Da Cambridge alla Silicon Valley, dal sogno di fare ricerca all'incontro con il mondo imprenditoriale, la storia di Diva Tommei, che ha inventato un dispositivo capace di riflettere i raggi solari e portare la luce naturale negli ambienti interni. Un'esperienza che le ha permesso di sviluppare le competenze per dirigere la strategia di innovazione e investimenti di 28DIGITAL, e lavorare alla selezione delle più promettenti startup deep tech europee

Il sole in una stanza 
con Diva Tommei

Non vedere la luce del sole e non godere degli effetti benefici che comporta ha un impatto inevitabile sulle nostre vite. A risentirne sono il corpo e la mente, ed è così che le nostre difese immunitarie si indeboliscono. Succede non solo per inevitabili condizioni geografiche, ma spesso per via di lavori che ci costringono molte ore nei laboratori, in stanze illuminate da schermi e luci artificiali. È anche da questa consapevolezza che nasce Caia, il dispositivo sviluppato da Diva Tommei capace di portare luce naturale negli ambienti interni, seguendo il sole e riflettendone i raggi. Per questa e altre “imprese” in ambito scientifico e tecnologico, nel 2018 la scienziata è stata inserita da Forbes tra le Top 50 Women in Tech in Europa.

Tommei
Diva Tommei, Chief Innovation & Investment Officer di 28DIGITAL

Laureata in Biotecnologie genomiche all’Università Sapienza di Roma, ha proseguito la sua formazione con un dottorato di ricerca in Bioinformatica all’Università di Cambridge, ampliando le sue competenze nell’analisi dei dati biologici e nei sistemi complessi. Successivamente ha partecipato ai programmi della Singularity University, con focus sulle tecnologie a crescita esponenziale, cioè quelle in grado di rivoluzionare in poco tempo processi e dinamiche all'interno di un settore.

A Cambridge il sole si vedeva poco. Tommei passava gran parte delle sue giornate tra laboratori, studio e ricerca, ed è proprio lì, durante il dottorato, che ha iniziato a immaginare un sistema capace di portare la luce naturale negli ambienti interni. Quella che all'inizio era una semplice intuizione sarebbe diventata, qualche anno dopo, una startup tecnologica sostenuta da investitori internazionali. Una vocazione, quella di entrare nel cuore delle cose, arrivata prestissimo: "A dieci anni volevo capire come funzionavano i sistemi" racconta.

Per Tommei, il desiderio di comprendere il mondo, e in particolare il funzionamento del corpo umano, nasce da un'esperienza personale che l'ha segnata profondamente: la morte del nonno a causa di un tumore. A influenzarla è stato anche il padre, inventore, che fin da piccola l’ha coinvolta nei suoi progetti, abituandola a osservare problemi e cercare soluzioni. Eppure, nella sua infanzia, la scienza non era l'unico interesse. Da bambina, Diva Tommei amava dipingere, disegnare e fare teatro. Allo stesso tempo si divertiva a risolvere equazioni matematiche e dimostrare teoremi di geometria. Due mondi spesso considerati distanti ma che, nella sua esperienza, non si sono mai separati.

"La scienza è l'esempio perfetto di creatività. Quando studi i sistemi biologici e osservi come funzionano, è come guardare la Cappella Sistina. Ci sono una bellezza e una profondità che chiunque abbia uno sguardo creativo non può non vedere" racconta. Una convinzione che rappresenta uno dei messaggi più importanti della sua esperienza: la scienza non è soltanto metodo, rigore e numeri. È anche immaginazione, capacità di osservare il mondo da prospettive nuove e formulare domande che nessuno si è ancora posto.

