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Povere pensioni. La crisi spiegata dall'Inps

foto Flickr/Eric Pesik

Il tasso di povertà nel nostro paese è aumentato di un terzo con la crisi tra il 2008 e il 2014, un vero e proprio “stress test” per i sistemi di protezione sociale europei. A dichiararlo è Tito Boeri, presidente Inps, nella lettura della sua relazione annuale relativa all'attività dell'ente previdenziale - il più grande d'Europa se si considera che “quasi il 70 per cento della popolazione è direttamente coinvolta dalle sue prestazionio del fatto che gestisce quasi un quinto del prodotto interno lordo” - e contenente una bozza di riforma del sistema previdenziale e assistenziale italiano. 

La relazione è focalizzata sulla capacità che ogni sistema di previdenza e di assistenza deve avere di impedire che le persone più fragili cadano in povertà. Il sistema italiano è fra i peggiori in questo obiettivo. "Il numero di persone che vivono al di sotto della linea di povertà Eurostat del 2007 (9380 Euro) aggiornata di anno in anno per tenere conto dell’inflazione, è aumentato di 4 milioni" ha ricordato Boeri mentre "Le persone in condizione di grave deprivazione materiale, secondo le definizioni Eurostat, sono aumentate di un quarto in questo periodo. Il numero dei senza casa censiti nelle grandi città italiane è raddoppiato rispetto ai livelli pre-crisi. In molti altri paesi, recessioni di comparabile intensità di quella vissuta dall’Italia comportano incrementi molto più contenuti dei tassi di povertà e, più in generale, di questi indici del disagio economico".

Una situazione che riguarda non solo le persone che perdono il lavoro, ma anche le persone occupate (i cosiddetti working poor sono cresciuti quasi del 50 per cento dal 2008 al 2013), e i pensionati. Sono i dati del Rapporto annuale Inps 2014, a fornire una misura della povertà proprio a partire dalla ripartizione dei redditi pensionistici

Pensioni, importo medio mensile e complessivo annuo del reddito pensionistico per classe d'importo al 31.12.2014 (Fonte:Inps)

I dati confermano inoltre che la concentrazione delle donne nelle classi di importo più basso e la loro progressiva riduzione al crescere delle classidi importo, un gap che come abbiamo già commentato su inGenere non fa scandalo

 

Pensioni, ripartizione per classe d’importo e sesso al 31.12.2014 (Fonte:Inps)

Boeri è favorevole all’introduzione di una rete di protezione sociale che si avvicini alle varie proposte di reddito minimo garantito, a partire dai soggetti con più di 55 anni. Preoccupato per la diffusione dei voucher tra i lavori precari, sottolinea come è proprio sulle fasce più povere della popolazione che la crisi si è abbattuta con veemenza: il 10% più povero della popolazione ha subito mediamente riduzioni superiori al 27% del proprio reddito disponibile; il 10% più ricco ha subito mediamente un calo del proprio reddito disponibile del 5%. Sorte analoga è toccata al cosiddetto ceto medio, a coloro che sonocollocati esattamente a metà nella scala dei redditi. Per questo vede con favore la fissazione di un salario minimo a tutela delle fasce di lavoratori /lavoratrici che hanno meno possibilità di difendersi da remunerazioni molto basse. Posizioni importanti, insieme a proposte quali una maggiore flessibilità in uscita, consentita ormai dall’entrata in vigore del contributivo, e la possibilità di continuare a versare contributi anche da chi sta già percependo un trattamento previdenziale, che vanno nella direzione di “gestire con più bassi costi sociali le ristrutturazioni di cui il nostro paese ha bisogno e contribuire ad affrontare i problemi legati alla non autosufficienza, che richiedono migliori politiche di conciliazione fra lavoro e responsabilità famigliari”.

“La riduzione della povertà non può che venire principalmente dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro” secondo Boeri, che definisce il valore dell’occupazione femminile come principale antidoto contro la povertà delle famiglie: “Per ridurre il rischio di povertà occorre anche che i lavori siano ben ripartiti, che ci siano meno coppie in cui un solo membro della famiglia lavora. È un banale principio di diversificazione del rischio, che attribuisce sempre più valore all’occupazione femminile, come principale antidoto contro la povertà di intere famiglie”. Su inGenere l’avevamo chiamata l’eredità di genere della crisi. E, concordiamo con Boeri, “anche il sistema pensionistico può dare un contributo in tale direzione”.