I numeri delle donne
elette nel mondo

di Maria Teresa Polico

A livello mondiale la percentuale delle donne elette nei parlamenti nazionali continua lentamente ad aumentare, con una media del 19,5% nel 2011 rispetto al 19% nel 2010. Quello 0.5% in più è un progresso minimo nel tentativo di raggiungere una adeguata rappresentanza politica delle donne in tutto il mondo. Un rapporto dell'Onu e dell'unione interparlamentare (Ipu) sul numero delle donne elette nei parlamenti mondiali fa il punto della situazione ed evidenzia che molto è ancora da fare. L'area geografica che risulta in testa alla classifica è quella dei paesi scandinavi, con il 42% di donne elette. L'Italia arriva solo al cinquantasettesimo posto, con il 21,6% di donne elette alla camera e il 18,6% al senato.

Nel 2011 su 59 paesi in cui si sono tenute le elezioni, 17 paesi hanno imposto delle quote elettorali. In questi 17 paesi le donne hanno ottenuto il 27,4% dei seggi, rispetto al 15,7% dei paesi che non prevedono quote di genere. Il 2011 ha registrato il buon inizio del Sud Sudan, dove l'Assemblea costituente di transizione ha ottenuto il 26,55 di donne.

Il rapporto è stato presentanto a New York da Michelle Bachelet, sottosegretario generale alle Nazioni Unite e direttrice esecutiva di UN Women, che ha affermato: “Oggi chiedo un maggiore impegno politico per affrontare la sotto-rappresentanza delle donne, che rimane una delle più grandi differenze di genere nel mondo. Nel 2012, UN Women sosterrà gli stati membri dell'ONU per aumentare la presenza delle donne nelle cariche pubbliche come richiesto dall'assemblea generale delle Nazioni Unite in un risoluzione adottata a dicembre”.

A livello regionale, in Europa i rimpasti elettorali che sono seguiti alla crisi finanziaria e alle sue ripercussioni sull'economia, hanno fatto perdere seggi alle donne in Spagna, in Estonia, Cipro e Portogallo. Mentre sono stati registrati successi significativi nelle Andorre e in Slovenia dove rappresentano rispettivamente il 50% e il 32% dei parlamentari.

In America Latina, il 2011 ha fatto conoscere notevoli progressi alle donne nei parlamenti nazionali, come in Nicaragua dove sono state elette 20 donne in più, che passano dal 18,5% nel 2006 al 40% nel 2011. In Perù, invece, la rappresentanza politica delle donne registra un regresso, dove passano dal 29,2% nel 2006 al 21,5% nel 2011.

Nel Mediterraneo, malgrado le promesse delle rivoluzione arabe nell'Africa del Nord e in Medio Oriente che hanno visto la partecipazione in prima linea delle donne nelle manifestazioni nelle strade, nei social network, nell'organizzazione delle proteste per porre fine alle dittature corrotte e avviare una fase democratica, le donne hanno ancora davanti una strada lunga per affermare la loro presenza in politica. Infatti, alla fine del 2011 la percentuale del 10,7% delle donne elette nei parlamenti arabi non è cambiata molto rispetto al 2010.

Anche se la regione araba rimane la sola al mondo in cui nessun parlamento raggiunge un minimo del 30% di donne elette, il rapporto ritiene “incoraggiante constatare che un certo numero di paesi della regione araba abbiano introdotto delle quote per migliorare i livelli di partecipazione politica delle donne e superare notevoli ostacoli culturali, economici e istituzionali che sbarrano la strada“.  L'esempio è dato dal Marocco, dove l'Assemblea dei deputati, Majlis An Nuwab, ha registrato un avanzamento con il 16,7% di donne elette,  grazie alle quote elettorali che hanno imposto 60 seggi riservati alle donne e 30 ai candidati con meno di 40 anni.

In Tunisia, nelle elezioni dell'Assemblea Costituente del 23 ottobre 2011 sono state incluse le donne nelle liste elettorali con un sistema rigoroso di alternanza su base volontaria, metà donne e metà uomini. In realtà, pochi sono stati i partiti che hanno rispettato questa regola e il seggio è stato assegnato al candidato di sesso maschile capolista. Di conseguenza, ci sono state due donne elette in meno rispetto alle elezioni del 2009.

In Egitto le parlamentari sono crollate a meno dal 12,7% a meno del 2%. La legge egiziana ha subito modifiche nel periodo post rivoluzionario. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha abolito, nella prima modifica della legge elettorale, la quota di 64 seggi da assegnare alle donne,  ossia il 12%, e ha introdotto il principio di almeno una donna per lista. I timori che i partiti avrebbero deciso di collocare le donne in fondo alle liste o di non presentarle nelle circoscrizioni vincenti per poi non essere elette, si sono poi verificati. Secondo le cifre ufficiali sulle elezioni della camera bassa, si è registrato un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2010, con dieci donne elette su un totale di 508 deputati.

“La primavera araba per la politica femminile deve ancora arrivare", ha affermato la presidente dell'Unione Interparlamentare Abdelwahad Radi, "Le donne sono state in prima linea nelle rivolte in Medio Oriente. Ora devono essere in prima linea anche nella democrazia parlamentare”.


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