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Per sostenere la fertilità c'è bisogno di una visione più ampia

Foto: Unsplash/ Emiliano Vittoriosi

Il Ministero della Salute prosegue nel solco di alcuni temi sollevati nel corso del famoso "fertility day", commissionando un'indagine, presentata il 19 febbraio scorso, basata su migliaia di interviste in tema di stili di vita e fertilità, educazione sessuale nelle scuole, informazione dei giovani e dei professionisti della salute.

L'obiettivo: raccogliere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva "per orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia".

Riguardo la volontà di avere figli, rileva l'indagine: quasi l’80% dei ragazzi immagina un proprio futuro con figli, tuttavia tale percentuale diminuisce notevolmente tra gli adulti. "Infatti quasi la metà degli adulti intervistati (44%) dichiara di non essere intenzionato ad avere figli e le motivazioni sono legate principalmente a fattori economici e lavorativi e all’assenza di sostegno alle famiglie con figli, e alla sfera personale e della vita di coppia".

Ovviamente, e nonostante la popolazione adulta indichi nel 41% dei casi che la volontà di non avere figli sia legata a questioni economiche e lavorative, a livello di politiche le cause strutturali del calo della fecondità (cultura arretrata dei ruoli, mercato del lavoro e politiche di welfare inadeguate) rimangono fuori dal discorso del ministero, che preferisce puntare tutto sulla "formazione" in materia di riproduzione per preservare quanto più possibile la fertilità di donne e uomini. Si guardino a tal proposito in particolare le domande poste a pediatri, medici di base e specialisti della salute riproduttiva, ma anche le cartoline contro fumo, alcol, infezioni sessuali, e per la promozione dell'attività fisica. 

Su inGenere lo diciamo da tempo, per sostenere il desiderio di fertilità di uomini e donne, c'è bisogno di un mercato del lavoro davvero inclusivo, di politiche di conciliazione efficienti, di un welfare che investa in infrastrutture sociali, e di una società che promuova la condivisione della genitorialità e dei carichi di cura per superare ruoli ormai arretrati che molto incidono sulle scelte riproduttive delle donne. Certo, un'analisi socio-economica non rientra propriamente nelle competenze del ministero, tuttavia una visione più ampia eviterebbe di relegare ancora la questione della fertilità a una matrice esclusivamente biologica, rappresentando meglio quella che è la realtà dei fatti.

Rientra invece nelle competenze del ministero garantire la prevenzione delle morti da parto evitabili: circa metà di una quarantina di casi all'anno, come riporta il primo rapporto dell'Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) – che riporta in apertura le buone volontà della ministra – e secondo cui nel nostro paese si registrano in media 9 morti materne ogni 100 mila bambini nati vivi, con una sottostima del fenomeno pari al 60% rispetto a quanto stimato dai soli certificati di morte. Eventi che speriamo un giorno non lontano non accadano più.

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