Recensionepari opportunità

Donne: strumento o obiettivo
della nuova Europa?

 L'Europa fa bene alle donne? Il libro “I diritti delle donne nell’Unione Europea: cittadine, migranti, schiave” a cura di Mariagrazia Rossilli indaga come e se l'integrazione europea sia andata a vantaggio delle donne. Una raccolta di saggi che con sguardo critico tracciano un bilancio.

Il bel libro curato da Mariagrazia Rossilli colma un vuoto, se non d’informazione, di sintesi informativa e di divulgazione riguardo il processo di integrazione europea e i suoi effetti sulla “reale cittadinanza” delle donne nel vecchio continente.

Il titolo -  e soprattutto il sottotitolo – sono esemplari: un icastico modello di semplicità e chiarezza che immediatamente individua  il campo in cui si muoverà.

Il volume risponde certamente all’ esigenza condivisa da molti  degli studiosi – e delle studiose soprattutto – di comprendere “se” e “come” i percorsi di integrazione posti in atto abbiano sostenuto le donne, ad esempio, nell’occupazione, per la tutela dei diritti umani, nei processi migratori, per l’occupazione.  

Rossilli suggerisce alcuni percorsi di riflessione – ricchissimi e non potrebbe essere altrimenti – attraverso una breve raccolta di saggi che affronta alcuni dei nodi più importanti, e con un’intervista finale a Elena Paciotti, unica donna a far parte della Convenzione che ha elaborato la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, nonché della Convenzione che aveva in precedenza redatto il progetto di Trattato Costituzionale.

Le risposte al quesito di fondo del libro che sono contenute nei vari saggi si occupano  della tutela di “genere” nella legislazione comunitaria; della strategia europea per l’occupazione e le pari opportunità uomo-donna; del ruolo che il  Sindacato Europeo ha avuto nel favorire i diritti delle donne; della “tratta” delle donne; di politica migratoria:  tutti convergono nell’illuminare il  multiforme processo di costruzione dell’Europa politica.

Dopo la sonora bocciatura subita dal Trattato nel 2005, il riferimento è al Trattato di Lisbona e alla Carta dei Diritti Fondamentali. Questa ha segnato un passaggio sostanziale  per molti aspetti: anzitutto, per un’ integrazione che non sia più solo fondata sul mercato, e per il concetto di uguaglianza fra i sessi, che è riconosciuto per la prima volta come “valore assoluto” e non definito in relazione all’attività lavorativa, e dunque subordinato di fatto al diritto di cittadinanza che si stabilisce – e acquisisce – solo nel mercato del lavoro.

Tuttavia, i saggi del volume evidenziano come i risultati – parziali -  e soprattutto i percorsi finora seguiti possano, in molti casi, raggiungere risultati paradossali, la cui cartina di tornasole non può che essere, ancora una volta, il lavoro.

Se infatti incentivare le cosiddette politiche di pari opportunità, integrandole nella Strategia Europea per l’Occupazione, ha portato a incrementare la presenza femminile nel mercato del lavoro, questo ha nuovamente condotto – non in tutti i Paesi, non allo stesso modo – a recintare le presenza femminile nei settori e nelle mansioni in cui la qualità e la tutela sono carenti, la retribuzione è più bassa, il lavoro è meno stabile e gratificante.

Se questo si accompagna, come è avvenuto, a una forte riduzione dei servizi sociali pubblici per i vincoli di spesa di Maastricht,  il risultato paradossale è appunto che le donne (ad esempio in Paesi come il nostro in cui il carico sociale della maternità e la gran parte del lavoro di cura familiare sono delegati alla componente femminile), sono  costrette a rosicchiare elasticità e flessibilità dai propri diritti e dalle proprie scelte di lavoro e di vita.

A questo punto sorge inevitabile il quesito se le Pari Opportunità fra donne e uomini debbano essere considerate come uno “strumento” o piuttosto come un “obiettivo”.

IL diritto all’uguaglianza di opportunità e di trattamento, e il sacrosanto divieto di discriminazione sulla base del sesso che è il suo complemento, è un diritto civile: in quanto tale mira a sanare un’esclusione. Dovrebbe essere, dunque, un obiettivo.

Le Pari Opportunità sono invece state usate sempre più come strumento e ancora una volta è l’esame del mercato del lavoro che ci mostra come proprio l’accezione strumentale sia stata privilegiata dalla Strategia Europea dell’Occupazione per sostenere il processo di modernizzazione del modello sociale europeo, a discapito dell’obiettivo Pari Opportunità. Non sono stati infatti né proposti né individuati nuovi modelli lavorativi e di scambio e sostegno familiare: gli unici che sarebbero apparsi come un autentico mutamento, un effettivo ampliamento della logica finora perseguita, indispensabile per sostenere e diffondere un processo strutturale di cambiamento ancora lontano.

 

“I diritti delle donne nell’Unione Europea: cittadine, migranti, schiave” a cura di Mariagrazia Rossilli   con una conversazione con Elena Paciotti  , EDIESSE editore