La scelta del percorso scientifico è arrivata quindi in modo naturale, grazie anche a un professore di Fisica del liceo che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione. Più ancora delle nozioni, a colpirla è stato il suo modo di ragionare, diverso da quello a cui era abituata: "Gli strumenti che ha dato a me e alla mia classe sono stati indispensabili nei primi mesi dell’università" ricorda la scienziata. Dopo la maturità Tommei si è iscritta a Biotecnologie genomiche alla Sapienza di Roma con il sogno di diventare ricercatrice. Così, dopo la laurea è arrivata a Cambridge, in un ambiente internazionale, stimolante, dove ha potuto confrontarsi con alcuni dei migliori ricercatori del settore. Ma proprio durante gli anni del dottorato ha iniziato a maturare la riflessione destinata a cambiare il suo percorso: l'idea romantica della ricerca, intesa come spazio di esplorazione libera e creativa, deve fare i conti con un lavoro spesso condizionato dalla necessità di ottenere finanziamenti, pubblicare rapidamente e produrre risultati misurabili.

"Volevo fare la ricercatrice. Era il mio sogno. Ma la mia idea di ricerca, nel senso più creativo del termine, si è scontrata con la realtà" racconta Tommei, che, nonostante le opportunità arrivate al termine del dottorato, ha scelto di non proseguire la carriera accademica: "Quando ho deciso di non accettare le offerte, mi sono fidata del mio istinto. Nessuno era d'accordo con me, tranne mio padre".

Innovazione
© Francesca Protopapa / Ghirigori Agency

Ad avere un impatto decisivo sulla sua visione del mondo è stata la partecipazione alla Singularity University, un programma ospitato dalla NASA – l'agenzia governativa responsabile del programma spaziale e della ricerca aerospaziale degli Stati Uniti – in California, e realizzato in collaborazione con alcune delle realtà più innovative della Silicon Valley.

Grazie a una borsa di studio, Diva Tommei è stata selezionata per un programma che riuniva quaranta scienziati e quaranta imprenditori provenienti da tutto il mondo. Per mesi ha vissuto immersa in un contesto in cui ricerca, innovazione e impresa dialogavano continuamente.

"Ci siamo accorti dell'esistenza dell'altro mondo" spiega. "Chi si occupava di scienza ha scoperto l'imprenditoria, chi faceva imprenditoria ha scoperto la scienza".

Tommei è arrivata così a comprendere che le competenze scientifiche possono essere utilizzate non solo per fare ricerca, ma anche per costruire prodotti e soluzioni capaci di avere un impatto concreto sulla vita delle persone. Questa esperienza l'ha portata a mettersi alla prova concretamente sul prototipo di Caia, che darà poi vita a Solenica. Una fase imprenditoriale durata sette anni, che ha rappresentato una vera scuola di vita. "Ho imparato a costruire un team, raccogliere investimenti, parlare con clienti e investitori, affrontare fallimenti e ripartire. Ho ricevuto tantissimi no. Ma col tempo ho capito che sono stati proprio quei no a insegnarmi moltissimo". Fare impresa significa convivere con l'incertezza e sviluppare una forte capacità di adattamento. Significa anche imparare che il successo non ha una definizione universale. "Bisogna sempre capire cosa vuol dire riuscire. Ognuno ha la sua risposta. Se capisci cosa vuol dire per te riuscire, puoi trovare la tua strada".

Durante il percorso imprenditoriale ci sono stati momenti di stanchezza, dubbi e fatica, in cui ha pensato di lasciare tutto. Eppure è proprio attraversando ogni difficoltà che Tommei è riuscita a sviluppare quelle competenze che oggi utilizza ricoprendo un ruolo completamente diverso. Attualmente è a capo della strategia di innovazione e investimenti di 28DIGITAL, organizzazione che opera per sostenere l'ecosistema europeo delle startup tecnologiche.

"Hanno scelto una persona con la mia esperienza perché conosco i problemi, la mentalità e il linguaggio di chi fonda una start up. Riesco a riconoscere le idee migliori e a sostenerle".

Oggi il suo lavoro consiste nell'individuare e accompagnare le realtà più promettenti dell'innovazione europea, in particolare nel settore del deep tech. Con questo termine si indicano tecnologie capaci di produrre cambiamenti radicali e di aprire nuovi paradigmi scientifici e industriali. "Il deep tech è un cambio di paradigma" spiega Tommei. "Ci porta verso sistemi completamente diversi da quelli che utilizziamo oggi".

