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Nel delicato equilibrio tra ormoni e corpo femminile Serena Sanna, dirigente di ricerca all’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Cagliari, ha trovato ispirazione per il suo percorso di scienziata tra la Sardegna e l'Europa, con l'ambizione di colmare un vuoto di conoscenza su diagnosi e trattamenti

Esplorando gli ormoni
con Serena Sanna

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Credits Unsplash/Ashkan Sadeghi
Esplorando gli ormoni con Serena Sanna

Storicamente, la ricerca nel campo medico ha trascurato i corpi femminili, adottando quello maschile come standard universale. Un vuoto di conoscenza che ha avuto un impatto sulle sperimentazioni, sulle diagnosi e sui trattamenti. “Da qualche anno la situazione sta cambiando, finalmente”, dice Serena Sanna, dirigente di ricerca all’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Cagliari, dove porta avanti uno studio mirato a comprendere l’impatto delle variazioni degli ormoni sessuali femminili sul microbioma intestinale e, in generale, sulla salute della donna. 

“Indaghiamo gli effetti di queste oscillazioni ormonali sul metabolismo, sul microbioma intestinale, su quello vaginale e sull’attività riproduttiva. È un ambito di ricerca innovativo, perché per tanto tempo, purtroppo, le donne sono state messe in secondo piano anche nella ricerca biomedica”, spiega. 

Il gruppo diretto da Sanna è un team eterogeneo, composto da professionalità provenienti da branche scientifiche diverse: biologia, matematica, informatica. Una contaminazione che si ritrova nel percorso della scienziata, nata ad Arbus, in Sardegna, 45 anni fa. “La mia storia professionale è un po’ tortuosa e legata per certi versi al caso. Nasco come matematica, l’ho sempre amata sin da piccola, a scuola. Crescendo, ho capito di voler fare ricerca: mi piaceva imparare cose nuove. Pensavo di farla in quel campo”, racconta. 

Dopo la laurea all’università di Cagliari, ha tentato l’accesso al dottorato in matematica, senza però superare la selezione. Convinta di desiderare un futuro nella ricerca e non volendo ripiegare sull’insegnamento, ha trovato un annuncio del Cnr che cercava un profilo matematico per fare analisi di dati ed è andata a fare un colloquio, pur non possedendo tutti i requisiti richiesti. “Mi hanno presa, e lì ho scoperto che mi piaceva usare le formule matematiche e applicarle ai dati clinici e biologici. Così ho iniziato il mio percorso”, dice.

Serena Sanna
Serena Sanna, dirigente all’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Cagliari

Dopo qualche anno, Sanna è partita per gli Stati Uniti, per un lavoro come ricercatrice al Centro di Statistica Genetica dell’Università del Michigan. Rientrata in Sardegna, ha lavorato al progetto ProgeNIA, studiando il genoma della popolazione sarda e identificando variazioni genetiche che influenzano il rischio di malattie complesse, come la sclerosi multipla, o che offrono protezione contro forme gravi di talassemia. E poi, ancora, è andata in Olanda, all’università di Groningen, dove ha conseguito il dottorato in genetica e ha lavorato come professoressa nell’ambito del genoma umano e delle sue interazioni con il microbioma intestinale. Fino al ritorno in Sardegna, al Cnr di Cagliari, e collezionando negli anni premi e riconoscimenti scientifici internazionali.

Il progetto di ricerca portato avanti di recente da Sanna e dal suo team studia “il corpo femminile nella fase riproduttiva della vita, quella in cui è presente il ciclo mestruale, guardando i piccoli cambiamenti fisiologici. L’obiettivo è arrivare a capire perché si sviluppano o meno alcune patologie durante la menopausa, studiando prima quali sono gli equilibri tra ormoni e resto del corpo nell’età riproduttiva”, spiega la scienziata. 

L’aspetto innovativo risiede nel fatto che, in genere, gli studi di questo tipo si concentrano sulla fase successiva alla menopausa, quando spesso si è già verificata l’insorgenza di una patologia. “Così, però, si ignorano trent’anni di variazioni ormonali cicliche. Se arriviamo nel momento in cui la malattia si è presentata, non sapremo mai cosa l’ha causata. Se, per esempio, riscontriamo una disbiosi intestinale, come facciamo a capire cosa l’ha causata? Se è stato l’ormone, e cosa esattamente bisogna prevenire?”, dice Sanna. Da matematica di formazione, cercava un modello che le permettesse di stabilire questo nesso di causa ed effetto: “La ciclicità del ciclo mestruale è un esempio perfetto”.

