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Sotto il
velo

Nel suo primo libro, Sotto il velo (Beccogiallo, 2016), la graphic journalist Takoua Ben Mohamed racconta l'islamofobia dell'Italia di oggi con immediatezza e (auto)ironia

Sotto il velo, il primo libro della graphic journalist Takoua Ben Mohamed, romana di origine tunisina, si apre al risveglio della protagonista. Ancora a letto, senza velo, potrebbe essere chiunque: una qualsiasi ragazza che si alza con i capelli scompigliati. L’inizio di una storia semplice, proprio come le vignette. La ragazza beve il suo caffè fumante e si prepara a una giornata qualsiasi: i numeri davanti allo specchio appresso ai tutorial di YouTuber fashioniste, i like sui social network, gli incontri, i colloqui di lavoro. Esce di casa, e la prima domanda della giornata è: ma tu come ti vesti?

Uscire per strada infatti significa esporsi agli sguardi interrogativi della gente, quelli che a volte fanno sentire la nostra protagonista in hijab come una nuova versione di Alien o Marge Simpson. Sguardi che nel libro ritroviamo spesso in agguato, a fare da sfondo: piccoli assembramenti di sagome anonime e occhiute, che a volte diventano personaggi delle storie, e interrogano la protagonista. Uomini biondi e uomini barbuti, donne in tenute provocanti o castigate, in divisa da commesse o da devote: personaggi che incarnano le mille sfaccettature dell’umana frustrazione davanti alla libertà altrui.  

Quale libertà? La libertà di fluttuare, anche sotto un velo, tra tante caselle identitarie, mossa dai propri sogni e desideri e dal coraggio di assumersi la sfida della giostra. È questo il senso della ricerca ‘terribilmente ottimista’ di autodeterminazione di Takoua Ben Mohamed. La sua protagonista in hijab se ne va in giro per le strade di Roma come una qualsiasi giovane donna di oggi: va a fare shopping (veli colorati e intimo supersexy), a buttare la spazzatura sotto casa o ad affrontare il primo colloquio di lavoro. E come qualsiasi giovane donna, incontra e scambia una serie di sguardi: con la vecchietta del quartiere, che fa da termometro di stagioni e tempeste emozionali, e da buffo leitmotiv del libro. Con reclutatori sessisti a caccia di lavoratrici nubili, infaticabili, procaci e disponibili; e con compagni di studio ben più appetibili ma piuttosto goffi, i cui approcci fanno naufragare i giochi di sguardi scambiati in biblioteca. Queste storie a fumetti raccontano dell’attrazione, curiosità, frustrazione e goffagine di cui sono fatti i nostri quotidiani incontri transculturali: “Scommetto che sei molto più bella senza il velo”; “Ma dormi con il velo?”; “Ma porti il velo perché non ti lavi i capelli?”; “Ma vieni dalla Mussulmania?”.

Disegnando la quotidianità con grande autoironia, senza tralasciare i suoi stessi pregiudizi e desideri, i propri momenti di stanchezza, acidità, isteria - i propri scleri, come si dice a Roma - Takoua Ben Mohamed offre un prezioso specchio ai suoi lettori, musulmani e non. Questo libro regala una grande opportunità di riflettere suincontri, (pre)giudizi e rapporti di potere in cui ci troviamo quotidianamente coinvolti in un mondo sempre più globalizzato, dove la tentazione a incasellare e incasellarci è sempre in agguato.

Sotto il velo racconta le connessioni tra l’Italia di oggi e fenomeni globali come gli hijab styles e l’islamofobia. Spaziando tra icone della cultura pop e fatti di cronaca come l’affare del burkini, il primo libro di Takoua Ben Mohamed è un esempio coinvolgente dei processi di traduzione culturale in cui siamo immersi: traduzioni tra culture e linguaggi, incluso quello del fumetto Italiano. Con grande slancio e una buona dose di talento per la semplicità - che non sono da tutti in un mondo cosi complesso - la protagonista di Sotto il velo rivela la forza del coraggio e dell’autoironia per esistere, uscire dal letto e in strada, ogni mattina.

Takoua Ben Mohamed, Sotto il velo, Beccogiallo 2015, pp. 107