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Stalking, preoccupazioni sulla riforma del codice penale

Foto: Flickr/ Jens Kronen

La riforma del codice penale in corso, introduce - con l'articolo 162 ter approvato a metà giugno - la possibilità per i reati persecutori ritenuti "meno gravi" di essere "riparati" attraverso il pagamento da parte dell'imputato di una somma stabilita dal giudice.

La preoccupazione delle associazioni di esperte che lavorano in centri antiviolenza e case rifugio è tutta sul fatto che lo stalking e la violenza di genere possano rientrare in questo tipo di reati.

Cosa accadrebbe alle donne in questo caso? Una delle conseguenze potrebbe essere quella di mitigare il potere di dissuasione della denuncia e quello che la mediazione del denaro aggravi le dinamiche di violenza. Con il risultato di creare per le donne che subiscono stalking quella che viene definita  "vittimizzazione secondaria", ossia la mancanza di ascolto e sostegno istituzionale che le rende doppiamente vulnerabili dopo la denuncia.

"Il reato di atti persecutori è stato introdotto nel codice penale nel 2009" ricorda DiRe la rete dei centri antiviolenza in Italia "per riconoscere la rilevanza di condotte altamente lesive della libertà, serenità e sicurezza delle persone e prevalentemente delle donne, perché un sistema che non fosse in grado di riconoscere la capacità lesiva della persecuzione ossessiva, che può annientare l’esistenza di una persona, è un sistema sordo, cieco e culturalmente arretrato". Esistono però, continua DiRe in una nota "ipotesi di stalking pacificamente perseguibili a querela e rimettibili. È dunque all’ipotesi 'semplice' del reato di atti persecutori che con la riforma del codice penale è applicabile la nuova causa di estinzione del reato". 

Quando le donne scelgono di denunciare, ricorda DiRe, "il principale interesse che le muove non è certamente quello di ottenere il risarcimento del danno patito ma quello di far cessare al più presto la persecuzione che stanno subendo e vedere riconosciuta, attraverso il giudizio, la pericolosità della condotta denunciata e il diritto di vivere libere da questi comportamenti ossessivi che ne limitano le scelte di vita".

Una norma come quella introdotta dalla riforma del codice penale, di recente approvata "che affida al Giudice, anche nei giudizi per stalking, la valutazione della congruità dell’offerta 'riparativa' e la conseguente determinazione di estinzione del reato, ignora l’interesse privato e quello pubblico ma soprattutto ignora la sicurezza delle donne che il sistema giudiziario tende troppo spesso a rivittimizzare, riproponendo quella condizione di vittimizzazione secondaria che la Convenzione di Istanbul ha inteso evitare" commenta la rete.

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