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Consigliati da noi. Decolonialità e privilegio

Rachele Borghi si definisce “transfemminista, donna cisgenere, europea, del sud dell’Europa, emigrata in Francia, bianca italiana (quindi piuttosto trash), non eterosessuale, lesbica queer con un posto fisso e anni di precariato accademico alle spalle, geografa, di lingua genitoriale italiana, no english speaker”. Docente universitaria, è proprio dall’accademia che Borghi opera un tentativo di scandagliare il quotidiano per “cominciare a cercare di cambiare il mondo”. E lo fa in Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo (Meltemi, 2020), un testo di difficile definizione che combina posizionamento incarnato e racconto di esperienze, insieme alla ricostruzione del quadro teorico decoloniale.

Nel corso delle pagine l'autrice ci invita ad abbandonare gli orizzonti fintamente limpidi del sapere occidentale lineare e positivista e a preferire, piuttosto, un caleidoscopio di immagini, stimoli, esperienze. E accompagna chi legge in uno sforzo di decostruzione e successiva ricostruzione del linguaggio che usiamo e delle lenti attraverso cui guardiamo il mondo e la posizione che in esso occupiamo. Il tutto, in uno sforzo più che apprezzabile di utilizzare un linguaggio comprensibile, diretto e che arriva dritta al punto. Un linguaggio che non fa sconti e ci spinge a osservare la posizione di potere che occupiamo nel mondo della produzione del sapere. Che dismette i panni di strumento di potere e oppressione e si apre alla contaminazione e alla messa in discussione. 

Più che un libro, un percorso di presa di coscienza. Mettetevi scomode e iniziate il viaggio: ne varrà la pena.

Rachele Borghi, Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo, Meltemi, 2020