Consigliati da noi. Le madri lontane
"Contrariamente a certi stereotipi, le donne comunitarie non hanno cuori più duri, ma soltanto bisogno di soldi e il desiderio di assicurare un futuro migliore alla prole" scrive Stefania Prandi in Le madri lontane, reportage narrativo sulle conseguenze del caporalato e dello sfruttamento delle donne migranti nei campi italiani ed europei pubblicato nel 2024 da People.
Giornalista, scrittrice e fotografa, Prandi si occupa di diritti umani, sfruttamento sul lavoro, violenza di genere, questioni sociali e ambiente. Le madri lontane è il risultato di un lavoro di ricerca durato due anni, dal 2021 al 2023, che comprende inchiesta sul campo, documentazione e traduzione di oltre settanta interviste a lavoratrici, associazioni, sindacalisti e ricercatori.
Il libro rappresenta la prosecuzione di Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo, uscito nel 2018 per Settenove, dove l'autrice indagava la condizione delle braccianti focalizzandosi sul tema della violenza di genere e delle molestie. In Le madri lontane, Prandi si concentra invece sulla maternità. Nello specifico, sulla maternità che le donne rumene e bulgare che vengono a lavorare in Italia come braccianti sono costrette a "delegare" ad altre persone – principalmente alle nonne.
Il prezzo che pagano per questo allontanamento, indotto dal desiderio di assicurare un futuro migliore alle loro famiglie, è altissimo: malessere, insonnia, disturbi d’ansia e stress da isolamento. Un disagio estremo, che è stato denominato "sindrome Italia". Le madri che emigrano all'estero per lavorare portano con sé un enorme senso di colpa e nostalgia per aver "abbandonato" i loro figli e le loro figlie, che diventano così "orfani e orfane bianche" o, secondo la definizione data dall'Unicef, "left behind".
I racconti di esperienze come quelle contenute nel libro ci permettono di vedere i segni tangibili di una sofferenza troppo spesso invisibile e di un ciclo di sfruttamento che ha ricadute non solo sulle donne stesse, che lo vivono in prima persona, ma anche sulle generazioni future. E che, come scrive nella postfazione al libro Chiara Cretella, ricercatrice sui temi della violenza e delle discriminazione di genere all'Università di Bologna, "è fondamentale interrompere".