"Le persone trans dimostrano che la convinzione dell'immutabilità del corpo è una menzogna". Una conversazione con Susan Stryker, autrice di Storia transgender. Radici di una rivoluzione, pubblicato in Italia da Luiss University Press

Alle radici trans
della storia

di Chiara Mattia Mogetti

A cosa serve una storia transgender? E anche, a chi serve? In un momento in cui il genere rappresenta, negli Stati Uniti come in Italia, un campo di battaglia di rinnovata centralità nell’arena pubblica, tra attacchi al diritto all’aborto, al riconoscimento della genitorialità per le coppie dello stesso sesso e a risorse come la carriera alias nelle scuole, la storica americana Susan Stryker propone una visione della storia come risorsa personale e collettiva. Professoressa emerita di Gender and Women's Studies e co-direttrice del film Screaming Queens, che ha vinto un Emmy nel 2005, Stryker è l’autrice di Storia transgender. Radici di una rivoluzione, pubblicato in Italia da Luiss University Press. L'abbiamo intervistata.

Nel prologo di Storia transgender scrive: "Spero che questo libro ti dia ciò di cui hai bisogno". A quali bisogni intendeva rispondere e quale target aveva in mente quando l'ha scritto?

L'editore mi aveva chiesto di scrivere per gli studenti universitari un libro sulla storia delle persone transgender in relazione alla storia dei movimenti sociali e del femminismo in particolare. Sono rimasta sorpresa di come poi, di fatto, il libro abbia trovato un pubblico ben più vasto, diventando una sorta di introduzione al tema della storia transgender, anche per un pubblico non anglofono. Molte persone si sono stupite del fatto che portassi una voce personale, ma questa postura mi viene dalla metodologia femminista di scrivere sempre situando se stesse e il proprio punto di vista. La conoscenza non viene solo dallo studio, ma anche dal modo in cui vivi il tuo corpo nel mondo.

Da qui è iniziata la sua ricerca sulle questioni trans?

Ho imparato qualcosa sulle questioni relative alle persone trans perché io stessa vivo l’esperienza di essere una persona trans. È una conoscenza storica quanto quella che si trova in un archivio. Crescendo avevo pochissime informazioni sul tema, che in televisione veniva affrontato sempre in modo sensazionalistico o negativo. Le persone trans erano o barzellettistiche o tragiche, patetiche e spacciate. Ho pensato che dovesse esserci qualcosa di più, che se io sono affamata di questo tipo di conoscenza, di certo anche altre persone hanno lo stesso desiderio. Quindi, perché non nutrire me stessa e magari così riuscire a nutrire altre persone? Questo era uno degli obiettivi del libro: sono una persona trans e sono curiosa della mia storia, ho fatto delle ricerche, ho cercato di raccontare questa storia pubblicamente e, piuttosto che presentare il libro come una risposta alle domande di chi lo avrebbe letto, l'ho pensato come un esempio del tipo di lavoro che potrebbero fare a loro volta.

Come interpreta l'ondata di leggi transfobiche che sta attraversando gli Stati Uniti?

È un momento spaventoso per gli Stati Uniti. La destra organizzata si opponeva ai gay nell'esercito, al matrimonio tra persone dello stesso sesso e le questioni trans erano fino a tempi recenti abbastanza marginali, ma avendo perso alcune battaglie e avendone vinte altre – e mi riferisco all’aborto – è ora per la destra molto utile organizzarsi contro le persone trans, in un contesto in cui anche figure liberali o di sinistra ci hanno usato come strumento politico per infiammare le passioni della gente. Gli ultimi sei mesi hanno visto una transfobia istituzionale senza precedenti, con oltre 550 leggi anti-trans in tutti gli Stati Uniti. In stati come Texas e Florida stanno cercando di rendere impossibile la vita alle persone trans.

Può farci qualche esempio?

In Texas, per esempio, i cittadini sono incoraggiati a segnalare le famiglie con bambini trans perché vengano sottoposte all'attenzione delle autorità competenti e separate dai figli qualora li sostengano nella loro esperienza di transgenerità. Stanno cercando di stabilire per legge l’immutabilità del corpo e il suo valore classificatorio: credono che sia naturalmente vero, ma devono renderlo tale attraverso il potere politico repressivo. Vogliono impedire che si cambi qualsiasi documento rilasciato dallo stato, imporre che si usi il pronome collegato al sesso assegnato alla nascita, limitare gli insegnanti e ostacolare l'assistenza sanitaria. Sta accadendo solo in alcuni atati, ma nella stragrande maggioranza, mentre gli altri si propongono come stati-santuario. 

Crede che il backlash in corso abbia la stessa matrice delle politiche che stanno prendendo di mira i diritti di diversi gruppi ridotti a minoranze, per esempio con l’attacco all’aborto?