Osservandone le variazioni, emerge come queste abbiano ripercussioni sulla composizione del microbioma e sulla funzionalità intestinale e sul metabolismo:  “Sono cose che le donne già sanno, attraverso l’esperienza sui propri corpi: ci sono i periodi in cui c’è più o meno energia, quelli di maggiore costipazione, quelli in cui si verificano più irritazioni vaginali. Per la prima volta stiamo dimostrando questa conoscenza empirica con i dati, individuando anche quali sono le molecole specifiche coinvolte”, aggiunge. In futuro, i risultati dello studio potranno contribuire allo sviluppo di nuove terapie, anche per prevenire alcuni disagi che si verificano durante il ciclo mestruale. “Tutto quello che impariamo adesso servirà a capire in anticipo cosa succede durante la malattia o la menopausa. Non esistono, al momento, altri studi di questo tipo sulla salute femminile. Per questo ritengo sia importante”. 

Con questo progetto, nel 2022, Sanna ha vinto uno Starting Grant dell’European Research Council (ERC), un finanziamento a sostegno della ricerca di frontiera di eccellenza, il primo di questo tipo mai assegnato in Sardegna. 

“Non era necessario per me rivolgermi ai grant europei. Ero già avanti con la carriera quando ho fatto l’application: lavoravo in campo biomedico e avevo già il posto da professoressa”, racconta Sanna, che però voleva fare qualcosa di diverso, di inedito. “Avevo il sogno di realizzare questo progetto legato alla salute delle donne”.

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© Francesca Protopapa / Ghirigori Agency

Quelli dell’ERC sono finanziamenti per ricerche innovative e sono molto competitivi. “Bisogna avere un buon curriculum, ma è anche necessario saper scrivere un progetto di ricerca in un certo modo”, aggiunge la scienziata, che spiega come sia stata importante, da questo punto di vista, la sua permanenza in Olanda: “Andare all’estero è stato per me fondamentale per imparare cose che qui in Italia non sarei riuscita ad apprendere, probabilmente. Trascorrere dei periodi in un altro paese credo sia essenziale per capire come si lavora altrove, ma anche per scambiare idee con punti di vista diversi”.

Da qualche anno Sanna è tornata a vivere in Sardegna, a Ussana, un comune vicino Cagliari. Oltre al suo lavoro di ricerca al Cnr, è impegnata in attività di divulgazione nelle scuole del territorio, con l’obiettivo di ispirare soprattutto le giovani studenti a intraprendere percorsi scientifici e avvicinarle alle discipline Stem. “Cerco di visitare una o due scuole l’anno, cambiando ogni volta l’istituto. Ho iniziato con i licei, ma sono stata anche in scuole medie e primarie. In genere, lo faccio durante la settimana delle donne e delle ragazze nella scienza”, racconta. 

Alle classi la scienziata parla del suo percorso professionale, ma anche delle sue scelte di vita privata: “Preciso sempre che sono madre. Lo ritengo importante, perché per me è stato un punto cruciale. Quando ho iniziato a lavorare, il mio primo capo era un uomo senza figli, e mi sono chiesta se fosse il posto adatto a me, che desideravo una famiglia”. I successivi gruppi di ricerca di cui ha fatto parte, invece, sono stati guidati anche da donne con una carriera avanzata, che avevano anche dei figli. Vedere quei modelli, spiega, “mi ha fatto capire che il mio desiderio di essere madre e quello di essere una ricercatrice potevano coesistere”.

Un altro aspetto che Sanna sottolinea sempre negli incontri negli istituti è il fatto di essere tornata a vivere in Sardegna portando avanti una carriera nella ricerca ad alti livelli. “Si parla spesso di grandi scienziate che vivono negli Stati Uniti o a Parigi. Io faccio vedere che abito a due passi da casa loro”, dice. “Certo, non racconto bugie edulcorando la realtà: lavorare nella ricerca in Sardegna come in altre regioni italiane del Sud non è semplice”. Tuttavia, Sanna fa di questo ritorno una “missione personale”, provando a dare delle opportunità anche alle persone giovani che lavorano con lei, fungendo da trampolino di lancio per lavorare su progetti internazionali senza dover subito andare all’estero, e per attrarre chi è fuori a tornare in Italia e costruire nuovi percorsi.

“Per me è importante sottolineare la determinazione nel voler fare qualcosa al Sud e nell’inseguire i propri sogni, anche quando ci sono degli intoppi”, prosegue la scienziata. L’aneddoto che racconta spesso alle classi, a questo proposito, riguarda quando, subito dopo la laurea, non ha superato l’esame per il dottorato di ricerca in matematica. Una battuta d’arresto che, però, le ha aperto altre porte, conducendola verso una carriera come scienziata di fama internazionale nel campo della ricerca genetica e del microbioma. “Se mi fossi arresa in quel momento, forse nella vita avrei fatto tutt'altro".

 
Prossima Europa è un progetto editoriale di inGenere nato per ispirare le ragazze nella scienza. Raccontiamo storie di scienziate e innovatrici che fanno ricerca in Italia in una prospettiva europea e internazionale, e diffondiamo informazioni su opportunità di ricerca tra Italia ed Europa. Illustrazioni © Francesca Protopapa / Ghirigori Agency 
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