Diversità, partecipazione e inclusione sono componenti fondamentali per una ricerca scientifica e un'innovazione sostenibili e di qualità. È il presupposto su cui si basa il lavoro del Gruppo Geta del Consiglio nazionale delle ricerche, che nel rapporto 2026 raccoglie analisi e proposte su come integrare una prospettiva di genere in ambiti cruciali per progettare il futuro

Un futuro
diverso

Le trasformazioni che stanno interessando la società contemporanea pongono alla ricerca scientifica e alle istituzioni della conoscenza sfide sempre più complesse. La transizione digitale, l’intelligenza artificiale, la crisi climatica, i cambiamenti del mercato del lavoro, l’evoluzione dei sistemi sanitari e la crescente attenzione alla sostenibilità richiedono nuove capacità di analisi e nuove forme di governance. In questo contesto, l’uguaglianza di genere non rappresenta soltanto un obiettivo di equità, ma una dimensione strategica per la qualità della ricerca, l’efficacia dell’innovazione e la capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni della società.

rapporto GETA 2026

Negli ultimi anni, le politiche europee hanno riconosciuto con crescente chiarezza il ruolo della prospettiva di genere nei sistemi di ricerca e innovazione. Dai Gender Equality Plan introdotti nell’ambito di Horizon Europe alla crescente attenzione per l’integrazione della dimensione di genere nei contenuti della ricerca, fino al dibattito sulla riforma della valutazione scientifica e sulla scienza aperta, il tema dell’uguaglianza è entrato a pieno titolo tra i fattori che definiscono l’eccellenza e la responsabilità della ricerca contemporanea. 

Il nuovo rapporto Geta raccoglie in un volume contributi che, da prospettive disciplinari differenti, analizzano alcune delle questioni più rilevanti che caratterizzano il rapporto tra genere, scienza, innovazione e sviluppo sociale. L’obiettivo non è soltanto documentare lo stato dell’arte, ma contribuire a una riflessione più ampia sulle condizioni necessarie per costruire sistemi della conoscenza capaci di coniugare qualità scientifica, inclusione e sostenibilità. 

Una prima area tematica riguarda l’impatto delle trasformazioni tecnologiche sulle opportunità, sui diritti e sulla produzione della conoscenza. Maria Cristina Antonucci affronta il tema delle tecnologie FemTech e delle nuove forme di gestione della salute femminile, evidenziando le tensioni tra empowerment individuale, innovazione e progressiva privatizzazione della cura. Nel mio contributo rifletto sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale per il lavoro scientifico, interrogandomi sulle nuove forme di collaborazione tra esseri umani e macchine e sulle questioni di responsabilità, trasparenza e affidabilità che ne derivano. Nicolò Marchesini, Laura Zannella e Marina Zannella analizzano i divari digitali di genere nelle giovani generazioni italiane, mostrando come accesso alle tecnologie, competenze digitali e utilizzo dell’intelligenza artificiale costituiscano oggi fattori determinanti per la partecipazione alla vita sociale ed economica. 

Una seconda linea di riflessione riguarda le istituzioni della ricerca e dell’istruzione superiore. Sophie Béjean, Vanessa Castejon, Juliette Font, Christine Musselin, Anne Pépin e Minh-Hà Pham esaminano la presenza delle donne nelle posizioni di leadership nei sistemi di higher education, ricerca e innovazione, evidenziando ostacoli persistenti e possibili strategie di cambiamento. Dalia Satkovskiene approfondisce il tema della visibilità professionale come prerequisito per l’accesso ai ruoli decisionali nelle organizzazioni scientifiche. Fabrizio Pecoraro, Daniela Luzi e Marco Cellini offrono invece un’analisi empirica delle progressioni di carriera all’interno del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), contribuendo a una migliore comprensione delle dinamiche che influenzano i percorsi professionali delle ricercatrici e dei ricercatori. 

Particolare attenzione è dedicata anche ai processi che modellano la cultura della ricerca. Sabina Pellizzoni analizza il ruolo della formazione delle e dei mentori come strumento per promuovere ambienti di lavoro più inclusivi e pratiche professionali orientate alla valorizzazione delle persone. Maura Coniglione, Silvia Penati, Giuliana Rubbia e Lucio Pisacane affrontano il tema della valutazione della ricerca da una prospettiva di genere, contribuendo a un dibattito internazionale sempre più rilevante sul superamento di metriche tradizionali e sul riconoscimento della pluralità delle forme di produzione scientifica. 

Il volume si confronta inoltre con alcune delle grandi questioni globali del nostro tempo. Giovanna Avellis esplora il nesso tra giustizia climatica e uguaglianza di genere nell’ambito dell’agenda Women20, evidenziando come le transizioni ecologiche possano essere realmente sostenibili solo se inclusive e attente alle differenze. Concetta Laurentaci ed Emilia Solinas illustrano il contributo della medicina genere-specifica al miglioramento dell’appropriatezza diagnostica e terapeutica, mostrando come l’integrazione della dimensione di genere nella pratica clinica rappresenti oggi una condizione essenziale per garantire equità e qualità delle cure. Serenella Molendini, infine, propone una riflessione prospettica sul rapporto tra uguaglianza di genere, innovazione e lavoro nel 2035, invitando a considerare il futuro come uno spazio di progettazione collettiva e di responsabilità condivisa. 

Pur nella diversità degli approcci e degli ambiti di indagine, i contributi qui raccolti convergono su una medesima consapevolezza: la prospettiva di genere non costituisce un elemento accessorio delle politiche della ricerca e dell’innovazione, ma una componente essenziale della loro efficacia. Le evidenze scientifiche mostrano infatti che organizzazioni più inclusive, gruppi di ricerca più diversificati e processi decisionali più equilibrati producono risultati migliori, più robusti e maggiormente capaci di rispondere alla complessità delle questioni contemporanee. In questa prospettiva, il volume si propone come uno strumento di analisi, confronto e proposta. 

I temi affrontati non riguardano esclusivamente la condizione delle donne nella scienza o nel lavoro, ma interrogano il modo stesso in cui concepiamo la produzione della conoscenza, l’innovazione e lo sviluppo. Riflettere su genere, ricerca e innovazione significa oggi riflettere sulla qualità della democrazia, sulla sostenibilità delle trasformazioni in corso e sulla capacità delle nostre istituzioni di costruire un futuro più equo e inclusivo. 

La missione del Gruppo Genere e talenti (Geta), costituito da esperti ed esperte di genere sia interni che esterni al Cnr, si colloca precisamente in questo orizzonte: promuovere una cultura della ricerca capace di integrare l’eccellenza scientifica con i principi dell’uguaglianza, della partecipazione e della responsabilità sociale, nella convinzione che non possa esistere innovazione realmente sostenibile senza inclusione, né conoscenza di qualità senza pluralità di prospettive.

Il testo di questo articolo è un estratto dall'Introduzione al rapporto Geta 2026 Genere e Innovazione. Scienza, lavoro e società nelle grandi trasformazioni contemporanee, a cura di Sveva Avveduto, Cnr, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Cnr Edizioni, 2026)

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