I movimenti sociali contro le donne, contro le persone di sesso femminile, le persone trans e le persone razzializzate sono tutti legati all’idea su cui si basano la cultura occidentale moderna – in senso storico, dal 1492 a oggi – e l'ordine mondiale che è nato dal colonialismo europeo, dalla schiavitù e dall'inizio del capitale globale. E cioè che il corpo ti ancori in una gerarchia sociale. I corpi sono diversi gli uni dagli altri, la biologia è affascinante, complessa e varia, ma il potere usa la differenza corporea, che si crede immutabile e immodificabile, per legarti al tuo posto in un ordine sociale ingiusto, in modo che il tuo corpo diventi una risorsa per il profitto di qualcun altro. Questo aspetto chiaramente riguarda il razzismo, ma è anche legato all'idea che se hai una certa capacità riproduttiva questa deve essere controllata per riprodurre la nazione e il capitale.

Perché abbiamo bisogno di una storia trans?

Le persone trans dimostrano che la convinzione dell'immutabilità del corpo è una menzogna, mettono in discussione una categorizzazione sociale intesa come naturalmente radicata nella differenza biologica. Ma la storia mostra come non sempre e non ovunque le società hanno organizzato le categorie sociali in questo modo e la consapevolezza di come non sia un fenomeno universale, ma storico, contingente e socialmente costruito, è molto potente. Le persone trans dimostrano la possibilità di superare ciò che la cultura dominante dice che il tuo corpo dovrebbe significare. È proprio per questo che vengono prese di mira: molti pensano che debbano essere cancellate perché la loro stessa esistenza rappresenta una minaccia a una certa visione del mondo. Molti sistemi stanno cambiando, a causa della crisi ecologica, della crisi economica, delle crisi politiche, di internet, si sta diffondendo un nuovo senso del possibile, e le persone trans sembrano rappresentare questo cambiamento agli occhi di molti.

Quale evoluzione si aspetta dalla situazione attuale?

Difficile sapere cosa succederà, anche rispetto a quali leggi anti-trans riusciranno a farsi strada nel sistema giudiziario e quali, invece, saranno dichiarate incostituzionali. Certo, il sistema giudiziario è ora, per via delle nomine dell’amministrazione Trump, in maggioranza conservatore ed è probabile che la Corte Suprema sostenga le leggi anti-trans. Ma non siamo ancora a quel punto. Tra l’altro, ci sono precedenti, già negli anni Ottanta, in cui la Corte Suprema ha riconosciuto come le imposizioni di genere nell’abbigliamento costituiscano una discriminazione sessuale e violino il primo emendamento della Costituzione, che riconosce il diritto a esprimere liberamente le proprie convinzioni. Esiste cioè un diritto costituzionale a vestirsi come si vuole. Quindi cosa succederà? Staremo a vedere. 

Come racconta nel libro, l’attivismo trans e i suoi metodi sono profondamente cambiati nel tempo. E oggi l'esperienza trans* è ampiamente mediatizzata, nella cultura di massa come sui social, dove ci si scambiano informazioni, consigli e si condividono esperienze. L'affermarsi di spazi sociali digitali come ha cambiato il modo di fare attivismo?

Quando ho iniziato a fare attivismo nei primi anni '90 era un'esperienza molto personale e analogica. Comunità e attivistə si conoscevano tramite passaparola. Le persone spesso avevano e condividevano veri e propri archivi personali, con corrispondenza con medici o altre persone trans, riviste e newsletter della comunità. Ho iniziato lì a rendermi conto di quanto fosse diversa la scena trans di città in città, tra San Francisco e New York, Los Angeles, Chicago, Toronto, Montreal. Poi, con l'avvento di internet, si è potuto entrare in contatto con persone da tutto il mondo e questo ha senz’altro cambiato sia l'esperienza dell'essere trans che l'organizzazione politica. Ora un'intera generazione di persone trans è cresciuta con questo maggiore accesso alle informazioni, guardando persone su YouTube o su Tiktok con i loro diari della transizione o che condividono informazioni su dove prendere gli ormoni, che parlano di proteste, leggi, di ciò che sta accadendo nella loro città o nel loro stato. Non so come sarebbe stato crescere con questo livello di informazione. 

Perché la storia è così importante per leggere il presente, e il futuro?

In questo contesto, la storia continua a essere importante perché cerca di costruire una narrazione a partire dal caos dell’esperienza vissuta e, soprattutto per le persone giovani, perché permette di acquisire consapevolezza di ciò che è cambiato e dei legami con le lotte del passato. Serve a dare alle nuove generazioni una misura per giudicare la propria esperienza attuale. Le prove tangibili di come il passato sia stato diverso dal presente aiutano a comprendere l’attualità in relazione a ciò che è stato e a immaginare un futuro ancora diverso. Si comprende così che il cambiamento non solo è possibile, ma è la regola: in questo la storia è una forma di conoscenza radicale. Tutto cambia, anche se alcune circostanze sono più grandi di noi, ma è solo grazie alle azioni della collettività che possiamo vivere un presente diverso. Guardare al passato può dare speranza per il futuro.


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