Più lavoro, ma per chi?
Più lavoro in Italia: di che tipo e per chi? Se lo chiedono Giovanna Labartino e Francesca Mazzolari che firmano l'ultima nota del Centro Studi di Confindustria (CSC). Da inizio 2014 a metà 2016, spiega infatti la nota, l’occupazione è cresciuta con un incremento che varia tra il 2,3% e il 2,9% a seconda dell’indicatore usato per misurarla, per poi subire nuovamente un arresto nella restante parte del 2016.
Ma per chi si è verificata questa crescita? "La crescita delle persone occupate (+651mila) è stata trainata dalla componente dipendente. L’84% dell’aumento dell’occupazione dipendente registrato nel corso del 2015 (+288mila unità) è avvenuto con contratti a tempo indeterminato; degli aggiuntivi 210mila posti di lavoro dipendente guadagnati nei primi 9 mesi del 2016, quasi i due terzi sono a tempo indeterminato" spiega la nota.
Un aumento, quello registrato, avvenuto quasi interamente nel settore dei servizi privati. Settore da sempre femminilizzato. Qualcosa che può essere un bene a livello quantitativo - numero di donne occupate - ma che dal punto di vista qualitativo - dei salari, e della qualità del lavoro - può presentare molte criticità.