Recensione

Libere
tutte

Foto: Flickr/ looking4poetry

Libere tutte di Cecilia D'Elia e Giorgia Serughetti (Minimum Fax, 2017) è un libro che funziona da bussola per capire il presente senza lasciarsi schiacciare dalle semplificazioni

Libere tutte. Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio è un libro scritto da Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti e pubblicato recentemente da Minimum Fax. Il libro affronta il tema della libertà delle donne e in particolare dell’uso del corpo “nella sua espressività sessuale o nella capacità riproduttiva”: maternità, riproduzione, famiglia, lavoro sessuale, velo. Riportando il dibattito intorno alle questioni in cui si ripropone la relazione tra scelta individuale, contesto sociale e senso condiviso.

Il libro si muove a partire da un presente in cui le conquiste femministe, la minaccia a queste conquiste incombenti (pensiamo alle dichiarazioni di Trump appena eletto) e i modi di vita, mai così liberi come oggi, configurano un tempo in cui le spinte, gli arresti e le contraddizioni delineano un panorama nuovo in cui è difficile collocarsi. Questo libro funziona da bussola, ricostruisce, smitizza, relativizza e traccia la strada attraverso la quale stabilire le coordinate di questo presente, un tempo che le autrici chiamano "non lineare".

Da lettrice considero che uno dei punti di forza del libro sia la sua forma: è scorrevole, usa un linguaggio accessibile, una prosa lineare. È un libro in una certa misura semplice ma non semplicista, ricco di riferimenti non solo colti, ma anche pop (una cosa che a me è piaciuta molto), che consente attraverso i suoi rimandi la possibilità di approfondire seguendo i testi e le autrici citate e di riflettere a partire da elementi che già fanno parte del nostro immaginario.

Le autrici fanno lo sforzo di poggiarsi su dati e non solo su percezioni o opinioni, cosa che, lavorando nella redazione di inGenere da tanti anni, apprezzo particolarmente non solo per mestiere, ma perché lo considero un ancoraggio alla realtà.

Libere è un testo che si mette in dialogo con un pubblico vario ed è perfetto per chi vuole capire e farsi una propria idea sui temi caldi del dibattito italiano sui corpi delle donne. Pur essendo un testo che vuole arrivare a lettrici e lettori diversi e non solo a una nicchia, Libere tutte non ha alcuna pretesa di obiettività; è un libro che parla di femminismo, che nella galassia dei femminismi prende una posizione propria, ma riporta con lucidità e senza mai sminuirle le diverse posizioni sui temi trattati.

Il piacere della lettura di questo libro sta nel suo essere inclusivo: per il linguaggio, per la solidità argomentativa e per la restituzione della complessità del dibattito in corso. Inclusivo anche perché ogni tema viene anticipato da una breve introduzione storica, un excursus dagli anni '80 ad oggi, che dà le coordinate per capire il presente. In questo senso, mi sento di dire che è un libro didattico ma non didascalico, per niente maternalista: è un dialogo da pari a pari quello che si intraprende nella lettura in cui gli elementi per comprendere e opinare vengono messi sul tavolo e sono a disposizione anche per essere ricomposti. Aggiunge pregio la constatazione che i libri così non sono particolarmente diffusi nella scrittura femminista.

Serughetti e D’Elia propongono una prospettiva, un asse di lettura per la realtà che poi applicano, accompagnando la lettrice e il lettore in un esercizio che si può, finito il libro, continuare da sole. L’esercizio è quello di rifiutare le semplificazioni camminando fuori dallo schema binario tra le spinte neoliberiste dell’individuo proprietario di sé e quelle paternaliste che difendono un ipotetico, astratto e universale “bene delle donne”. Donne che vengono nominate nel testo come “soggetti imprevisti” perché l’autonomia di pensiero e la voce pubblica sono acquisizioni recenti che spiazzano e minano il discorso unico maschile, e vanno - faticosamente - negoziate continuamente. In questa tensione la tentazione è spesso quella di produrre un discorso di opposizione al patriarcato in cui i vissuti vengono misurati su posizioni ideologiche, rimuovendo la complessità dei contesti e delle scelte, e soprattutto escludendo le donne che, per storia, posizionamento o scelta non corrispondono al modello ideale di un femminismo che spesso si fa e chiede norma. Per non cadere in questa trappola ci servono più libri come Libere. 

Libere tutte. Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio, Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti, Minimum Fax, 2017