Ricerche

Equilibri di genere e procedure di nomina

Data pubblicazione: 07/2020
Autori: Gruppo di lavoro Le Costituzionalista
Committente: Rivista Federalismi

 

La ricerca si propone l’obiettivo di analizzare previsioni normative e prassi attraverso cui l’ordinamento italiano e gli stati membri dell’Unione europea hanno valorizzato il principio dell’equilibrio di genere nell’ambito delle procedure di accesso e nomina agli organi costituzionali e di rilievo costituzionale e alle autorità indipendenti. L’indagine non è incentrata, tuttavia, unicamente sulle misure che siano state eventualmente adottate con lo specifico obiettivo di promuovere l’uguaglianza tra i sessi; nonché sugli effetti che la loro introduzione o, all’opposto, la loro mancata adozione ha prodotto in termini di composizione degli organi oggetto di esame.

La ricerca muove da una ulteriore ipotesi: che potrebbe esservi una relazione anche tra le modalità di selezione di coloro che siano chiamati a comporre questi collegi e i risultati riscontrabili in termini di rispetto della parità di genere. Modalità di nomina/elezione regolate in termini “minimi”, senza evidenza dei profili presi in considerazione, potrebbero in effetti sfavorire gli appartenenti a un genere rispetto all’altro.

L’idea è stata anche di verificare il livello di trasparenza e i criteri di valutazione delle competenze dei candidati in riferimento a ciascuna delle procedure di nomina/elezione prese in considerazione.

Alla ricerca hanno partecipato in particolare le unità dell’Università di Firenze, Pisa, Milano e Siena, oltreché ricercatori di diversi atenei italiani. L’oggetto della ricerca è stato delimitato sulla base di due criteri: il primo relativo alla selezione delle esperienze nazionali e il secondo concernente le istituzioni e autorità da analizzare. Con riferimento al primo criterio, l’indagine si è concentrata sui paesi che sono (o sono stati) membri dell’Unione europea.

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