, la raccomandazione è quella di considerare le mutilazioni genitali tra le forme di violenza di genere e quindi di riconoscere la necessità di una rete di attori chiave che si muova a livello regionale, nazionale e internazionale facilitando lo scambio di buone pratiche nell’assistenza delle donne che sono state coinvolte e nella prevenzione per quelle a rischio, tra cui le bambine.