Paola Villa

Economista, Ph.D alla University of Cambridge, è docente alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Trento. Il campo di ricerca principale è l’economia del lavoro. E’ autrice di numerosi studi con riferimento specifico alle dinamiche dell’occupazione e della disoccupazione. Una parte rilevante dell’attività di ricerca degli ultimi anni è stata dedicata alle problematiche connesse con l’integrazione delle donne nel mercato del lavoro.

Articoli pubblicati

Donne sull'orlo del lavoro. L'esercito delle invisibili

Il tasso di disoccupazione non dice tutto. Tra le persone ufficialmente "inattive" c'è una massa pronta al lavoro. E predominano le donne. I nuovi indicatori dell'Istat ci permettono di tracciare la mappa del tesoro femminile sprecato: 3,6 milioni di "forze di lavoro potenziali", più 386mila sottoccupate part-time

Indicatori complementari al tasso di disoccupazione

I tre nuovi indicatori introdotti nel 2011 dall'Eurostat, che forniscono informazioni che vanno oltre la distinzione convenzionale tra occupati, disoccupati ed inattivi.

Giovani senza. L'età del grande spreco

Sono il 15,4% dei giovani europei, 2 milioni e 200mila in Italia: giovani che non lavorano e non studiano. Un Rapporto Eurofound ci dice dove sono, e come sono cresciuti con la crisi. E ne calcola i costi economici: se solo il 20% dei Neet italiani potesse lavorare, ci sarebbe un beneficio di 6,5 miliardi di euro all'anno

Più laureate, meno pagate. Il gender gap col tocco

Dai 41 ai 119 euro al mese, e anche oltre. I dati Istat permettono di vedere come, a quattro anni dalla laurea, tra i neodottori che hanno trovato lavoro si sia già aperto un gap di genere: le donne guadagnano meno. Occhio a questi numeri, e soprattutto alla facoltà che si sceglie...

Più che la tesi poté la crisi

L'ultima leva di laureati sta già pagando il prezzo della recessione, con un calo delle opportunità di lavoro. E il gap di genere resta alto, soprattutto per gli indirizzi a maggior rischio disoccupazione: geo-biologico, giuridico, letterario e linguistico

La nazione senza confini dei giovani senza lavoro

Dall'inizio della crisi, il mondo ha 4 milioni di giovani disoccupati in più: in tutto, 75 milioni. Un fenomeno globale, che però colpisce di più le economie sviluppate e l'Europa. E ai disoccupati ufficiali vanno aggiunti gli scoraggiati: un effetto nascosto, che colpisce più gli uomini che le donne. Un'analisi dei dati Ilo

Flexicurity, istruzioni per l'uso

Una parola che ricorre nel cantiere, appena riaperto, della riforma del mercato del lavoro. Cos'è, dove nasce, quanto vale e quanto costa il binomio "flessibilità più sicurezza". Nato in Danimarca, il paese che ha speso di più nell'Ue per le politiche attive del lavoro. E' un modello da esportazione?

Figli e lavoro, il fallimento del "Club Med"

Pigs sotto accusa, e non per il debito. Portogallo, Italia, Grecia e Spagna hanno in comune anche il micidiale mix che scoraggia sia l'occupazione femminile che la fecondità: mercato del lavoro frammentato, welfare familistico e precarietà

La nuova Europa 2020 sa di vecchio

Cosa farà l'Europa per l'occupazione? La strategia di Lisbona per il 2010 si è rivelata un libro dei sogni, in alcuni paesi, e non solo per colpa della crisi. Nel piano per il prossimo decennio, un evidente passo indietro dal punto di vista dell'eguaglianza di genere

Generazione zero chiusa in casa

La crisi si abbatte in modo massiccio sui giovani; gli strumenti in altri tempi pensati per favorire l'occupazione oggi vengono usati per espellere un'intera generazione dal mercato del lavoro. Uno scenario che peggiora i rischi del nostro welfare familista

Gender pay gap

Glossario. Come si calcola il differenziale salariale donna/uomo, quali informazioni ci dà e con quali limiti. L'indicatore "grezzo" vede le italiane tra le meno discriminate, ma andrebbe corretto per tener conto di bassa occupazione, livello di istruzione e regimi orari

Le donne nella grande crisi. Sfide e opportunità

La recessione di oggi in Europa colpisce le donne più di quanto non accadesse nel passato. Ma le misure anti-crisi non ne tengono conto. Se lo facessero, saremmo più vicini alla soluzione: cambiare i sistemi di welfare e investire nelle infrastrutture sociali