Rubricain poche parole

Helen MacDonald. Io e Mabel

Autobiografia di una giovane donna, storica della scienza all’università di Cambridge. Il libro Io e Mabel (Einaudi, 2016) inizia con la morte del padre, assai noto fotografo indipendente insieme al quale fin da bambina la protagonista compie lunghe passeggiate nelle campagne inglesi per inseguire voli di uccelli e di aeroplani.

La piccola Helen sviluppa un acuto interesse per falchi e rapaci, in particolare per una sottospecie assai aggressiva: gli astori. Ne ha acquistato un piccolo esemplare in Germania che chiamerà Mabel. Legge in biblioteca una gran quantità di manuali di falconeria scritti da ornitologi antichi e moderni, e si concentra sulla vita e le opere di T.H.White, autore de L’astore (Adelphi, 2016) dal quale Helen riprende brani ed episodi mentre cerca di addestrare Mabel, per la quale nutre una divorante passione.

Unita a uno straordinario istinto di osservazione della natura, la prosa di MacDonald è infarcita di termini tecnici di ornitologia e falconeria che anziché appesantirla impreziosiscono la pagina arricchendola di vocaboli rari e accompagnano l’evolversi di una così insolita attrazione amorosa.

Io e Mabel è un libro intriso di eccitazione per conoscere e confrontarsi con l’alterità. “Stando con Mabel, scrive Macdonald, ho imparato che diventiamo più umani quando scopriamo, anche per mezzo dell’immaginazione, che cosa significa non esserlo. […] Gli astori sono creature ferine, violente e sanguinarie, ma non sono una scusa per compiere atrocità. La loro inumanità è preziosa perché ciò che essi fanno non ha nulla a che spartire con noi”.   

Helen MacDonald, Io e Mabel, Einaudi, 2016