Anche se il suo lavoro è cambiato rispetto agli anni della ricerca e della startup, il filo conduttore rimane lo stesso: contribuire alla nascita di innovazioni capaci di migliorare la società. "Aiutiamo le giovani aziende a emergere, investiamo, le orientiamo nelle opportunità europee. In questo senso agiamo da catalizzatori".

La dimensione internazionale continua a essere centrale nella sua esperienza. Studiare e lavorare all'estero le ha insegnato soprattutto la flessibilità e la capacità di adattarsi a molteplici contesti. Oggi osserva un panorama molto diverso rispetto a quello che aveva trovato agli inizi della sua carriera. "Le opportunità per chi vuole fare innovazione in Europa sono aumentate, grazie a programmi di sostegno, reti internazionali e strumenti di finanziamento sempre più strutturati. La conoscenza dell'inglese però è un passaporto fondamentale per accedere alle opportunità globali".

Nel percorso di Diva Tommei non sono mancati ostacoli legati al genere. Entrare da giovane donna in ambienti prevalentemente maschili non è stato semplice: "Non venivo presa sul serio" spiega. Con il tempo ha imparato a riconoscere che spesso si trattava di pregiudizi inconsapevoli, di quei bias che continuano a influenzare il modo in cui vengono percepite le competenze femminili. Per affrontarli ha sviluppato una crescente fiducia nelle proprie capacità e una grande determinazione.

"Sono andata avanti con la faccia tosta. Mi è capitato anche di interrompere incontri prima ancora della fine del colloquio, capivo e sentivo che non volevo lavorare con quelle persone".

Oggi vede segnali incoraggianti. Sempre più donne ricoprono ruoli decisionali nei fondi di investimento, nelle organizzazioni che sostengono l'innovazione e nelle imprese tecnologiche: "Il punto di vista femminile è importantissimo". Se dovesse indicare una qualità che l'ha accompagnata in tutte le fasi della sua vita, sceglierebbe la curiosità. "La curiosità ti rende proattiva e positiva. Se non c'è quel fuoco, ti deprimi. Non scopri mai cose nuove". È proprio questo desiderio di conoscenza che le ha consentito di approfondire le biotecnologie, di arrivare a Cambridge prima e nella Silicon Valley poi, fino all’incontro con l'imprenditoria e il deep tech europeo.

Il consiglio che rivolge alle ragazze e ai ragazzi che stanno scegliendo il proprio percorso è semplice anche se impegnativo: ascoltarsi. "Bisogna sentire pancia e istinto. Provare cose nuove con coraggio e convinzione. A volte l'ostacolo è una costruzione mentale: si supera tutto, non dobbiamo farci bloccare dalla paura".

La sua storia dimostra che non esiste un solo modo di fare scienza. Si può partire dalla biologia, dall'arte, dalla matematica o da una semplice domanda nata per curiosità. Le Stem non appartengono a un genere, ma a chiunque abbia voglia di capire come funziona il mondo e immaginare come migliorarlo. Ciò che conta è continuare a porsi domande, aprirsi al cambiamento e seguire la propria curiosità. Anche quando ci conduce in direzioni inattese.

 

Prossima Europa è un progetto editoriale di inGenere nato per ispirare le ragazze nella scienza. Raccontiamo storie di scienziate e innovatrici che fanno ricerca in Italia in una prospettiva europea e internazionale, e diffondiamo informazioni su opportunità di ricerca tra Italia ed Europa. Illustrazioni © Francesca Protopapa / Ghirigori Agency 
Cofinanziato Ue
Le opinioni espresse appartengono alle autrici e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o della Commissione europea. Né l’Unione europea né la Commissione europea possono esserne ritenute responsabili.

Source URL: http://www.ingenere.it/prossima/il-sole-in-una-stanza-diva-tommei